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Festa del 'centenario' ma non mancano polemiche

07 marzo, 14:13

ROMA - L'8 marzo edizione 2011 conta un po' piu' dei precedenti: quest'anno, infatti, e' il centesimo anniversario dell'istituzione della Giornata internazionale delle donne. Lo celebrera' in pompa magna il Parlamento europeo e pure la storica associazione Udi (Unione delle donne in Italia) ha messo in cantiere iniziative ad hoc. La solennita' della ricorrenza, tuttavia, non e' sufficiente a spazzare via le polemiche che ogni anno accompagnano l'evento - mimosa si mimosa no, festa di sinistra o trasversale, temi di genere o 'alti' - ma che quest'anno sono rinfocolate dagli strascichi del Rubygate.

Una vicenda che ha spaccato coscienze e politica. Lo scorso 13 febbraio il Comitato ''Se non ora quando'' ha portato in piazza centinaia di migliaia di donne per dire basta a una cultura ''che nega la dignita' delle donne'' e per chiedere le dimissioni di Silvio Berlusconi. Ieri le donne del centro destra hanno risposto, da una piazza virtuale (l'auditorium della Tecnica a Roma) accusando la sinistra di aver strumentalizzato la protesta di piazza del Popolo e sottolineando con forza che il tema della dignita' delle donne e' troppo alto per essere piegato a interessi di parte. Divisioni anche sulla scelta del simbolo: se le donne di ''Se non ora quando'' hanno puntato su una coccarda rosa, l'Udi insiste sulla mimosa spiegando che il rito ''serve ancora e serve l'8 marzo come occasione per rinnovare un patto tra donne''.

Un patto tra donne che devono fare i conti con una realta' ancora poco confortante per il genere femminile. Lo dimostra la cronaca e lo confermano i dati. Nel 2010 sono state 127, il 6,7% in piu' rispetto all'anno precedente, le donne uccise in Italia. ''Sono dati allarmanti ed esponenziali, se consideriamo la crescita ininterrotta di questo tipo di eventi dal 2005 a oggi'', commenta la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna spiegando che i delitti ''hanno, come sostrato culturale, il pensare la donna quale oggetto di proprieta', privandola violentemente di uno spazio decisionale, individuale e attivo''.

E non va meglio sul fronte del lavoro. Il tasso di occupazione femminile in Italia - ha rilevato Eurostat, l'ufficio europeo di statistica - e' tra i piu' bassi d'Europa e la percentuale scende notevolmente nel caso di donne con uno o piu' figli. Una penalizzazione segnalata anche dal consorzio interuniversitario Almalaurea. A cinque anni dalla laurea la distanza tra uomo e donna supera i 9 punti percentuali: lavorano 86 uomini su centro contro 77 donne. Non solo. I maschi guadagnano piu' delle loro colleghe: i primi riescono a mettersi in tasca 1.519 euro al mese, le seconde 1.167. E ancora si bisticcia su simboli e slogan!.

 

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