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Consulta: reati sessuali, sì a misure alternative al carcere

Telefono rosa: preoccupate per una decisione che arriva in un momento di violenze fuori controllo contro le donne

21 luglio, 23:58
Consulta: reati sessuali, sì a misure alternative al carcere
Consulta: reati sessuali, sì a misure alternative al carcere
Consulta: reati sessuali, sì a misure alternative al carcere

ROMA - Nei procedimenti per violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile il giudice non e' piu' obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato, ma puo' applicare misure cautelari alternative se vengono raccolti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari siano comunque soddisfatte. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato la parziale illegittimita' costituzionale dell'articolo 275 del codice di procedura penale.

A partire dal 2009, con l'approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale - nata sulla base di un diffuso allarme sociale legato alla recrudescenza di episodi di aggressioni alle donne - non era consentito al giudice (salvo che non vi fossero esigenze cautelari) di applicare, per i tre delitti sessuali al vaglio della Corte Costituzionale, misure cautelari diverse e meno afflittive della custodia in carcere alla persona raggiunta da gravi indizi di colpevolezza. La Consulta ha ora ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione e ha detto sì alle alternative al carcere "nell'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure".

CARFAGNA: LA CORTE SBAGLIA - La Consulta "sbaglia. Chi stupra donne e bambini merita il carcere". E' il commento del ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna, sulla decisione della Corte costituzionale che permette misure alternative al carcere per i più gravi reati sessuali. "Non esiste - ha osservato - e non possiamo accettare una 'classifica della brutalita'': per noi, cioé per coloro che hanno scritto ed approvato questa legge, chi violenta una donna o, peggio, un bambino deve filare dritto in carcere, senza scusanti, da subito". "L'intervento della Corte - ha continuato Carfagna - è giustificazionista, lontano dal sentire dei cittadini, e, purtroppo, ci allontana, sebbene di poco, dalla strada verso il rigore e la tolleranza zero contro i crimini sessuali che questa maggioranza ha intrapreso sin dall'inizio della legislatura". "Sono sicura - ha sottolineato ancora il ministro Carfagna - che i magistrati continueranno a dimostrare la dovuta sensibilità nei confronti di questi reati odiosi, valutando con estrema severità le esigenze di carcerazione preventiva di chi li commette. Restano in vigore tutte le altre parti del provvedimento e tra queste l' eliminazione dei benefici premiali, quali arresti domiciliari o sconti di pena, la difesa gratuita per le vittime e le aggravanti grazie alle quali ora chi stupra una donna rischia fino a 14 anni di carcere".

TELEFONO ROSA: SIAMO PREOCCUPATE - La decisione della Consulta di prevedere misure alternative alla detenzione in carcere per reati sessuali su minorenni ''preoccupa'' Telefono Rosa. ''Mi chiedo - afferma la presidente Gabriella Carnieri Moscatelli - se in un momento in cui scorre sangue a fiotti per le donne, oggetto di violenza, se persone che si macchiano di questi reati debbano essere rimessi in giro. Come ci cauteliamo?''. Sottolineando che la decisione della Corte Costituzionale dovrà essere approfondita, la presidente dell'associazione impegnata contro la violenza alle donne sostiene che ''se queste persone sono in carcere, ci sara' pure un motivo. Mi preoccupa soprattutto il caso in cui ad essere autore della violenza sia un familiare. In questo caso, come si puo' pensare ad esempio di far stare un padre o un fratello che hanno abusato della figlia o della sorella agli arresti domiciliari? Devo leggere la sentenza - aggiunge Carnieri Moscatelli - ma comunque mi preoccupa soprattutto perché arriva in un momento di violenze fuori controllo contro le donne. Credo questo sia pericoloso''.

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