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Italiano morto in Messico, otto a giudizio

Prima applicazione nel nostro Paese della convenzione di New York del 1988

20 dicembre, 15:07
Simone Renda
Simone Renda
Italiano morto in Messico, otto a giudizio

LECCE - Otto tra magistrati e poliziotti messicani sono stati rinviati a giudizio dal gup del Tribunale di Lecce Vincenzo Brancato per l'omicidio volontario del bancario leccese Simone Renda, di 34 anni, compiuto il 3 marzo 2007 nel carcere di Playa del Carmen, dove era in vacanza.

Si tratta della prima applicazione in Italia della Convenzione di New York del 1988 la quale prevede, in caso di trattamenti disumani e degradanti, la giurisdizione nel Paese della vittima di tali soprusi.

Renda, arrestato per una presunta infrazione amministrativa, rimase 42 ore in cella senza luce, cibo e acqua prima di morire.

Gli otto cittadini messicani rinviati a giudizio dinanzi alla Corte d'assise di Lecce sono il giudice qualificatore Hermilla Valero Gonzales, gli agenti della polizia turistica del municipio di Playa del Carmen, Francisco Javier Frias e Josè Alfredo Martinez, il responsabile dell' Ufficio ricezione del carcere di Playa del Carmen, Gomez Cruz, i vicedirettori del carcere municipale, Pedro May Balam e Arceno Parra Cano (subentrato al primo il 2 marzo 2007), le guardie carcerarie Luis Alberto Arcos e Najera Sanchez Enrique.

L'accusa iniziale, abbandono di persona incapace da cui è derivata la morte, è stata infine derubricata in concorso in omicidio volontario per aver sottoposto la vittima a trattamenti crudeli, inumani e degradanti per punirlo di una presunta infrazione amministrativa, durante la detenzione in carcere. Renda fu colpito da un infarto la notte del primo marzo 2007; fu arrestato per atti contrari alla pubblica decenza essendo uscito in mutande dalla camera d'albergo nel tentativo di avere un aiuto. Fu rinchiuso in carcere e lasciato morire, con l'infarto in corso, senza ottenere alcuna assistenza.

CHIESTO GIUDIZIO 8 FUNZIONARI MESSICANI - "Dopo tre anni di attesa e di indagini - spiega all'ANSA la mamma di Simone, Cecilia Greco Renda - siamo riusciti ad avere un risultato straordinario: è la prima volta in Italia che si processano funzionari di uno stato estero, in questo caso messicani, con l'accusa di omicidio volontario con l'aggravante della tortura e di atti disumani. Sono queste le imputazioni per otto pubblici ufficiali messicani".

"L'udienza preliminare è una tappa molto importante - continua Cecilia Greco - perché, se ci sarà il rinvio a giudizio, si apre un precedente ed un aiuto per tutte le altre famiglie che hanno figli detenuti all'estero che hanno subito maltrattamenti. Quello di Simone è un caso che sarà scritto nei testi di procedura penale internazionale, farà giurisprudenza. E così io spero che la sua morte non sia stata vana". La richiesta di rinvio a giudizio dei funzionari messicani è stata resa possibile - dice la mamma di Simone - grazie ad un intenso lavoro del magistrato Ercole Aprile.

"Il giudice Aprile è stato veramente coraggioso nell'abbracciare la Convenzione di New York - sostiene Cecilia Renda - che è l'unica che consente, qualora un cittadino venga sottopost a trattamento disumano da parte di pubblici ufficiali in uno stato straniero, che gli imputati di tali misfatti possano essere processati nello Stato di origine della vittima".

La mamma di Simone dopo tre anni di lotte e di indagini sostiene che si è riusciti a far luce su quello che accadde realmente al figlio quella mattina del primo marzo 2007. E racconta: "Simone era ospite della 'Posada Mariposa' a Playa del Carmen, doveva rientrare in Italia ma quella mattina non si sveglia e in albergo, invece di sollecitarlo, chiamano direttamente la polizia turistica per sgomberare la stanza. Il ragazzo viene portato via, viene picchiato, gli viene chiesto del denaro che non ha. Simone arriva in carcere dopo un'ora e mezza - aggiunge la mamma - dopo essere stato picchiato.

Arrivato in carcere Simone si sente male, ha un infarto, ma viene rinchiuso in una cella d'isolamento e lasciato lì. Senz'acqua e senza cibo per tre giorni e tre notti: è morto disidratato". Cecilia Greco Renda su Facebook ha fondato un gruppo, 'Giustizia per Simone' che ha già 1.318 iscritti. Tra questi un ragazzo inglese le ha mandato le foto di trenta ragazzi morti in Messico negli ultimi anni, sembra uccisi da poliziotti senza scrupoli. Tanti casi, come quello di Simone, ancora in attesa di una risposta.

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