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LE INDAGINI - Nuovi particolari dall'autopsia

17 luglio, 19:24
Il sopralluogo effettuato dai RIS di Parma sul luogo del ritrovamento del corpo di Melania Carmela Rea, la donna trovata morta a San Giacomo in provincia di Teramo il 21 aprile
Il sopralluogo effettuato dai RIS di Parma sul luogo del ritrovamento del corpo di Melania Carmela Rea, la donna trovata morta a San Giacomo in provincia di Teramo il 21 aprile
LE INDAGINI - Nuovi particolari dall'autopsia

Da dna a colpi post mortem, corpo 'parla' - ''Aspettiamo che il corpo parli'', aveva detto alle prime battute del caso uno dei magistrati che conducono l'inchiesta per il brutale omicidio di Melania Rea, la ventinovenne di Somma vesuviana scomparsa ad Ascoli Piceno il 18 aprile e ritrovata due giorni dopo uccisa a coltellate nel Bosco delle Casrmette a Ripe di Civitella (Teramo). E il povero corpo martoriato della giovane donna, per la cui uccisione la Procura di Ascoli ha chiesto al gip l'arresto del vedovo Salvatore Parolisi, ha parlato con un linguaggio tradotto dall'anatomopatologo Adriano Tagliabracci, che ha effettuato l'autopsia a due riprese, e ha consegnato la sua relazione nei giorni scorsi. Molti i particolari emersi, o confermati oppure meglio focalizzati sulla dinamica della morte. Melania e' stata aggredita all'improvviso alle spalle, mentre aveva i pantaloni abbassati, probabilmente per fare pipi', un gesto che denota l'assenza di minacce. Il fatto e' avvenuto nel Bosco delle Casermette, che ormai e' certo e' il luogo del delitto. Sul corpo sono state trovate varie tracce di Dna: di Salvatore Parolisi sulla bocca (labbra e gengive) lasciato poco prima della morte. Potrebbe essere stato un bacio, oppure la mano di lui che ha cercato di non farla urlare. I risultati dell'autopsia aprono anche lo scenario della presenza di una persona estranea. Tracce di Dna femminile (insieme a quello di Melania) sono state trovate sotto l'unghia dell'anulare sinistro, il dito dell'anello di fidanzamento, trovato a una certa distanza del cadavere, come se fosse stato lanciato o schizzato via durante la colluttazione. Ma la sequenza dei colpi - quelli mortali inflitti con un coltello, quelli post mortem con un altra arma, un punteruolo, molte ore piu' tardi, forse addirittura uno o due giorni dopo, a ridosso della scoperta del cadavere - suggerisce un altro giallo: chi e' andato a infierire sul corpo mentre nella zona erano in corso battute di ricerche della donna, che all'inizio si pensava potesse essersi allontanata volontariamente? Impossibile che lo abbia fatto il marito il giorno della scomparsa, in cui era circondato da parenti e altre persone. Improbabile, ma non impossibile, che possa averlo fatto nei giorni successivi, anche se ci sono dei ''buchi'' ancora da chiarire. Ma l'ipotesi che ci possa essere stato un complice viene ritenuta non infondata da chi indaga e sarebbe anche accennata nella richiesta di arresto del caporalmaggiore.

Autospsia, uccisa a Ripe - Il brutale omicidio di Melania Rea è avvenuto in un arco di tempo ristretto, compreso fra poco dopo le 14 e le 15:30, a Ripe di Civitella (Teramo). E' una delle indiscrezioni che trapelano sull'esito dell'autopsia, depositato nei giorni scorsi. Sorge a questo punto il problema della competenza territoriale, per la quale però andrebbero valutati anche altri elementi. I colpi con cui è stata uccisa Melania Rea sono stati inferti con armi diverse: un coltello e un oggetto contundente. E' quanto emerge dall'autopsia. I colpi post mortem, quelli inflitti con un oggetto contundente, forse un punteruolo, sono stati inferti diverso tempo dopo quelli che hanno provocato il decesso della donna, addirittura più a ridosso del giorno - il 20 aprile - in cui il cadavere è stato ritrovato. L'assassino di Melania Rea ha tentato di 'scannarla'. E' il termine usato nell'autopsia depositata mercoledi' scorso dal medico legale Adriano Tagliabracci. L'omicida l'avrebbe aggredita da dietro cercando con un coltello di colpirla alla gola, ma il tentativo di fuga della donna l'ha costretto ad accanirsi su di lei quando Melania, caduta durante la fuga, era a terra, supina. Le coltellate l'hanno raggiunta al capo, al collo e al tronco. Melania Rea e' morta per anemia emorragica acuta due ore dopo l'ultimo pasto, un tempo che si puo' restringere a un'ora considerati gli effetti della caffeina (la donna aveva quindi bevuto un caffe'). Il decesso potrebbe pertanto collocarsi intorno alle 14:15-14:20. Melania non aveva bevuto alcol e non aveva avuto rapporti sessuali. Eventuali rapporti di questa natura sarebbero stati

