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Omicidio De Mauro, assolto Toto' Riina

Per i giudici di Palermo 'prova insufficiente'

11 giugno, 14:18
Mauro De Mauro era giornalista de L'Ora di Palermo
Mauro De Mauro era giornalista de L'Ora di Palermo
Omicidio De Mauro, assolto Toto' Riina

PALERMO - Dopo oltre 40 anni c'é ancora una verità da scoprire nella scomparsa di Mauro De Mauro. Con l'assoluzione del boss Totò Riina, sia pure con il margine del dubbio, riaffiorano i depistaggi dei servizi segreti e degli apparati investigativi. Le prove mancano perché, secondo la corte d'assise, sono state manonomesse o sottratte. Dall'ombra spunta di nuovo il nome dell'ex numero tre del Sisde Bruno Contrada, che sta scontando una condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Per lui e per altri quattro possibili "depistatori", tra cui un avvocato e due giornalisti, nascerà un processo parallelo. Lo chiede la stessa corte che ha deciso di trasmettere gli atti al pubblico ministero perché proceda per falsa testimonianza nei confronti di Contrada, dei giornalisti Pietro Zullino e Paolo Pietroni all'epoca redattori di 'Epoca', dell'avvocato Giuseppe Lupis uomo dei servizi segreti e di Domenico Puleo che avrebbe distrutto il nastro sul quale era registrato l'ultimo intervento pubblico di Enrico Mattei, il presidente dell'Eni morto sull'aereo sabotato il 26 ottobre 1962 a Bascapé (Pavia). La corte ha impiegato dieci ore e mezzo per emettere una sentenza accolta con molto turbamento dalla figlia di De Mauro, Franca.

"E' una vergogna di 41 anni" ha detto in aula dopo la lettura del verdetto. "Sono turbata - ha aggiunto - perché ritenevo, dopo avere seguito la requisitoria dei pubblici ministeri e le dichiarazione di alcuni collaboratori, che ci fossero le condizioni per arrivare a una conclusione diversa". Anche lei è convinta che la ricerca della verità è naufragata "a causa dei depistaggi" cominciati in pratica dopo la scomparsa del giornalista del quotidiano 'L'Orà, rapito sotto casa la sera del 16 settembre 1970. La polizia aveva subito imboccato la pista del caso Mattei: De Mauro se ne stava occupando per la sceneggiatura del film di Francesco Rosi. Dopo le prime battute in una riunione di servizi segreti e investigatori a villa Boscogrande venne deciso di fermare l'indagine. Lo confidò Boris Giuliano, poi ucciso dalla mafia, al pm Ugo Saito.

Ma Contrada, che a quella riunione avrebbe preso parte, ha negato. E per questo ora la corte chiede che si proceda nei suoi confronti per falsa testimonianza.Sempre alla pista Mattei si collegano le figure di Zullino, Pietroni e Lupis. Quest'ultimo era perfino riuscito, su richiesta dei servizi, a diventare il legale della famiglia De Mauro. "Questa parte della sentenza - ha detto il pm Antonio Ingroia - accoglie l' impostazione dell'accusa. Conferma la tesi che i depistaggi hanno oscurato la verità sulla scomparsa di De Mauro". L'altra pista "convergente" indicata dai pm è quella del tentato golpe di Junio Valerio Borghese, nel quale sarebbero confluite le trame di ambienti neofascisti, mafia e servizi segreti. Il giornalista ne avrebbe avuto qualche anticipazione e sarebbe stato ucciso perché diventato uno scomodo testimone. Ricostruendo il contesto in cui il delitto sarebbe maturato, il pm Ingroia aveva detto che non era solo opera della mafia. Aveva quindi denunciato non solo la manipolazione delle prove ma anche la loro "sottrazione". Durante il dibattimento questo tema è stato più volte riproposto anche nelle battute finali quando dagli archivi della polizia sono riemersi fascicoli e documenti su indagini parallele: una ufficiale, che secondo la corte non ha prodotto risultati concreti, e una parallela che mirava a occultare alcuni importanti spunti investigativi. Alla fine l'inchiesta ha puntato su Totò Riina che, secondo alcuni collaboratori e per ultimo Rosario Naimo, è stato indicato come l'unico sopravvissuto del sistema di potere mafioso che a quel tempo organizzò il sequestro del giornalista ma che avrebbe agito per un obiettivo rimasto oscuro.

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