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Inchiesta Menarini, sequestri per un miliardo di beni

25 novembre, 18:49
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Inchiesta Menarini, sequestri per un miliardo di beni

FIRENZE - La Procura di Firenze avrebbe chiesto e ottenuto il sequestro di denaro e beni per oltre un miliardo di euro nell'ambito dell'inchiesta sulla Casa farmaceutica Menarini, per la quale ci sono state oggi perquisizioni in varie regioni. In base a quanto si apprende la cifra e' quella fatta rientrare dall'estero con lo scudo fiscale, ma che gli investigatori ritengono sia frutto di condotte illecite.

IPOTESI ASSOCIAZIONE DELINQUERE E RICICLAGGIO

- Fra i reati ipotizzati dai pm che indagano sull' attività della Menarini, vi sarebbero, a vario titolo, l'associazione per delinquere, il riciclaggio, la truffa aggravata e violazioni fiscali dal 2004 al 2009. La Procura contesterebbe alla casa farmaceutica l'importazione illecita di principi attivi anche dalla Cina (non dannosi per la salute) grazie a triangolazioni con Paesi offshore. L'inchiesta è nata dagli accertamenti su circa 400 milioni di euro depositati in una banca del Liechtenstein


LEGALE AZIENDA, OPERAZIONI REGOLARI E CONGRUE - "Tutte le operazioni di acquisto di principi attivi sono state effettuate a valori di mercato, come già riscontrato in precedenti verifiche e non hanno dunque determinato alcun effetto negativo sulla corretta determinazione degli utili aziendali". Lo spiega in una nota il legale della ditta Menarini, l'avvocato Professor Roberto Cordeiro Guerra

INDAGINI SCAVANO DA ANNI '80 A LISTA VADUZ  - Parte dagli anni Ottanta il periodo preso in considerazione dagli investigatori che stanno indagando sul gruppo Menarini. L'inchiesta è coordinata dalla procura di Firenze e condotta da Nas, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Secondo gli investigatori, dall'indagine emerge un "ingentissimo" danno per il Servizio sanitario nazionale e per i cittadini che acquistano i farmaci. Fonti vicine all'indagine evidenziano anche come tutto sia partito dalla lista del Liechtenstein. L'industriale Alberto Aleotti, presidente del gruppo farmaceutico, era infatti anche il titolare di uno dei conti più corposi alla Lgt di Vaduz.

Gli indagati - 14 - avrebbero condotto "sofisticate operazioni societarie sviluppate a livello internazionale - spiegano fonti della Gdf e dell'Agenzia delle Entrate - coinvolgendo persone fisiche e giuridiche in più continenti" e realizzando tre obiettivi: "gonfiare i prezzi dei farmaci in danno del servizio sanitario nazionale; costituire fondi neri all'estero; frodare il fisco". "In particolare - spiegano - si contesta al principale indagato, Alberto Aleotti, di avere creato una struttura commerciale fittizia grazie alla quale sono stati gonfiati i costi delle materie prime necessarie per la produzione dei farmaci commercializzati in Italia dalla Menarini; tale società ha così ottenuto che i prezzi al pubblico delle specialità medicinali fossero determinati dalla competente autorità amministrativa in misura ingiustificatamente elevata. La Menarini ha dunque rifornito per decenni il Servizio sanitario nazionale di farmaci a prezzi superiori al dovuto, percependo ingentissimi guadagni illeciti". Sempre secondo gli investigatori, sarebbero state fondate società "per creare un ulteriore fittizio passaggio nella compravendita delle materie prime utilizzate per la produzione di farmaci e così aumentare artificiosamente i costi delle stesse e così incidere sul prezzo dei farmaci". Per realizzare tale meccanismo illecito, "sviluppatosi per circa vent'anni", il gruppo Menarini è ricorso alle prestazioni di "professionisti specializzati" nel gestire in via fiduciaria società veicolo. "Dell'alterazione fraudolenta dei prezzi hanno beneficiato anche società straniere", rilevano Gdf e Entrate facendo notare che il danno per la collettività è "di gran lunga superiore" all'oltre miliardo di euro di profitto conseguito illecitamente secondo quanto emerso dal lavoro della Procura di Firenze.

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