Esito autopsia a giugno - Slitta a "non prima dell'inizio del prossimo mese", come ha spiegato l'anatomopatologo Adriano Tagliabracci, il deposito della relazione finale sull'autopsia di Melania Rea, e intanto oggi carabinieri e agenti del Corpo forestale dello Stato hanno fatto un nuovo sopralluogo lungo la strada principale che collega il Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella (Teramo), dove Melania è stata trovata morta, con il pianoro di Colle San Marco ad Ascoli Piceno. Cercavano ancora una volta l'arma del delitto e degli abiti, nella speranza che l'assassino o gli assassini possano essersene disfatti lungo il tragitto. Risultato: un paio di jeans da uomo e una t-shirt prelevati per inviarli al Ris. Quasi certamente "non hanno nulla a che fare" con il delitto, ha detto un investigatore, ma sono stati selezionati fra la quantità di capi di vestiario e oggetti vari abbandonati nel tempo da escursionisti e cacciatori, in una sorta di discarica a cielo aperto, perché sembrano "più nuovi". Carabinieri e agenti del Cfs hanno percorso a ritroso la strada, dal bosco dove il cadavere di Melania è stato scoperto il 20 aprile, al pianoro dove il marito, Salvatore Parolisi, ha denunciato la scomparsa della donna il 18 pomeriggio. E si sono addentrati per una quarantina di metri nella boscaglia, un luogo frequentato anche dai militari e dalle soldatesse del 235/o Rav Piceno dove Parolisi lavora come istruttore di formalità, ma anche dai militari della caserma di Chieti. Intanto, pm e investigatori continuano ad ascoltare conoscenti di Melania e del marito, e colleghi di lavoro del caporalmaggiore. Un filone "preciso" dell'inchiesta c'é, ha confermato anche ieri un investigatore, ma le diramazioni sono "varie", e vanno approfondite, senza tralasciare "altri filoni", che evidentemente, non possono ancora essere scartati del tutto. La preoccupazione di non tralasciare alcuno spunto sembra caratterizzare fin dall'inizio questa inchiesta "rompicapo" (così l'aveva definita il procuratore capo Michele Renzo), che nonostante la forte ribalta mediatica continua a procedere molto sotto traccia. Si sa che verrà riascoltata a breve la ragazza che lavora nel bar-ristorante 'Cacciatore' di Colle San Marco, perché la prima volta non ha riferito ai carabinieri di due ciclisti che avrebbero descritto due donne, una somigliante a Melania, allontanarsi a piedi dalla zona. Una circostanza che la ragazza ha raccontato in questi ultimi giorni ad altre persone. "Parleremo di nuovo con lei - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli col. Alessandro Patrizio - per arrivare, se possibile, all'identificazione dei due ciclisti, allo stato dei fatti a noi sconosciuti". E ancora una volta si torna alla domanda delle domande: Melania, è stata o no a Colle San Marco? Un mese di audizioni, rilievi tecnici, controlli incrociati sul traffico telefonico, e, ancora, nessuna certezza.

No iniziazioni sessuali in caserma - ''Decisamente fantasiose'', ''ipotesi destituite di ogni fondamento'', le voci su ''presunti riti di iniziazione a sfondo sessuale in caserma, case di appuntamento in citta'''. Nel giallo dell'omicidio di Melania Rea, moglie del caporalmaggiore dell'Esercito Salvatore Parolisi, istruttore di soldatesse al 235/o Rav Piceno, c'e', da settimane, anche questo retroterra di sussurri di paese e ipotesi circolate sul web. Oggi il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno, il col. Alessandro Patrizio, che svolge indagini di polizia giudiziaria sul caso, smentisce che queste voci siano suffragate ''anche solo in minima parte dalle testimonianze raccolte finora nell'ambiente militare'' dove Parolisi lavora. ''E guardi - premette parlando con l'ANSA -, non perche' ci sia da parte nostra, come militari, il tentativo di tutelare l'istituzione. Stiamo cercando l'assassino di una donna che e' stata massacrata in modo barbaro, qualcuno che dovra' pagare le conseguenze di quel che ha fatto, chiunque sia''.

