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Quando rischio e' famiglia, 1 omicidio ogni 2 giorni

Movente passionale e' prevalente, ma anche raptus e disturbi

07 ottobre, 19:47

ROMA - Avviene nel contesto familiare il maggior numero di omicidi volontari in Italia: 171 dei 601 casi di uccisione nel 2008 si sono registrati in famiglia. Quasi uno ogni due giorni. E il movente passionale e' quello prevalente (26,3%), seguito da interesse-denaro (23,4%), liti e dissapori (11,7%), raptus (11,7%) e disturbi psichici dell'autore (8,8%). I dati emergono dall'ultimo rapporto Eures-ANSA sull'omicidio volontario in Italia. A partire dalla seconda meta' degli anni '90, rileva il rapporto, il contesto delle relazioni familiari e' il primo ambito omicidiario in Italia.

Significa che la famiglia ''uccide'' piu' della criminalita' organizzata e di quella comune. Quello che sembrerebbe l'ambiente piu' sicuro si scopre cosi' essere in realta' ricco di insidie: sono infatti i rapporti familiari a causare talvolta tensioni patologiche, odi, abusi, maltrattamenti, violenze psichiche e fisiche che sfociano non di rado in uccisioni. E si tratta di eventi difficili da prevenire e da contrastare. Negli ultimi sette anni sono state complessivamente circa 1.500 le vittime di queste situazioni esasperate.

Il contesto familiare anche nel 2008 e' risultato dunque piu' a rischio rispetto alla criminalita' comune (135 omicidi) ed alla criminalita' organizzata (128). Dal 2000 (226 omicidi in famiglia, l'anno record del decennio) ad oggi i numeri sono tuttavia in calo. Quasi la meta' di questi delitti e' avvenuta nel Nord (78 casi), ma in termini relativi i valori piu' elevati si registrano in Calabria (14 vittime, pari a 7 per milione di abitanti). In circa un terzo di questi omicidi (56 casi) la vittima e' il coniuge-convivente; la donna e' colpita nella maggior parte dei casi, cosi' come e' uomo il killer in prevalenza (nell'80% dei casi). Quando la vittima e' una donna questa quota sale al 92%. Nella relazione genitori-figli si consuma un omicidio familiare su quattro (22 genitori uccisi dai figli e 21 figli uccisi dai genitori). Questi eventi si distribuiscono in maniera sostanzialmente omogenea tra piccoli e grandi comuni; significa che le criticita' che investono la famiglia sono rilevabili sia nei contesti urbani che nelle piccole comunita'. Il 60% delle vittime e' rappresentato da donne. L'omicidio in famiglia sembra colpire in misura piu' frequente gli anziani, i minorenni sono solo il 10%. I casi di killer che riprendono la vita quotidiana cercando di sfuggire alla giustizia dopo l'uccisione sono il 10%.

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