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Borsellino, Fini: Mangano non è un eroe

Polemiche alle celebrazioni per Borsellino Napolitano: fare luce sulle stragi

19 luglio, 23:21
La manifestazione in via D'Amelio
La manifestazione in via D'Amelio
Borsellino, Fini: Mangano non è un eroe

(di Lara Sirignano)

PALERMO - Un ''golpe'' pensato per accelerare la fine della prima Repubblica, garantito da un ''colossale depistaggio''. Che la strage di via D'Amelio fosse frutto di una convergenza di interessi politico-mafiosi e' ormai analisi condivisa: dalla politica, ma anche dalla magistratura, che sulla stagione che insanguino' la Sicilia e' tornata a indagare. Barlumi di verita' di cui, nel giorno dell'anniversario dell'eccidio di Paolo Borsellino e della sua scorta, parlano pm e parlamentari. E sui quali il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, chiede di fare ''piena luce''. In un messaggio il Presidente della Repubblica ha lanciato un appello affinche' ''i risultati conseguiti grazie all'impegno di magistrati e forze dell'ordine'' siano ''integrati da uno sforzo costante e coerente della societa' civile'', cosi' come ''indispensabile e' il convinto e forte sostegno alle nuove indagini in corso sulla terribile stagione delle stragi''. A Palermo, alla fiaccolata per commemorare Borsellino, oggi c'era il presidente della Camera. Il popolo delle ''Agende rosse'' lo ha accolto con un secco ''No a Schifani, si', invece a Fini''. Quest'ultimo, rispondendo alla domanda di uno dei manifestanti, ha sottolineato che ''Mangano (il mafioso, ex stalliere di Arcore, ndr) non e' un eroe, ma un cittadino condannato per mafia''. Ed e' a questo punto che scatta l'applauso per il presidente della Camera che poco dopo ribadisce: ''in via D'Amelio non fu solo mafia''. Gli inquietanti scenari della trattativa tra Stato e Cosa nostra, i sospetti, ormai piu' che concreti, di una responsabilita' di pezzi delle istituzioni nella morte del magistrato e l'esigenza che presto si arrivi alla verita' hanno accompagnato la giornata dedicata alla memoria. Che anche quest'anno non e' stata priva di polemiche, con l'ormai consueta conta di presenti e assenti a cerimonie e manifestazioni. E' vero, gli anni in cui i palermitani scendevano in strada spontaneamente, gli anni dei lenzuoli appesi, delle piazze piene sembrano un ricordo lontano. Alle 8, col sole gia' alto, via D'Amelio, sventrata 18 anni fa da un'autobomba, e' quasi deserta. Dieci persone che diventano un centinaio con l'arrivo dei ragazzini delle scuole. Nessun politico, nessun uomo del Governo. Il premier Berlusconi affida a una lettera il suo ricordo del giudice; mentre il ministro della Giustizia Alfano fa celebrare una messa in via Arenula. Va meglio nel pomeriggio. Al corteo che, al coro di ''Resistenza'', unisce due luoghi della memoria, via D'Amelio e l'albero Falcone, partecipano circa alcune centinaia di persone e i deputati Beppe Lumia e Fabio Granata. ''I rappresentanti delle istituzioni si vanno a chiudere in caserma perche' hanno paura delle contestazioni, ma e' qui che sono morte sei persone'', commenta, amara, Rita Borsellino, sorella del magistrato. Dall'altra parte della citta', nell'ufficialita' della caserma Lungaro, il presidente del Senato Renato Schifani, una delegazione della commissione Antimafia, guidata dal presidente Beppe Pisanu, e il capo della Dna Piero Grasso depongono corone di fiori in ricordo delle vittime. Il riferimento alla verita' negata su via D'Amelio e sulla stagione terroristico-mafiosa culminata negli attentati a Roma, Firenze e Milano del '93 e' inevitabile. E se Grasso ribadisce che ''e' ormai un dato certo che quella di via D'Amelio, non fu solo strage di mafia''; Fabio Granata, deputato del Pdl, componente dell'Antimafia, va oltre e fa sue le parole del procuratore aggiunto di Caltanissetta Nico Gozzo. ''Il 19 luglio del 1992 - dice - ci fu un vero e proprio golpe che aveva l'obiettivo di accelerare la fine della prima Repubblica''. Un'opinione condivisa dal parlamentare del Pd Walter Veltroni, che parla di ''strage dell'antistato e di convergenza di interessi tra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni'', e dal leader di Idv Antonio Di Pietro. Preferisce non utilizzare il termine ''golpe'', invece, Pisanu, che punta pero' il dito contro ''i troppi silenzi e le parole dette per confondere e ostacolare la ricerca della verita'''. In serata il popolo delle ''agende rosse'' torna a ''presidiare'' via D'Amelio per impedire l'arrivo, peraltro non previsto, del presidente del Senato Schifani, e salutare con un applauso le parole di Fini su Mangano, dopo un accenno iniziale di contestazione. Una accoglienza soft rispetto a quella riservata invece a Milano - dove si e' intitolato un giardino al magistrato ucciso - al ministro della Difesa Ignazio La Russa e al sindaco Letizia Moratti. La giornata del ricordo (e delle polemiche) termina in serata. Con la consueta fiaccolata di Azione Giovani. In prima fila, accanto a Gianfranco Fini, il ministro delle Politiche giovanili Giorgia Meloni, il capogruppo al Senato del Pdl Maurizio Gasparri e il figlio di Paolo Borsellino, Manfredi, che tiene per mano il nipote del magistrato che porta il suo stesso nome. Un corteo con tanti giovani che indossano la maglietta con la scritta ''Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino''.