''Nella caserma 'Clementi' siamo entrati, per cosi' dire, energicamente, abbiamo fatto tutti i riscontri e le domande possibili, ma dalle numerose audizioni di soldatesse e soldati raccolte finora, non e' emersa neppure una sola voce che faccia pensare a uno scenario del genere''. Quattro militari sono stati ascoltati oggi, la soldatessa Ludovica, con cui Parolisi ha intrecciato una relazione extraconiugale e' stata gia' ascoltata due volte, ed e' stata sentita anche un'altra recluta ventiseienne, flirt aggiuntivo, in questo caso breve, avuto dal marito di Melania. Ma, a quanto e' dato capire, entrambe le storie sentimentali rientrerebbero nella sfera dei comportamenti privati di Salvatore, non in una sorta di routine di caserma. Per il col. Patrizio, va da se' che si indagherebbe sull'ambiente di lavoro di Salvatore Parolisi ''pure se lavorasse in un convento di uomini'', cosi' come ''indaghiamo in tutti gli ambienti frequentati da lui e da Melania''. Il caporalmaggiore non e' indagato, ma si e' contraddetto su vari particolari della supposta sparizione di Melania il 18 pomeriggio dal pianoro di Colle San Marco, e ha taciuto elementi importanti, come appunto, le proprie amicizie femminili. Non e' escluso che venga risentito dai pm, anche se al momento una nuova audizione non e' programmata, mentre si e' in attesa che l'anatomopatologo Adriano Tagliabracci consegni la relazione definitiva sull'autopsia di Melania, e i carabinieri del Ris i referti sul centinaio di reperti esaminati (abiti, scarpe, oggetti di Melania e Salvatore, anche se all'appello mancherebbe un orologio della donna), e il Ros gli accertamenti sul traffico telefonico di vari cellulari. La sensazione tuttavia e' che la 'prova regina' non sia alle viste. Soprattutto, resta senza risposta l'interrogativo chiave: Melania e' stata realmente a Colle San Marco, come sostiene Salvatore? Nessun testimone puo' dire con certezza di averla vista, quel giorno c'erano altre 'Melanie', donne che come lei indossavano un giubbetto scuro e dei pantaloni chiari, a confondere le idee del gestore del chiosco bar del pianoro. Se fosse stata viva, domani Melania avrebbe compiuto 29 anni: a Somma Vesuviana le amiche e la famiglia organizzeranno una fiaccolata per chiedere ''giustizia e verita'''.

Melania colpita alle spalle - Melania Rea è stata aggredita nel bosco delle Casermette mentre era accucciata, forse a fare pipi? "Noi non lo sappiamo", di sicuro, "é stata colpita anche alle spalle". Interpellato dai giornalisti a Perugia, a margine dell'udienza odierna per l'omicidio di Meredith Kercher, il dottor Adriano Tagliabracci, l'anatomopatologo che ha condotto anche l'autopsia sul cadavere della Rea, ha risposto così. Tagliabracci ha già consegnato un primo rapporto alla procura di Ascoli Piceno, e "a breve", ha detto stamani, depositerà la relazione definitiva su come Melania è stata uccisa, e soprattutto dove. Già il 14 maggio scorso, il perito aveva confermato ai cronisti che la giovane mamma è stata ammazzata con varie coltellate nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo), dopo una colluttazione rapida, breve, fra le 14 e le 17 del 18 aprile, il giorno stesso della scomparsa denunciata dal marito della vittima, Salvatore Parolisi. Probabilmente, aveva spiegato il medico legale, Melania non è stata tramortita. L'assassino poi le ha sferrato alcune coltellate anche post mortem. Per Tagliabracci, non è possibile stabilire se Melania abbia tentato o meno di difendersi, ma probabilmente la velocità dell'aggressione è stata tale da impedirle una reazione più forte nei confronti dell'omicida. L'ipotesi che la donna si fosse appartata a fare pipì (e anche per questo non abbia avuto il tempo e la forza di reagire ai colpi) è tornata a circolare nelle ultime ore. La necessità di allontanarsi per un bisogno fisiologico, alla ricerca di una toilette, è da sempre al centro della ricostruzione fatta dal marito Salvatore. Solo che il caporalmaggiore continua collocare la scena sul pianoro di Colle San Marco, ad Ascoli Piceno, dove, così sostiene, lui e la moglie erano andati a fare una passeggiata.

Perquisita casa di Parolisi, ma non e' indagato - Uno zainetto tattico, un sacco di plastica con indumenti e un plaid da pic nic, altri oggetti che i cronisti in attesa non hanno potuto vedere. E' durata circa tre ore, dalle 15:30 alle 18:30, la perquisizione fatta ieri pomeriggio dai carabinieri nell'abitazione di Folignano dove Salvatore Parolisi abitava con la moglie Carmela Melania Rea e la figlioletta Vittoria. I militari se ne sono andati via con un 'bottino' che dovrebbe aggiungere altri tasselli a un'inchiesta, quella sulla morte di Melania, che si presenta dannatamente complicata. La perquisizione è stata molto più approfondita di quella fatta nell'immediatezza della scomparsa di Melania, quando nella casa di Folignano erano arrivati tutti i parenti della donna da Somma Vesuviana. Questa volta i militari, al comando del col. Alessandro Patrizio, cercavano qualcosa di più specifico: materiale informatico, forse una chiavetta Usb, scritti e appunti di Melania. Gli investigatori - hanno operato sia i Ris che i Ros - cercano di appurare se la Rea avesse ricevuto minacce o messaggi equivoci, e vogliono approfondire le amicizie della coppia. Due i computer già sequestrati: uno fisso, utilizzato dalla famiglia, e il portatile di Salvatore, da lui consegnato solo alcuni giorni fa. Con questo pc Salvatore chattava con Ludovica, la soldatessa con cui aveva una relazione, attraverso un profilo su Facebook, con l'avatar 'Vecio Alpino'.

