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Camorra: indagato capo Mobile di Napoli per favoreggiamento

Inchiesta Dia su clan Lo Russo. Sequestrata la societa' di cui è socio Fabio Cannavaro

01 luglio, 10:53
Il capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani
Il capo della Squadra Mobile di Napoli, Vittorio Pisani
Camorra: indagato capo Mobile di Napoli per favoreggiamento

di Enzo La Penna

NAPOLI - Ristoranti, pub e bar concentrati soprattutto sul lungomare di Napoli e nel ''salotto buono'' di Chiaia, ma alcuni disseminati anche a Caserta, Genova, Torino e Varese. Diciassette locali dietro i quali si nascondeva una gigantesca attivita' di riciclaggio e di usura gestita da personaggi contigui alla camorra.

E' una inchiesta dai grandi numeri quella condotta dalla Dia e dai pm Sergio Amato e Enrica Parascandolo sfociata oggi nel sequestro dei locali e di beni per 100 milioni di euro e nell'esecuzione di 15 ordinanze di custodia. Ma soprattutto una indagine dai risvolti clamorosi sotto il profilo istituzionale perche' coinvolge uno degli investigatori piu' noti e stimati della polizia, protagonista di eclatanti operazioni, soprattutto contro i clan della camorra. Per Vittorio Pisani, capo della squadra mobile, il giudice per le indagini preliminari Maria Vittoria Foschini ha disposto infatti il divieto di dimora a Napoli con l'accusa di favoreggiamento e rivelazione di segreto di ufficio. Avrebbe svelato a uno dei principali indagati, Marco Iorio, al quale e' legato da rapporti di amicizia, l'esistenza dell'indagine avviata dalla procura di Napoli sul riciclaggio e il reinvestimento dei capitali illeciti. Una fuga di notizie che avrebbe consentito a Iorio, descritto come un imprenditore borderline, e a Bruno Potenza (nella casa del padre di quest'ultimo furono rinvenuti 8 milioni di euro in contanti) di occultare all'estero parte del tesoro e di programmare la vendita a prestanome delle societa' di ristorazione. Per i magistrati, Pisani era perfettamente consapevole del fatto che i locali servivano al reimpiego delle ingenti somme di denaro derivante dalla commissione di reati. Sullo sfondo il rapporto tra il dirigente della Mobile e il boss di Secondigliano Salvatore Lo Russo, suo confidente, al cui clan era riferibile parte del riciclaggio. Nell'illustrare i particolari dell'operazione il procuratore Giovandomenico Lepore non ha nascosto la sua amarezza. Ha parlato di ''vicenda dolorosa''. ''Mi dispiace, Vittorio Pisani - ha detto il procuratore - era anche un amico, lo conosco dai tempi in cui stavo in Tribunale e alla Procura generale. E' un personaggio noto e che si fa voler bene, ha arrestato latitanti del calibro di Iovine e Russo''. La misura cautelare - ha spiegato il capo della procura - non impedira' comunque a Pisani di svolgere il lavoro di poliziotto in una citta' diversa da Napoli. Stima e fiducia in Pisani sono state espresse dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni nel corso di una telefonata con il capo della polizia, Antonio Manganelli. Lo stesso Manganelli ha avuto parole di apprezzamento per il funzionario. ''Confermo stima e fiducia nel dottor Vittorio Pisani, che destinerò ad altro incarico per corrispondere alle determinazioni dell'autorità giudiziaria, nella quale ripongo altrettanta fiducia ed i cui provvedimenti rispettiamo incondizionatamente'', ha affermato. ''In questo momento - ha proseguito Manganelli - desidero mandare un abbraccio affettuoso alle donne e agli uomini della Squadra Mobile di Napoli che, a prezzo di enormi sacrifici personali e delle loro famiglie e pur in presenza di risorse umane e strutturali non sempre adeguate alle necessità, hanno ottenuto negli ultimi anni, proprio sotto la guida del dottor Pisani, risultati straordinari''. Il questore di Napoli Luigi Merolla ha gia' designato il nuovo capo della Mobile partenopea: Andrea Curtale, dirigente del commissariato di Castellammare di Stabia. ''Siamo addolorati e amareggiati ma nutriamo massima fiducia in Pisani e siamo sicuri che si riuscirà a chiarire le accuse che speriamo siano frutto di un equivoco'', ha detto il questore.

SEQUESTRATE QUOTE SOCIETA' A CANNAVARO  - Tra le società di ristorazione sequestrate nell'ambito dell' operazione antiriciclaggio figura anche la "Regina Margherita" che gestisce diversi locali tra cui uno sul lungomare di Napoli. Tra i soci vi è il calciatore Fabio Cannavaro, che non risulta comunque indagato. All'ex campione del mondo sono state sequestrate alcune quote della società. Nella vicenda il protagonista è ritenuto l' imprenditore Marco Iorio, legato al gruppo di Mario Potenza dedito all' usura e legato a clan camorristici. Dalle indagini é emerso un giro vorticoso di quote societarie, con cessioni e passaggi di mano, stratagemmi per frodare il fisco ed assunzioni fittizie. Nelle conversazioni intercettate spunta anche il nome di Fabio Cannavaro. Agli atti vi è anche la sintesi di una delle telefonate tra Iorio e una delle sue socie, fatta dalla Dia: "Parlando della costituzione di una nuova società, la donna riferisce a Marco Iorio che lo studio vuole conoscere la compagine sociale; inoltre riferisce di aver saputo che tra i soci c' è De Vita, commercialista di Fabio Cannavaro, che è stato fissato un appuntamento dal notaio ma il commercialista sta impiegando troppo tempo, già tre mesi, per ottenere la procura del calciatore da Dubai, dove si è trasferito per giocare nel locale campionato. La procura è relativa alla cessione delle quote del ristorante Coco Loco. Marco Iorio le risponde che il De Vita ha già fatto tutto con l' invio di una e-mail la settimana scorsa. La donna dice di aver letto l'e-mail, specificando che essa contiene soltanto la procura per la cointestazione delle quote di Coco Loco ma non vi è nessun pagamento. Inoltre riferisce che invierà al De Vita una e-mail col prospetto delle somme che ha già versato, dicendogli che per le restanti somme deve effettuare dei bonifici. La donna suggerisce, visti i tempi impiegati da De Vita nel fare una nuova procura, di spostare in futuro la cessione delle quote onde evitare lunghe attese". Fabio Cannavaro è intervenuto sulla vicenda proclamando la la "assoluta estraneità in relazione ai fatti per i quali sono state applicate le misure cautelari". Attraverso i suoi legali, gli avvocati Luigi Pezzullo e Roberto Guida, ha precisato che la stessa Procura di Napoli "si è limitata ad ascoltarmi quale persona informata sui fatti" .Cannavaro ha affermato di non essere mai stato "il prestanome di chicchessia". E quanto all' imprenditore Marco Iorio dice "di aver intrattenuto e di intrattenere con lui normali frequentazioni amicali. Proprio in ragione delle quali, ritenendo che le sue fossero iniziative imprenditoriali del tutto sane - ha aggiunto -, mi sono persuaso a parteciparvi con un modesto investimento economico. In tal senso, gli auguro che possa dimostrare la sua totale estraneità ai fatti ipotizzati a suo carico".

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