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De Siervo, stop a offese e a norme parziali

'Le nostre decisioni rappresentano il punto di arrivo di un organo sicuramente imparziale''

11 febbraio, 08:45
Il presidente della Consulta, Ugo De Siervo
Il presidente della Consulta, Ugo De Siervo
De Siervo, stop a offese e a norme parziali

di Silvia Barocci
"Di bolscevichi qui non ce ne è nessuno" e "asserire il contrario è denigratorio per la Corte Costituzionale" oltre che "gravemente offensivo per ciascuno di noi". Il presidente della Consulta Ugo De Siervo misura le parole e, nel corso del consueto incontro annuale con la stampa, rifiuta di rispondere a domande sul caso 'Ruby-gate' o su un ipotizzato giro di vite alle intercettazioni. Ma un punto è per lui ineludibile: difendere l'imparzialità della Corte, attaccata e tacciata dal premier Berlusconi di essere in mano a una maggioranza di giudici di sinistra che hanno deciso la bocciatura totale o parziale di leggi come il 'lodo Alfano' e il 'legittimo impedimento'. E se, come pare scontato, alla Consulta arriverà l'ultimo braccio di ferro tra procura di Milano e governo, la decisione della Corte - si limita a dire - avrà bisogno di "qualche mese" se eccezionalmente si punta a tempi più brevi, ma la "media dei conflitti è di un anno" De Siervo legge in diretta tv undici cartelle limate fino a tarda sera, snocciola dati sui tempi brevi delle decisioni della Corte che hanno portato a una "drastica riduzione dell'arretrato" (solo 432 cause pendenti); indica un forte aumento della conflittualità tra Stato e Regioni (99 giudizi nel 2010 e 123 nuovi ricorsi da definire); dà particolare rilievo alla "diffusione di interventi legislativi parziali" e "provvisori" prodotti in maggior numero dal governo anziché dal Parlamento. Ma è al momento di chiudere il suo intervento che De Siervo sferra la controffensiva: le decisioni che vengono adottate dai giudici rappresentano il "punto di arrivo di un organo sicuramente imparziale", presente in Italia come in ormai circa 40 Paesi europei per "tutelare il primato effettivo della Costituzione".

Un richiamo il suo che rischia di cadere nel vuoto vista l'immediata replica del ministro degli Esteri Franco Frattini: "Rispettiamo la Corte Costituzionale quale organismo di garanzia ma - afferma il responsabile della Farnesina - credo che abbiamo il diritto di criticare politicamente decisioni che si prestano a critiche". Ce la mette tutta De Siervo per puntellare un'istituzione che lascerà il prossimo maggio, quando scadrà il suo mandato novennale alla Consulta. Cita l'attualità delle parole del Guardasigilli Andrea Zoli, che nel 1953 indicava i giudici costituzionali come "quindici persone alle quali è affidato l'avvenire del nostro Paese, perché nella tutela della Costituzione è l'avvenire pacifico del nostro Paese". Inevitabile il fuoco di fila di domande sull'attualità alle quali si sottrae per non alimentare un clima già "particolarmente surriscaldato". Perciò, niente "lezioni astratte" sulla giurisprudenza della Corte a partire dal caso Matteoli per arrivare a una previsione a proposito del conflitto che Camera o Palazzo Chigi si apprestano a sollevare per chiedere l'annullamento di tutti gli atti compiuti dalla procura di Milano sul caso Ruby per presunta violazione della competenza funzionale del Tribunale dei ministri. L'unica cosa che De Siervo può dire è che se il conflitto arriverà alla Corte "é ovvio" che non sarà deciso in pochi giorni: ci vorrà "qualche mese" ma sarebbe comunque un fatto eccezionale perché mediamente passa un anno tra ammissibilità e poi decisione nel merito. I cronisti non demordono e virano sul tema delle intercettazioni: si risentirebbe se un suo sms venisse reso pubblico? "Beh, dipende da cosa c'é scritto...", risponde scherzosamente strappando una risata al pubblico che affolla il salone Belvedere. Tutte queste domande De Siervo le rinvia a maggio, quando lascerà la Corte. Per ora invita tutti, anche gli organi di informazione, a non "esasperare i toni" perché per la Corte è "più faticoso" lavorare in un clima di "denigrazione dei singoli giudici" o di "attacchi selvaggi".

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