Anche nel caso della perquisizione, com'é stato per le lunghe audizioni cui si è prestato nei giorni scorsi, Parolisi non ha chiesto la presenza di un avvocato, e pertanto resta ancora non indagato. Salvatore, accompagnato dal fratello Rocco e dalla sorella, si è infastidito quando ha visto i giornalisti assediare casa sua, e se n'é andato non appena i carabinieri hanno portato via l'ultima busta. In mano, aveva uno scatolone dai colori sgargianti, forse giocattoli della piccola Vittoria. Immagine palpabile di una normalità interrotta in modo assurdo. "Siamo a disposizione - ha detto Rocco, l'unico a parlare - e ce ne andiamo appena avremo firmato i verbali". Poi, una tirata contro i giornalisti: "Capisco il vostro lavoro, ma state distruggendo famiglie. Quando verrà a galla la verità vi accorgerete che avete distrutto qualcuno". E per farla venire a galla, quella verità, gli investigatori e gli inquirenti lavorano a ciclo continuo: decine e decine le persone sentite, molte dell'ambiente di lavoro di Parolisi, caporalmaggiore al Rav Piceno. Ma anche testimoni, che sarebbero preziosi, dell'eventuale presenza di Melania a Colle San Marco quel 18 aprile.

Per questo sarebbe stata convocata anche una commerciante che potrebbe essere la donna vista da due amici che si trovavano al pianoro quel giorno. Ma Carmela Rea, lì, nessuno l'ha vista con certezza. Collocarla sul posto farebbe tirare un sospiro di sollievo a Salvatore, ma complicherebbe la vita a chi indaga. Perché i tempi, comunque la si metta, sono sempre troppo stretti. Se invece Melania sul Colle San Marco non c'é mai stata, ed è andata direttamente nella pineta di Ripe di Civitella, dove è stata uccisa, allora il rebus sarebbe meno complicato.

Riunione operativa proprio mentre si svolgevano i funerali di Carmela Melania Rea - per stabilire quali saranno i prossimi, imminenti, passi dell'indagine sul brutale assassinio della donna. Vi hanno partecipato il procuratore capo Michele Renzo, i sostituti Umberto Monti, Carmine Pirozzoli, Ettore Picardi, Cinzia Piccioni e i carabinieri. L'impressione e' che l'inchiesta sia in procinto di entrare in una fase chiave, forse decisiva.

Magistrati e carabinieri stanno incrociando i dati degli accertamenti tecnici sin qui svolti, come il traffico telefonico dei telefonini di Melania e del marito Salvatore Parolisi, confrontano gli orari delle chiamate e degli sms inviati e ricevuti, in particolare soffermandosi sul lasso di tempo intercorso fra l'sms inviato a Melania dall'amica Sonia alle 14:40 del 18 aprile, giorno della scomparsa della Rea, e la chiamata fatta da Salvatore alla moglie alle 15:26. Si cerca di focalizzare, fra le contraddizioni in cui e' caduto il caporal maggiore, quelle piu' evidenti e per questo passibili di contestazione. Parolisi e' stato infatti sempre sentito quale persona informata sui fatti, mai come indagato.

Ma mentre all'indagato la legge riconosce la facolta' di non rispondere e perfino di dire bugie senza conseguenze penali, la stessa cosa non e' concessa a chi depone come testimone e per questo 'obbligato' a dire la verita'. Se non lo fa scatta la contestazione. Celle e tabulati telefonici sono al momento gli unici dati che potrebbero confermare con certezza la presenza o meno di Melania sul pianoro del Colle San Marco e quindi attestare la veridicita' o meno del racconto del marito. I carabinieri continuano intanto a sentire (e in qualche caso a risentire) persone informate sui fatti e - annuncia il comandante provinciale col. Alessandro Patrizio - altre audizioni sono in programma nei prossimi giorni. L'ultimo saluto alla giovane donna, trovata massacrata a coltellate in una pineta del Teramano due giorni dopo la scomparsa, potrebbe insomma rappresentare una specie di spartiacque nella prosecuzione delle indagini, che potrebbero imboccare una direzione piu' precisa.

Nel frattempo i carabinieri hanno anche sentito l'agente di custodia Raffaele Paciolla, amico di Parolisi che aveva partecipato alle prime ricerche di Melania sul San Marco. Paciolla - che era presente ai funerali a Somma Vesuviana - domenica ha consegnato gli investigatori i suoi tre telefonini: un Samsung, un Nokia e un apparecchio guasto da tempo, ribadendo la sua versione dei fatti su un punto importante dell'inchiesta, cioe' di non avere scattato con il cellulare nessuna foto del cadavere di Melania, rinvenuto nel Bosco delle Casermette, dove il marito non era voluto entrare. Lo stesso Parolisi, pero', in un sopralluogo due giorni dopo aveva mostrato una certa conoscenza della posizione del corpo della moglie, dicendo che aveva visto delle immagini scattate con il cellulare. Paciolla dovrebbe essere risentito nei prossimi giorni dai magistrati di Ascoli.

