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L'incubo della Diaz, botte calci e sangue

Manifestante racconta quei 'diavoli' col fazzoletto sul viso

10 luglio, 15:18
Un giovane militante del Genoa Social Forum ferito dopo la perquisizione compiuta da polizia e carabinieri nella scuola Diaz, sede del GSF
Un giovane militante del Genoa Social Forum ferito dopo la perquisizione compiuta da polizia e carabinieri nella scuola Diaz, sede del GSF
L'incubo della Diaz, botte calci e sangue

GENOVA - ''What's up?'' ''No idea''. Poi, le botte, i calci, i cazzotti subiti in un angolo, gli occhiali spaccati e il dolore, il pianto convulso di chi era stato picchiato come lui, poco lontano, un ragazzo che non riusciva a vedere. L'umiliazione e la ferita di una notte lunga piu' di tanti giorni messi insieme: era il G8, quella notte alla scuola Diaz, dieci anni fa. La notte piu' lunga. Christian Mirra oggi ha 34 anni, fa il fumettista e vive a Barcellona. Non dimentica cosa successe perche' non puo' farlo, nemmeno se volesse. Racconta e ha la voce che sembra lieve ma pesa piu' di un macigno. Un racconto che ha fatto tante altre volte: in un'aula di giustizia, in un libro, con gli amici, con i media. Ma riesce sempre, una volta di piu', a rendere palpabile la tensione, il dolore, il senso di annullamento del concetto sacrosanto di democrazia. Dunque: scuola Diaz, notte del 21 luglio 2001.

''Avevamo visto alla televisione la morte di Carlo Giuliani - ricorda - e con alcuni amici siamo venuti a Genova da Napoli per la manifestazione. Pensavamo che ci fossero scontri con la polizia ma solo se te li andavi a cercare. Arrivati a Genova, composta la manifestazione, abbiamo cominciato a sentire la tensione. La polizia spezzava il corteo con le cariche. Avanzavamo a marcia indietro, non potevamo fare altro''. Erano pronti, Christian e un amico, a dormire al sacco, per strada ma qualcuno gli dice che c'e' la scuola Diaz dove si puo' dormire e c'e' anche un centro media. ''Sembrava un buon ambiente, tanto che scrissi una mail a un mio amico definendo quel posto 'fighissimo'. Stavo scrivendo quando ho cominciato a sentire dei rumori. Un ragazzo inglese mi ha chiesto 'What's up?' e io gli ho risposto che non lo sapevo quando abbiamo visto la polizia sfondare''. Tanti, racconta Christian, hanno cercato di scappare dalla finestra dove c'era un'impalcatura. Alcuni ci sono riusciti, nel panico generale. Lui no: lo zaino gli si e' incastrato ed e' rimasto li'. ''Li vedevo correre su per le scale, avevano il fazzoletto rosso davanti al viso. Io stavo in un angolo e loro hanno cominciato a picchiarmi li' col manganello, calci, pugni. Mi hanno spaccato gli occhiali. Io cercavo di ripararmi la testa e loro continuavano a picchiare. Uno di loro mi taglio' un ciuffo di capelli, credo col coltello. Avevo la sensazione che quando smettevano quelli altri ne arrivassero per picchiarmi. Continuavano a urlare 'froci comunisti' e a picchiare. Non vedevo nulla perche' sono fortemente miope ma sentivo piangere poco lontano qualcuno e volevo avvicinarmi ma loro mi hanno ricacciato nell'angolo e continuavano a pestarmi. Non capivo perche' non smettevano di farlo''.

Poi arriva qualcuno ''con i pantaloni arancioni che diceva 'Basta, basta' e loro se ne sono andati''. I paramedici portano Christian nella palestra e quando lui chiede di andare in ospedale gli dicono che non possono perche' ''ci sono prima gli epilettici''. Infine arriva la barella: ''un poliziotto l'ha fermata e mi ha perquisito - racconta ancora Christian - poi mi ha strizzato i testicoli e mi ha detto 'ti piace eh?'. Alla fine sono riuscito ad andare in ospedale. Mi hanno preso per un black bloc. Ero piantonato, in stato di arresto''. Di quella notte cosi' lunga resta ''il senso di ingiustizia, l'amarezza di vedere che chi diresse l'assalto viene promosso e guida la Polizia''. E gli incubi, che per fortuna ''adesso sono passati. Perche' non si puo' passare tutta la vita ad associare la parola 'buio' a quella di 'democrazia'.

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