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Tassista investe e uccide cane a Milano, pestato entra in coma

Aggredito dal fidanzato della proprietaria dell'animale

12 ottobre, 00:04
Un taxi all'aeroporto di Linate
Un taxi all'aeroporto di Linate
Tassista investe e uccide cane a Milano, pestato entra in coma

di Francesca Brunati e Igor Greganti

MILANO - E' stata un'aggressione di gruppo, feroce, quella che ha subito ieri Luca Massari, il taxista pestato brutalmente dopo aver investito inavvertitamente un cane sfuggito ai suoi padroni perché senza guinzaglio. Un pestaggio a cui avrebbero preso parte anche altre persone e non solo l'uomo finito in carcere a poche ore dai fatti, che lo ha picchiato perché gli ha "fatto venire i nervi". Un mix di violenza e prepotenza su cui pesa anche il silenzio complice di molte persone che hanno assistito alla scena, ma si rifiutano di parlare, segnati da quel clima di omertà che da anni regna nella zona. Il luogo dove il taxista è stato ferito é nei pressi dello Stadera, quartiere da sempre definito "difficile", una delle 'roccaforti' della criminalità organizzata e non, alla periferia sud di Milano. Il primo che ha osato rompere il 'muro' di silenzio, raccontando agli inquirenti quello che aveva visto, l'ha 'pagata': all'alba ha trovato la sua auto distrutta dalle fiamme. Completamente bruciata. Un gesto questo, per gli investigatori, inconfondibile: un avvertimento a scopo intimidatorio contro chi ha scelto di collaborare.

E ancora, quasi a sottolineare quel clima di violenza che si respira nelle strade della zona, stamani, un reporter che stava fotografando la macchina andata a fuoco in via Ghini è stato colpito con un bastone ad un braccio. Il suo aggressore si è dileguato nel nulla mentre due giovani, di 21 e 24 anni, sono stati denunciati a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale: hanno reagito al tentativo della polizia di identificare il responsabile di quell'ennesimo gesto di prepotenza e ancora una volta i testimoni. Intanto, le condizioni del taxista, ricoverato all'Ospedale Fatebenefratelli, restano molto preoccupanti, ma stazionarie: ha lesioni a milza e polmoni, i denti rotti e numerose contusioni al volto, un edema cerebrale ed è in coma farmacologico. Condizioni che hanno spinto il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati ad andare a fargli visita. Dopo aver definito il fatto di "estrema gravità per le modalità con cui è avvenuto", il capo della Procura ha assicurato che l'indagine, coordinata dal pm Tiziana Siciliano, "verrà svolta con massima attenzione e serieta". E così è, perché al momento l'inchiesta punta a chiarire il quadro in cui è avvenuto il pestaggio: non una persona sola, e cioé Morris Michael Ciavarella, con precedenti per lesioni, e ora in carcere (per lui il pm ha chiesto la convalida dell'arresto, che domani arriverà sul tavolo del gip).

Il sospetto è che a colpire siano stati almeno in due o tre, se non di più, visto come è stato ridotto il taxista. E ancora: non convince la versione data a inquirenti e investigatori dell'unico - per ora - responsabile dell'episodio, che avrebbe anche discrepanze con quella fornita dalla fidanzata, la proprietaria del cane, e da sua sorella. Mentre nell'inchiesta potrebbe esserci dunque a breve una svolta, sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Letizia Moratti, che ha parlato di un obiettivo: "Avere tutti i taxisti della città collegati via radio con la centrale operativa della polizia locale".

L'aggressione al taxista che accidentalmente ha investito un cane uccidendolo, poi quella ad un reporter che stava fotografando l'auto di un testimone data alle fiamme perché aveva raccontato cosa era accaduto bastano e avanzano per descrivere il quartiere milanese dove è avvenuto il pestaggio: il Vigentino, poco distante dallo Stadera, zona ad alta densità criminale, in passato regno delle cosche della 'Ndrangheta. Quartieri difficili, terreno non solo di piccoli spacciatori e della microcriminalita' ma anche di organizzazioni mafiose di peso: nel '94, per esempio, l'intero Stadera e la zona circostante venne circondata da oltre 500 poliziotti per l'esecuzione di 60 ordini di custodia cautelare.

Un'operazione che diede il colpo finale, dopo altri arresti, alle cosche dei clan Fidanzati, Mannino e Papalia. L'aggressione al taxista, secondo le indagini, sarebbe stata compiuta da più persone eppure nel quartiere è scesa l'omertà. La parola d'ordine circolata nei bar e nei luoghi di ritrovo soprattutto dei giovani, è stata una sola: non parlare con gli sbirri. Così è stato, al punto che solo a molte ore di distanza gli investigatori hanno scoperto che il pestaggio era opera di un gruppo e non di una sola persona. Chi ha rotto l'omertà, raccontando che all'aggressione erano presenti decine di persone, è subito stato punito secondo il codice della malavita. Una zona spesso al centro di episodi di cronaca, infatti lo scorso anno era rientrata tra quelle in cui era stato rafforzato il pattugliamento misto forze dell'ordine e militari.

Largo Caccia Dominioni, dove è accaduto il fatto è vicinissima anche a via Ripamonti, una strada dove nell'aprile del 2004 un gioielliere uccise a colpi di pistola un rapinatore che con una mazza stava cercando di sfondare la vetrina del negozio per rubare i gioielli. Era l'ennesimo episodio per cui ci fu un'ampia solidarità da parte della gente. "Bisogna farli fuori tutti questi malviventi - gridarono i negozianti e tanta gente comune che abita nella via - bisogna scendere in piazza per la famiglia dei gioiellieri, sono loro le vere vittime. Il quartiere si deve mobilitare per loro".

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