Inchiesta al bivio - Si conoscera' tra breve la direzione che assumera' l'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane donna assassinata a coltellate in una pineta del Teramano dopo essere scomparsa da Colle San Marco, ad Ascoli, dov'era andata insieme al marito Salvatore Parolisi il 18 aprile scorso. Ed e' proprio il vedovo, caporalmaggiore dell'esercito di stanza al Rav Piceno, lo spartiacque: dalla sua audizione, che appunto dovrebbe essere convocata a breve, si sapra' se e' indagato per omicidio o se le indagini dovranno ripartire da zero. E' la sensazione colta negli ambienti investigativi, dove si fa capire chiaramente che Parolisi non ha detto tutto. A cominciare dalla sua relazione, stabile, con Ludovica P., 27 anni, caporale all'ottavo Reggimento lancieri di Montebello. Una ragazza anche lei bellissima, come Melania, mora, il corpo sinuoso (come appare in una foto su Facebook, di cui la ragazza ha chiuso la finestra appena la sua immagine ha cominciato a circolare), amante dei cavalli, una laurea alla Sapienza di Roma. Salvatore, sentito dai carabinieri, al comando del col. Alessandro Patrizio, l'aveva liquidata come una storia di poca importanza. Ma non e' vero. I due si frequentavano da due anni e sembra che l'ultima volta si siano visti pochi mesi fa, in un albergo di San Benedetto del Tronto. Non solo: il militare avrebbe parlato con lei il 17 aprile, alla vigilia della scomparsa di Melania, promettendole che avrebbe chiesto alla moglie la separazione. Secondo voci non confermate, il primo maggio, quando ormai la tragedia si era consumata, si sarebbero ancora sentiti, ma lui le avrebbe chiesto di chiamarlo al numero di una cabina telefonica, nel timore che la telefonata potesse essere rintracciata attraverso i tabulati dei suoi due telefoni cellulari, uno dedicato. Ne' il tradimento ne' questo comportamento bastano a fare di lui il colpevole, ma certo ne definiscono la personalita'. Troppe omissioni, troppe incongruenze nel suo racconto di quel giorno. E' probabile, infatti, che proprio il 18 aprile lui e Melania, che era al corrente della relazione extraconiugale, avessero litigato di brutto. Ma i parenti della coppia continuano a fare quadrato: Melania sembrava tranquilla, non ossessionata dall'idea del tradimento, e d'altra parte ''era una ragazza che non si teneva niente''. Dice il fratello Michele. E poi, non voleva lasciare il marito. Il fatto che volesse iscrivere la bambina in una scuola di Somma Vesuviana, significa soltanto che nel suo paese intendeva tornare in attesa di trovare una casa a Sabaudia, dove Salvatore aveva chiesto di essere trasferito. In pratica, ha spiegato Michele, si sarebbe ''appoggiata'' a casa dei suoi. Michele ha detto anche che il cognato, tra le altre possibili destinazioni, aveva indicato anche Napoli e Avellino. Di Sabaudia, pero', e' Ludovica, e in questo modo Salvatore si sarebbe avvicinato a lei. Sul matrimonio ''ne escono di cotte e di crude'', sbotta Rocco Parolisi, fratello del caporalmaggiore. ''Non si puo' stare dietro a tutto quello che esce, altrimenti ci vorrebbe un segretario''. E aggiunge: ''Che le notizie seguano il loro corso. Anche le indagini seguiranno il loro e saranno quelle a fare stato. Quello che si sapeva e' stato detto, se c'e' qualcosa da chiarire sara' chiarito. Poi chi dovra', fara' l'equazione''. Basta con i processi mediatici: se le notizie trapelate ''sono cose attinenti a quello che e' successo, e' giusto che vengano fuori''. In caso contrario, Rocco sfida ''chiunque a non avere uno scheletro nell'armadio, una marachella''. Comunque, adesso, occhi puntati sull'audizione di Parolisi. Prima, gli inquirenti vogliono concludere alcuni accertamenti sul corpo della donna. Sembra che il loro interesse sia verso le ferite post mortem.O ancora verso le modalita' dell'aggressione: se sia stata una tortura lenta o se l'assassino abbia scaricato la sua rabbia con una raffica di coltellate. E la consequenzialita' dei colpi farebbe propendere per questa ipotesi. Intanto, si ripropone la questione della competenza territoriale, ormai appurato che l'omicidio si e' consumato nel luogo del ritrovamento del cadavere. Questione procedurale non di poco conto, soprattutto nel caso di richieste di misure cautelari o altri atti stringenti da parte dei pm. Sara' anche interessante sapere se Parolisi si presentera' con un legale o no.

Esame su lame coltelli - Iin un'armeria di Ascoli, non molto lontana dal 235/o Rav Piceno dove Parolisi lavora, i carabinieri del Ros hanno prelevato tre coltelli monofilari. I militari hanno chiesto al titolare di mostrare loro quali tipi di coltelli le soldatesse usano acquistare per regalare poi al loro istruttore a fine corso. Tre sono stati quelli indicati e tutti e tre sono stati prelevati e inviati al medico legale Adriano Tagliabracci affinché verifichi se e quale è compatibile con le ferite sul corpo di Melania Rea. L'esercente, che vende anche articoli soft air, ha riferito ai militari che recentemente alcune soldatesse avevano anche chiesto di incidervi un nome, che non ricorda, ma non avendo l'attrezzatura necessaria ha suggerito loro di andare in un altro negozio, nello stesso quartiere di Porta Maggiore. Anche in questo caso, però, il titolare non ha saputo indicare il nome che sarebbe stato inciso, in quanto l'operazione non sarebbe stata fatta attraverso un programma computerizzato, ma con un ausilio tecnico solo meccanico. Parolisi, che è ancora a Somma Vesuviana, ha fatto sapere attraverso la trasmissione 'La vita in diretta', condotta da Mara Venier, di essere pronto per l'interrogatorio: "Sono pulito al mille per mille. Voglio solo la verità, lo devo a Melania e a nostra figlia. Ho tante risposte da dare e tante cose da chiedere". Parolisi ha anche confessato di "vergognarsi a uscire di casa" per le cose che sono state dette di lui, anche in relazione alla sua vita privata. ;

