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Spatuzza, no a protezione per 'dichiarazioni a rate'

16 giugno, 19:29
Gaspare Spatuzza
Gaspare Spatuzza
Spatuzza, no a protezione per 'dichiarazioni a rate'

ROMA - Gaspare Spatuzza ha ammesso di fare 'dichiarazioni a rate'. Lo rileva la Commissione del Viminale sui pentiti nelle dieci pagine di motivazioni con cui ha rifiutato di ammettere il boss al programma di protezione. E' stato Spatuzza, scrive la Commissione nel documento di cui l'ANSA è in possesso "ad ammettere di avere deliberatamente mantenuto il silenzio su alcune circostanze, per timore delle conseguenze e in attesa di fare ingresso nel programma di protezione". "Non ho riferito subito di queste cose riguardanti Berlusconi - egli ha detto il 6 ottobre 2009 alla D.D.A. di Palermo - perché intendevo prima di tutto che venisse riconosciuta la mia attendibilità su altri argomenti e poi riferirne, sia per ovvie ragioni inerenti la mia sicurezza, sia per non essere sospettato di speculazioni su questo nome nella fase iniziale, già molto delicata, della mia collaborazione".

Spatuzza, nell'interrogatorio del 6 ottobre 2009, in riferimento alle sue dichiarazioni su Berlusconi e Dell'Utri, dice anche:"mi mettono al sicuro e poi ne parliamo anche perché ero convinto che se avrei tirato in ballo questi due soggetti, qualcuno potrebbe venire a dirmi a me che io stavo utilizzando, stavo sfruttando personalità per ottenere il programma di protezione. Ci dissi: no me lo devono dare immediatamente e poi possiamo parlare".

ALFANO, LE DICHIARAZIONI SPATUZZA SONO UTILIZZABILI - Anche se non è stato ammesso al programma di protezione, "le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza sono sempre utilizzabili secondo quanto valuteranno i giudici". Lo ha puntualizzato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a margine di una visita ai cantieri di Ground Zero a New York. La decisione di ieri della commissione del Viminale, ha spiegato il ministro, "é un procedimento amministrativo che si poggia sul rispetto delle leggi che regolano le collaborazioni".

Gaspare Spatuzza "ribadisce la propria disponibilità a collaborare". Lo ha detto il procuratore capo a Firenze, Giuseppe Quattrocchi. Spatuzza, ha spiegato il procuratore "ci ha indirizzato un messaggio con questa sua presa di posizione".

La polemica non si placa, dopo che il ministero dell'Interno ha negato il programma di protezione al boss mafioso.
Alfredo Mantovano è pronto a riferire in commissione Antimafia sulla non ammissione del boss Spatuzza al programma di protezione. "Dopo avere inviato, nella serata di ieri, al presidente della Commissione parlamentare antimafia copia del provvedimento, desecretato, col quale la Commissione centrale sui programmi di protezione ha respinto l'ammissione al programma di Gaspare Spatuzza - afferma Mantovano - ho manifestato al sen. Giuseppe Pisanu l'immediata disponibilità a riferire all'Antimafia le ragioni e gli elementi di fatto che sostengono tale decisione".

"La non ammissione di un dichiarante a un programma di protezione non incide sulla scelta dei giudici di ritenere pienamente utilizzabili nel processo le sue affermazioni". Lo dichiara il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano dopo la decisione della Commissione del Viminale da lui presieduta di non ammettere il boss Spatuzza al programma di protezione. "Una decisione - spiega Mantovano - che proviene da un organo amministrativo, le cui valutazioni non interferiscono e a loro volta sono autonome rispetto a quelle dell'autorità giudiziaria". "I provvedimenti della Commissione da me presieduta - prosegue - sono impugnabili al Tar Lazio; ribadendo di essere pronto da subito a illustrarli in Parlamento, ricordo che si tratta di atti motivati, esito di un lavoro approfondito e articolato che ha impegnato tutti i componenti della Commissione; non si tratta - come emerge dalle asserzioni di un procuratore della Repubblica - di qualcosa di paragonabile a proiettili o a minacce".

Il deputato Pdl e vicepresidente della commissione Antimafia, Fabio Granata, si era detto "colto di sorpresa come tutti" dopo la decisione, seguita alle richiesta di diverse procure, della commissione centrale sui pentiti del ministero dell'Interno di non ammettere al programma di protezione il boss mafioso Gaspare Spatuzza.

"La mancanza di protezione a Spatuzza è una vendetta politica. Un avvertimento e un'intimidazione rivolta a chi conosce i rapporti tra mafia e politica". Lo afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. "La sospensione da parte del governo del programma di protezione al collaboratore di giustizia che ha testimoniato al processo Dell'Utri - aggiunge Donadi - è un fatto gravissimo oltre ad essere quantomeno sospetta. Non è questo il modo di favorire la giustizia, ma evidentemente le priorità del governo sono altre".

"Non è successo molte volte, a mia memoria - sottolinea Granata in una intervista alla Stampa - , con tutte le procure che indagano sulle stragi del '92 e '93, cioé Firenze, Palermo e Caltanissetta, e la Superprocura antimafia, che ci fosse tanta collegialità nella richiesta. Non vorrei ora che la polemica si aprisse non tanto su ciò che Spatuzza ha detto ma su ciò che Spatuzza non ha detto". "Ovviamente - aggiunge - la decisione avrà delle motivazioni che la commissione Antimafia chiederà subito, già tra oggi e domani, al ministero dell'Interno. Le leggeremo con attenzione".

La proposta di ammettere al programma di protezione definitivo il boss è stata rifiutata perché il pentito ha cominciato a fare le sue dichiarazioni ben oltre il limite dei 180 giorni dal giorno in cui ha espresso la disponibilità a collaborare.

"In questi mesi di indagini difficilissime abbiamo ricevuto anche buste con proiettili e minacce di morte, ma mai avevamo avvertito resistenze nella ricerca della verità da parte della politica. La decisione della commissione di non ammettere Spatuzza al programma di protezione è il primo segnale negativo che arriva dalla politica". Lo afferma il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, pm di una delle procure che hanno richiesto il programma di protezione.

Intervistato da Repubblica, Lari spiega che la decisione "mette in difficoltà" i pm che stanno indagando. "Il collaboratore che ci ha consentito di riscrivere la verità sulla strage Borsellino - afferma - potrebbe anche fare marcia indietro. Spero davvero che non accada". "Siamo di fronte alla decisione di un organo amministrativo - spiega inoltre il pm - che non incide sui profili di attendibilità del collaboratore. Per noi Spatuzza resta attendibile".

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