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Al Bano: su di lui dette cose vergognose

In camera ardente anche Cacciari e Pozzetto, nel pomeriggio funerali ad Illasi

02 gennaio, 17:27
I paramenti sacri e il Vangelo sulla bara di don Luigi Verze', il sacerdote fondatore dell'ospedale San Raffaele di Milano morto sabato scorso all'eta' di 91 anni, nella chiesa di Illasi (Verona), oggi 2 gennaio 2012
I paramenti sacri e il Vangelo sulla bara di don Luigi Verze', il sacerdote fondatore dell'ospedale San Raffaele di Milano morto sabato scorso all'eta' di 91 anni, nella chiesa di Illasi (Verona), oggi 2 gennaio 2012
Al Bano: su di lui dette cose vergognose

ILLASI (VERONA) - Solitario "come tutti i geni" don Luigi Verzé, ma anche "disposto a riconoscere di aver debordato". Questo uno dei ricordi del controverso fondatore del San Raffaele che il vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, ha citato nell'omelia pronunciata durante il funerale del sacerdote d'origini veronesi, ad Illasi. "E' vissuto tra applausi che non disdegnava e grattacapi", ha detto ancora il vescovo di Verona.

Nel corso dell'omelia mons. Zenti ha avuto parole di perdono, e di umana comprensione per don Verzé. In particolare, il prelato ha fatto riferimento ad una lettera che lo stesso fondatore del San Raffaele gli aveva inviato il 16 dicembre scorso, nella quale Don Luigi avrebbe appunto riconosciuto di "aver debordato". Un uomo che in questi ultimi anni ha vissuto il clamore anche mediatico, ma - ha sottolineato mons. Zenti - "ha anche conosciuto i momenti del tabor e del calvario". "Si è detto di tutto su di lui - ha proseguito il vescovo - anche fuori dalle righe con una certa disinvoltura, non sempre con umanità. E' stato più analizzato a spicchi che considerato nella sua globalità, a partire dalla sua interiorità". Solo negli ultimi sei mesi, secondo Zenti, è scattata nei media la voglia "di squarciare il velo della sua complessa vita. E un po' di fango, anche troppo, è stato buttato sulla sua persona e il sul suo operato". Ma, ha osservato il presule, "i malati erano i suoi padroni, e perciò viveva per i malati. Se ha avuto degli eccessi la colpa, per così dire, va ad attribuirsi ad un eccesso per i malati. Per loro ha voluto il meglio del meglio. "I malati, soleva dire don Luigi, vanno adorati - ha ricordato mons. Zenti - perché nei malati c'é una presenza di Gesù, nel limite del genere umano. Si commoveva pensando che il giudizio di Dio passa attraverso l'esame dell'amore. D'oro i tabernacoli, d'oro le strutture per i malati, mi diceva".

 

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