Su siringa ne' dna della donna ne' del marito- Non ci sono il Dna di Melania ne' quello del marito Salvatore sull'involucro esterno della siringa trovata infilzata nel cadavere della donna. E neppure sul laccio emostatico che era li' accanto. Bisognera' attendere ancora invece per i risultati delle analisi sulle tracce di liquido misto a sangue dentro la siringa. Sono le prime indiscrezioni sugli accertamenti affidati ai carabinieri del Ris nell'ambito dell'inchiesta sul delitto di Carmela Melania Rea, la giovane mamma scomparsa da Colle San Marco ad Ascoli Piceno il 18 aprile, mentre si trovava con il marito e la figlioletta, e ritrovata cadavere il 20, nel boschetto di Ripe di Civitella (Teramo), con la siringa piantata nel seno: probabilmente una messinscena dell'assassino o degli assassini. Oggi e' stata una giornata di riflessione per il pool di magistrati ascolani che con la collega teramana coordinano le indagini. Procura blindata per i giornalisti e, quanto alle ipotesi fatte in questi giorni dai media, i magistrati non si danno neppure la pena di rispondere alle domande.  L'area di Colle San Marco e il luogo del rinvenimento del corpo, il Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, erano state dissequestrate pochi giorni dopo la scoperta del corpo. Ma i carabinieri sono tornati a piu' riprese in quei luoghi, e di fatto i sopralluoghi sono andati avanti fino a ieri. E sempre la stessa trasmissione ha mostrato ieri i fotogrammi con le ultime immagini di Melania riprese dalla telecamera a circuito chiuso di un supermercato. La Rea ha un giubbetto scuro, pantaloni di jeans chiari e occhiali da sole, i lunghi capelli neri sciolti sulle spalle. Sono le sue ultime ore di vita. Insieme a lei la figlioletta Vittoria tenuta in braccio dal marito. Parolisi e' vestito con un piumino, mentre poche ore piu' tardi, sul Colle San Marco, indossera' una maglietta e pantaloncini corti. Di li' a poco la coppia sarebbe dovuta andare a una festa di compleanno

Marito disposto a dare dna- E' uno scenario complesso quello in cui è avvenuto l'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane mamma di 29 anni trovata uccisa in una pineta nel Teramano. Così lo descrive il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno col. Alessandro Patrizio, che fin dall'inizio aveva avvertito: "non sono indagini facili". Non lo sono perché non c'é ancora un movente cui ricondurre questa barbara uccisione, e per questo gli investigatori stanno valutando e scartando via via una serie di ipotesi, anche le più "bizzarre", o che addirittura vedano la Rea "agnello sacrificale" in una mattanza giustificata da "situazioni esterne". "Io - dice il col. Patrizio - gioco su più tavoli. Non ci fermiamo alle apparenze, anche se pure le apparenze hanno importanza". E così, mentre in procura ad Ascoli continuano a sfilare i testimoni, il marito di Melania, Salvatore Parolisi, si mostra in televisione per scrollarsi di dosso i sospetti che inevitabilmente lo hanno toccato. Ieri a Chi l'ha visto, e oggi a La vita in diretta, Parolisi, tra continui accenni di pianto, si lamenta per le falsità che legge su di lui e la sua famiglia. Non sono io a dovermi giustificare, sembra voler dire, "sono altri che devono fare il loro lavoro, per fare giustizia, giustizia tra virgolette". E chissà, si chiede, se giustizia sarà mai fatta. E ancora: "Sono disposto a dare anche il mio sangue per il Dna", per essere una volta per tutte escluso dalle indagini. Il caporalmaggiore ha già spontaneamente consegnato i vestiti che indossava il giorno della scomparsa della moglie e le chiavi dell'auto, che non è sotto sequestro. Sull'auto, peraltro, sono state trovate tracce ematiche, ma sembrano vecchie. E poi Parolisi, istruttore al Reggimento Piceno, dove insegna tecniche di movimento, non è raro che abbia ferite sul corpo. Di sicuro non ne aveva dopo la scomparsa della moglie, quando con i carabinieri ha cominciato a battere palmo palmo la zona. Della cerchia più vicina alla coppia, dove gli investigatori stanno ancora scavando, fa parte anche Raffaele, una guardia carceraria che Salvatore ha chiamato per andare a cercare Melania. "Grossa fiducia" nell'amico, che sarebbe tra gli 'attenzionati' insieme ad altre persone, fra cui, un dirimpettaio dagli sguardi insistenti, un operaio amico di famiglia (che però quel giorno era al lavoro) e, sembra, una soldatessa. Certo che l'ambiente militare qualcosa può offrire alle indagini. Ma il Reggimento è un fortino:"speriamo che le indagini si concludano presto. Noi continuiamo a lavorare", è l'unico commento che esce da lì. Accertamenti sono in corso sulla donna vista il giorno in cui Melania è scomparsa a circa un chilometro dal Pianoro di Colle San Marco. La donna non correva ma camminava a passo sostenuto. Il testimone che l'ha vista non ha saputo dire se si trattasse o meno di Melania. Potrebbe essere anche una donna coinvolta nel rapimento e nell'omicidio della Rea. Il bivio Colle è peraltro una strada alternativa per raggiungere Ripe di Civitella, dove è stato trovato il cadavere, dal pianoro di Colle San Marco. La tempistica è importante, per questo le speranze sono legate anche a uno scontrino - con la data del giorno della scomparsa o quello successivo - trovato in un cestino dei rifiuti nella pineta del Teramano. Qualcuno ha comperato forse un panino e una bibita per fare un picnic; utile sarebbe sapere da quella persona qual era lo stato dei luoghi. Insomma, si scava tra amicizie, parentele, ambiti lavorativi delle persone che avevano un qualche legame con Melania, e Salvatore. La giovane donna potrebbe aver visto o sentito qualcosa che non doveva? E per farla tacere, è possibile che abbia agito più d'una persona? Una che la preleva al Pianoro di San Marco e la porta in un luogo convenuto, un'altra che la 'scarica' nella pineta abruzzese, ancora agonizzante? "Non sono indagini facili", ripete il col. Patrizio, in attesa degli accertamenti tecnici dei Ris e mentre proseguono le indagini 'tradizionali', per arrivare al movente che porterà all'assassino.

