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La tragedia del Kursk giorno per giorno

Una cronologia dal momento della tragedia fino ai giorni nostri

07 ottobre, 12:49
La torre del sommergibile Kursk
La torre del sommergibile Kursk
La tragedia del Kursk giorno per giorno

ROMA - I drammatici giorni del Kursk:

12 AGOSTO - Il sottomarino nucleare Kursk con 118 uomini a bordo si arena a 108 metri di profondita' nel mare di Barents. Il Kursk e' un gigante dei mari e l'orgoglio della marina russa, e' lungo 154 metri e' armato con 24 missili.

14 AGOSTO - La Marina russa rende noto l'affondamento del Kursk 'durante un'esercitazione di routine' e causato da 'un'avaria di natura imprecisata. Con il sottomarino sono stati stabiliti contatti radio e sono in corso operazioni per il suo salvataggio'. Gli Usa offrono aiuto, ma la Russia rifiuta.

15 AGOSTO - Le autorita' ribadiscono di 'non aver bisogno' di aiuti dall'estero per salvare gli uomini del Kursk. Offerte di aiuto vengono da Usa, Gb, Francia e Norvegia, ma il vicepremier Klebanov dice che 'in realta' sono solo due i paesi che dispongono della tecnologia necessaria, Russia e Usa. E le nostre attrezzature non sono per nulla inferiori a quelle americane'. Il primo tentativo di salvataggio fallisce. Poi fallisce anche un secondo tentativo.

16 AGOSTO - Si immergono tre piccoli batiscafi per tentare di raggiungere il Kursk. Il governo russo accetta le offerte di aiuto di Gb e Norvegia.

17 AGOSTO - La Russia si arrende all'evidenza e per la prima volta il premier Kasyanov parla di 'catastrofe' evocando la tragedia dei 118 uomini imbarcati sul Kursk. Gia' da due giorni i marinai prigionieri sul fondo del Mare di Barents non danno piu' segni di vita. Continuano i tentativi di aggancio allo scafo, tutti falliti. Il Kursk si inclina ulteriormente sul fianco. Parte dalla Norvegia una missione di soccorso britannica equipaggiata con un batiscafo di profondita'. La stampa critica gli ammiragli e il presidente Putin, che se ne sta in vacanza.

18 AGOSTO - Falliscono altri tentativi di agganciare il sottomarino. Putin rientra a Mosca. Le autorita' di Mosca insistono sulla collisione come motivo dell'affondamento.

19 AGOSTO - Il premier Kasyanov annuncia che i familiari dell'equipaggio sono stati avvertiti delle possibilita' pressoche' nulle di ritrovare superstiti. Giungono sul posto i soccorritori anglo-norvegesi. Infuriano le polemiche sul ritardo con cui sono state accettate le offerte di aiuto dall'estero.

20 AGOSTO - Iniziano le operazioni di salvataggio. Scendono i sommozzatori norvegesi, resta fermo, almeno nella prima parte delle operazioni, il batiscafo inglese 'LR5'. Tutti gli sforzi sono tesi ad aprire il portello del Kursk. Si susseguono notizie contraddittorie sull'ipotesi di trovare superstiti.

21 AGOSTO - Il minisommergibile britannico di soccorso LR5 comincia attorno alle 7 locali, le 5 italiane, la sua discesa verso il Kursk nel tentativo di aprire un boccaporto. La vicenda ha l'epilogo temuto. I sub norvegesi riescono ad aprire dei portelli. Il sottomarino e' totalmente allagato. 'Abbiamo dato martellate sullo scafo piu' volte, ma non c'e' stata risposta'': afferma un sommozzatore scozzese sceso fino al relitto. La Marina russa ammette ufficialmente: 'Non ci sono superstiti'. L'affondamento del Kursk e' stato provocato dalla collisione con un altro natante, forse un sottomarino straniero allontanatosi dopo lo scontro, sostiene in tv il ministro della Difesa russo Sergheiev, definendo 'inverosimili' le altre ipotesi.

22 AGOSTO - Putin incontra a Severomorsk i familiari dei membri dell'equipaggio del Kursk, e proclama il lutto nazionale.

23 AGOSTO - In tv, Putin afferma: 'sento su di me tutta la responsabilita' e la colpa per la tragedia del Kursk'. Ai parenti, indignati per le menzogne degli ammiragli, per il ritardo nell'accettare gli aiuti stranieri, Putin promette che gli sforzi per il recupero degli uomini del Kursk continueranno a qualunque prezzo e non cesseranno nemmeno per un minuto fino a quando tutti non saranno stati estratti dal sottomarino.

27 SETTEMBRE - i familiari di 78 dei marinai morti chiedono di non avviare il recupero per non rischiare la vita dei sub.

25 OTTOBRE - I sommozzatori recuperano i corpi di tre marinai.

26 OTTOBRE - Viene recuperato il corpo di un altro marinaio e resa pubblica parte di una lettera scritta da uno dei marinai da cui si deduce che l'equipaggio ha sofferto una lenta agonia.

8 OTTOBRE 2001 - agganciato alla nave piattaforma Giant-4, il Kursk torna alla base di Roslyakovo. Comincia il recupero dei cadaveri.

1 DICEMBRE 2001 - Putin destituisce Popov, comandante della Flotta del Nord, e il suo vice Motsak. Altri tre ammiragli licenziati, un quarto da' le dimissioni, 7 alti ufficiali puniti.

18 FEBBRAIO 2002 - Le autorita' russe ammettono che fu l'esplosione di un siluro difettoso a causare l'affondamento del Kursk, ma rinviano la definitiva verita' ufficiale sulla tragedia.

16 MARZO 2002 - Con l'identificazione dei frammenti umani attribuiti al comandante Lyacin, si concludono gli accertamenti sul relitto. Di Lyacin sono ritrovati solo pochi resti, che la vedova e' in grado di riconoscere. In tutto sono identificati 114 uomini. Di 4 marinai non c'e' nulla di riconoscibile.

26 APRILE 2002 - Otto navi trascinano il pesante scafo del Kursk fino a Snezhnogorsk per smontare siluri e reattore.

1 LUGLIO 2002 - La commissione d'inchiesta conclude i lavori: a esplodere fu un vecchio siluro. Lo scoppio provoco' un incendio e un forte aumento della pressione nella sezione uno del sottomarino, quindi l'esplosione della Santa Barbara.

26 LUGLIO 2002 - L'esplosione fu frutto di fatalita' e non di negligenze o violazioni delle norme, percio' la procura generale non indica responsabilita' penali per la tragedia.

27 MARZO 2010 - La torre del Kursk riappare in una discarica di rottami a Murmansk. I resti del Kursk furono recuperati e poi distrutti. La sola torre fu mantenuta per farne un monumento alla memoria dei marinai morti. Ma e' finita in una discarica.

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