 

FINI: NON FU SOLO MAFIA, MANGANO NON E' EROE
PRESIDENTE CAMERA A PALERMO PRIMA CONTESTATO POI APPLAUDITO

PALERMO - Un tentativo di contestazione nei confronti di Gianfranco Fini, al suo arrivo in via D'Amelio nel giorno del diciottesimo anniversario della strage, si e' concluso con un applauso al presidente della Camera da parte del popolo delle ''Agende rosse''. Il clima e' mutato cosi' rapidamente che Fini ha sentito soltanto gli applausi fragorosi quando ha detto che Mangano, l'ex stalliere di Arcore condannato per mafia, ''non e' un eroe''. Fini non si e' fermato a questo: parlando delle indagini sulla strage in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino ha aggiunto che ''oggi e' ancora piu' doveroso essere impegnati perche' sta emergendo dalla procura di Caltanissetta che in via D'Amelio non fu solo mafia. Individuare eventuali collusioni e complicita' e' un dovere assoluto che va al di la' di ogni divisione politica''. E ancora: ''Sapere che sulle indagini ci sarebbero stati depistaggi mi suscita indignazione''. Ai ragazzi dell'Agenda rossa, che si schierano con il ''Si' a Fini e no a Schifani'', assente alla cerimonia, il presidente della Camera ha detto che ''bisogna avere rispetto delle istituzioni, anche se in alcuni casi ci sono uomini che non sempre sono all'altezza del ruolo che ricoprono''. Infine, il presidente della Camera ha ricordato gli insegnamenti di Leonardo Sciascia: ''Ricordatevi di lui - dice rivolto ai ragazzi - che aveva visto tante cose giuste, ad esempio sui professionisti dell'antimafia''. Tra i manifestanti si alza un coro: ''Presidente, di professionisti dell'antimafia qui non ce ne sono''. E Fini non si sottrae a chi lo esorta a impedire l'approvazione della legge sulle intercettazioni: ''Lo vedete cosa sta facendo il Parlamento, apportando modifiche al ddl?''. Accesa da Manfredi Borsellino, il figlio del giudice ucciso, la prima fiaccola che da' inizio al corteo promosso da Giovane Italia e dalle associazioni che danno vita al forum ''XIX Luglio'', Fini si schiera in prima fila. Una manifestazione - a differenza del precedente ''faccia a faccia'' con il popolo delle ''agende rosse'', che si svolge in silenzio, senza clamori ne' polemiche.

CAP.ULTIMO: CHI PARLA DI STRAGI DI STATO E' UN CRIMINALE - Chi parla di stragi di Stato, con riferimento a quelle di Capaci e di via D'Amelio, ''e' un vile criminale'' e lavora ''per delegittimare lo Stato e legittimare Cosa Nostra''. Lo dice all'ANSA il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che catturo' Toto' Riina. ''Lo Stato - aggiunge - ha combattuto la mafia. E ha vinto''.

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