Investigatori, tre sotto osservazione
- Tre persone ''attenzionate'' in tre ambiti diversi. Sono, a quanto trapela dalla fitta maglia del riserbo degli investigatori, gli uomini sui quali in queste ore si concentrerebbe l'attenzione di chi e' a caccia dell'assassino di Carmela Melania Rea. Non ci sono persone ancora iscritte nel registro degli indagati delle Procure di Ascoli Piceno e Teramo che indagano per sequestro di persona e omicidio volontario, ma i tre individuati, secondo gli investigatori, avrebbero da dire qualcosa di piu' di quanto non hanno gia' dichiarato a magistrati e carabinieri. Per questo sono stati risentiti piu' volte. Alcuni ufficiali dei carabinieri di Ascoli sono in queste ore in trasferta in Campania in cerca di riscontri che riguardano quanto riferito in particolare da Salvatore Parolisi dopo la scomparsa della moglie, il quadro familiare e dei rapporti interpersonali che ha fornito (correggendolo, a quanto pare, qualche volta di troppo e riferendo tardivamente di aspetti rilevanti del rapporto con la moglie). L'attenzione degli investigatori si concentra anche sulla persona, un amico di Parolisi che lavora come agente di custodia in carcere, che ha aiutato il caporalmaggiore dell'esercito a cercare la moglie il 18 aprile, nel primo pomeriggio, quando la donna e' misteriosamente scomparsa. Nell'occasione i carabinieri avrebbero notato nell'uomo comportamenti che hanno destato qualche dubbio. E' in direzione della frazione di Colle, dove l'agente vive, appena sotto il pianoro di Colle San Marco, che i cani molecolari ieri hanno intercettato qualche traccia di Melania tanto che sono stati effettuati prelievi che verranno analizzati dai Ris di Roma. La terza persona e' un amico di famiglia, residente a Folignano, che recentemente avrebbe manifestato qualche attenzione di troppo nei confronti di Melania

Poche tracce, cani al lavoro - E' il sangue di Carmela Melania Rea una delle ''cose ben precise'' che gli inquirenti stanno cercando tra il Colle San Marco di Ascoli Piceno, dove la giovane donna e' scomparsa il 18 aprile e il Bosco delle Casermette, in Abruzzo, dove e' stata trovata due giorni dopo uccisa a coltellate. Le tracce intorno al corpo sono troppo scarse, tanto che in un primo momento si era ipotizzato che il cadavere fosse stato portato li' poco prima del ritrovamento. Ma sono troppo scarse anche quelle rinvenute venerdi' scorso dal cane della guardia di finanza specializzato nella ricerca in superficie e nelle valanghe di persone scomparse, in un punto diverso, sempre nei pressi del chiosco della Pineta. Ed e' poca, infine, la quantita' di sangue rimasto nella salma. Tutti elementi che fanno ipotizzare agli inquirenti che l'aggressione alla donna, salita sul pianoro del colle ascolano con il marito per fare giocare la figlioletta di 18 mesi sulle altalene, sia avvenuta in un punto diverso, probabilmente a meta' strada tra Marche e Abruzzo, e che poi Melania sia stata portata a Ripe di Civitella (Teramo) agonizzante o gia' morta qualche ora dopo la scomparsa. Per questo l'inchiesta non e' ancora passata alla Procura di Teramo (che continua a lavorare insieme a quella di Ascoli Piceno), e per questo ieri il pm marchigiano Umberto Monti ha effettuato un nuovo sopralluogo tra Colle San Marco e il Bosco delle Casermette, dove ancora oggi sono al lavoro cani da ricerca. Melania ha perso circa 2 litri di sangue, una quantita' notevole le cui tracce si stanno cercando ovunque. Un primo controllo informale sull' auto del marito non avrebbe evidenziato tracce significative. Si passano quindi al setaccio altri punti che potrebbero essere la tappa intermedia nel percorso seguito da Melania e dal suo assassino dal pianoro di Colle San Marco alla pineta di Ripe di Civitella. Dove stamane sono arrivati dalla Toscana anche degli addetti della protezione civile, che con delle funi si stanno calando lungo pareti scoscese e anfratti.

