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Palermo, morto ambulante che si era dato fuoco

Il tragico gesto dopo che i vigili gli avevano sequestrato la merce

19 febbraio, 15:11
Noureddine Adnane ricoverato in ospedale
Noureddine Adnane ricoverato in ospedale
Palermo, morto ambulante che si era dato fuoco

PALERMO - Noureddine Adnane, 22 anni, il venditore ambulante marocchino ricoverato nell'ospedale Civico di Palermo per gravi ustioni sul corpo, è morto alle ore 11. Le condizioni respiratorie e cardiache si erano ulteriormente aggravate nelle ultime ore. L'ambulante venerdì scorso si era dato fuoco per protesta davanti una pattuglia della polizia municipale in via Ernesto Basile, nei pressi della cittadella universitaria, dopo che gli era stata sequestrata la merce.

Davanti all'ingresso dell'ospedale ci sono il padre del giovane morto, Emailovdi Adnan e il fratello Mustapha, in lacrime. La moglie della vittima, che vive a Settat, città a 70 chilometri da Casablanca, è stata appena avvertita della morte del marito e nel pomeriggio dovrebbe arrivare a Palermo.

MANTENEVA MOGLIE, FIGLIA E FRATELLI PICCOLI - Il giovane ambulante marocchino, Noureddine Adnane, morto oggi dopo 8 giorni di agonia, secondo di otto figli, a 27 anni con il suo carretto pieno di cappellini, giocattoli, torce, accendini, gingilli vari, col suo lavoro faceva vivere la moglie e la figlia di due anni rimaste in Marocco, nel villaggio non lontano da Casablanca, ma anche i fratelli minori. La sua morte è il sogno spezzato di un'intera famiglia che sperava un giorno di trasferirsi in Italia e fare una vita meno povera. E' tutto finito ora per il tragico gesto di protesta di un lavoratore, bistrattato come tutti gli ambulanti legali o illegali che siano, che non ha sopportato il dikat dei vigili urbani di Palermo: avendo tutto in regola gli hanno detto "Sei da troppo tempo fermo qui devi circolare". Si é cosparso di benzina, il marocchino, e si è dato fuoco. Era arrivato circa 10 anni fa Noureddine da clandestino. Poi col tempo tutti i passaggi per regolarizzarsi, permesso di soggiorno e licenza da ambulante. E sono inimmaginabili gli sforzi che un giovane extracomunitario deve affrontare per ottenere quei "pezzi di carta" che lo rendono un uomo libero, non ricattabile: dalle spese alla burocrazia. Così andava avanti per realizzare il suo progetto: lavorando dall'alba alla notte spingendo il suo carretto, dando valore anche a quelli che i palermitani considerano ormai degli spiccioli: 10, 20, 50 centesimi. Questi erano i suoi guadagni per ogni oggetto che vendeva e ogni monetina serviva a rendere sempre più reale il suo sogno. A Palermo dopo la tragedia le istituzioni, i sindacati, gli stessi vigili urbani, si chiedono quale rabbia impotente abbia potuto provare il giovane marocchino per dare fuoco a quel miraggio di "vita normale".

SCHIFANI, SINDACO COMPIA RIGOROSA INDAGINE - "Il sindaco di Palermo compia una rigorosa indagine amministrativa, sia pur nel rispetto della polizia municipale, e lo faccia con buon senso ed evitando lungaggini burocratiche". Lo ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che ha incontrato i giornalisti in una sala del reparto grandi ustionati del Civico di Palermo, dove è morto stamattina l'ambulante marocchino Noureddine Adnane.

PROCURA HA APERTO FASCICOLO INCHIESTA - La procura di Palermo, dopo che l'ambulante Noureddine Adnane si è dato fuoco l'11 febbraio scorso, ha aperto un fascicolo d'inchiesta affidato al pm Gianluca De Leo. L'ipotesi di reato non è ancora nota anche se dopo la morte del marocchino potrebbe essere modificata. "La dinamica dei fatti risulta poco chiara. Abbiamo una serie di elementi che ci fanno pensare che l'intervento dei vigili urbani non sia un episodio occasionale e isolato", dicono gli avvocati Giorgio Bisaglia e Daniele Papa che difendono la famiglia della vittima. "Condurremo le nostre indagini difensive - hanno aggiunto gli avvocati - per accertare tutta la verità". Intanto, si allarga il cartello delle associazioni a sostegno dei familiari dell'ambulante: oltre al Ciss e a Repubblica, che hanno lanciato una sottoscrizione, si sono aggiunte l'Arci e i Laici Comboniani.

CUGINO, NESSUNO GLI HA IMPEDITO DARSI FUOCO - "Nessuno ha impedito a Noureddine di darsi fuoco: quando si è versato addosso la benzina tutti, vigili compresi, sono rimasti a guardare senza provare a impedirgli di compiere quel gesto disperato". Lo ha detto Rashid Adnane, il cugino dell'ambulante morto stamani a Palermo, dopo le ustioni che si era procurato lo scorso 11 febbraio. Intanto, davanti all'ospedale Civico continuano ad arrivare persone della comunità marocchina di Palermo, per dare sostegno al padre e al fratello dell'ambulante, mentre nel pomeriggio è atteso l'arrivo della moglie della vittima.

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