Investigatori, per lei nessuna doppia vita - Nessun elemento che potesse dare pensare ad una ''doppia vita'' di Carmela Melania Rea, scomparsa sul Colle San Marco di Ascoli Piceno e ritrovata uccisa a coltellate in un bosco del Teramano, e' emerso nel corso delle indagini fin qui svolte. Gli investigatori di Ascoli e Teramo smentiscono oggi qualsiasi ipotesi che la donna avesse frequentazioni diverse dal contesto familiare e delle amicizie piu' strette. Una convinzione negli inquirenti, confortata anche dall'analisi dei tabulati telefonici relativi alle due sim card intestate alla donna e sull'uso del programma di chat Messenger che utilizzava per stare in comunicazione con i parenti e le amiche piu' care. Stamane e' in corso presso il comando provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno una riunione operativa coordinata dal comandante provinciale Alessandro Patrizio per calendarizzare le attivita' che verranno espletate in giornata nell'ambito delle indagini: in vista altre audizioni di testimoni e persone informate sui fatti. Proseguiranno i sopralluoghi di carabinieri, forestale e guardia di finanza con i rispettivi cani da ricerche sia a Colle San Marco, sia al Bosco delle Casermette dove e' stata ritrovata cadavere. Si cerca in particolare un luogo, fra questi due punti, dove la donna e l'assassino potrebbero aver sostato, prima di arrivare nella pineta dove e' stata ritrovata morta. Verra' approfondita la testimonianza di una persona che ha raccontato di aver visto fra le 15:30 e le 16 del 18 aprile una donna ''andare velocemente'' lungo la strada che dal pianoro di San Marco, scende verso Ascoli. Proprio in quella zona c'e' il bivio per la frazione Colle dove ieri i cani molecolari hanno fiutato qualche traccia tanto che sono stati effettuati prelievi in un pezzo di terra, ora in corso di analisi. In quella zona risiede anche una persona che fra i primi ha partecipato alle ricerche e sarebbe per questo salito in macchina con Parolisi, che conosceva gia'. L'odore di Carmela potrebbe semplicemente averlo ''acquisito'' sedendo nel sedile del passeggero dell'auto, dove prima era stata seduta Melania, quando col marito era andata in auto al San Marco. Sempre oggi verranno sentiti anche alcuni studenti di una scuola ascolana che il 18 aprile erano al pianoro a Colle San Marco dove avrebbero notato la presenza di Melania e Salvatore insieme alla bambina.

Era gia' stata nel bosco delle casermette - Carmela Melania Rea era gia' stata al Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella (Teramo) dove il 20 aprile scorso e' stata ritrovata cadavere. L'avrebbe rivelato - secondo quanto riferiscono oggi alcuni quotidiani - il marito Salvatore Parolisi ad un amico, a sua volta sentito dai carabinieri di Ascoli quale persona informata sui fatti. Sarebbe accaduto una decina di giorni prima della scomparsa avvenuta il pomeriggio del 18 aprile a Colle San Marco dove la donna di origini campane ma residente a Folignano (Ascoli Piceno) era salita con il coniuge per far giocare la loro figlia di 18 mesi, Vittoria. Parolisi avrebbe raccontato che erano stati insieme a Ripe di Civitella e che, nonostante la presenza in auto della bambina, si erano appartati per scambiarsi effusioni. Un racconto che pero' il caporalmaggiore del 235/o Rav di Ascoli (dove si addestrano le soldatesse), avrebbe tenuto nascosto agli investigatori. Intanto trapelano i primi risultati dei riscontri sui tabulati telefonici di Melania e Salvatore. Il 18 aprile la donna ha risposto all'ultima telefonata fattale dalla madre alle 13:30: hanno parlato della piccola e dell'imminente partenza per Somma Vesuviana in vista delle feste pasquali. Alle 14:40 un'amica le ha inviato un sms, chiedendo di richiamarla, ma a questo messaggio non c'e' mai stata risposta. Alle 15:20 Salvatore Parolisi fa la prima telefonata sul cellulare della moglie che aggancia la cella compatibile con Ripe di Civitella, ma la donna non risponde, come non rispondera' piu' alle chiamate successive. Si e' anche appreso che Parolisi ha consegnato spontaneamente ai carabinieri gli indumenti che indossava il giorno della scomparsa della moglie, un paio di pantaloni corti e una maglietta piuttosto leggera se si considera che la giornata a Colle San Marco, pur non freddissima, non era comunque propriamente estiva.

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