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"In opg di Aversa pazienti legati al letto"

Il direttore dell'ospedale psichiatrico giudiziario: non รจ un lager

20 aprile, 21:11
Un'immagine d'archivio dell'ex boss camorrista Raffaele Cutolo, che il 5 febbraio del 1978 evase dall'opg di Aversa
Un'immagine d'archivio dell'ex boss camorrista Raffaele Cutolo, che il 5 febbraio del 1978 evase dall'opg di Aversa
"In opg di Aversa pazienti legati al letto"

STRASBURGO - ''Inimmaginabile'': cosi' Marc Neve, portavoce e componente del Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa, ha definito la realta' trovata ad Aversa, nell'ospedale psichiatrico giudiziario Filippo Saporito, in occasione della visita effettuata nel settembre 2008.

Mobili ''disgustosamente sporchi'', ratti nel cortile, mancanza dell'attrezzatura piu' basica e strumentazione medica risalente anche a 35 anni fa. In questa struttura, si legge nel rapporto del Cpt diffuso oggi, i reclusi-pazienti che mostravano comportamenti aggressivi venivano immobilizzati anche per dieci giorni a un letto. Per 24 ore su 24 rimanevano legati mani e piedi e al livello del torace senza alcuna possibilita' di muoversi, semi nudi, senza mai essere lavati, su un materasso di lattice con un'apertura centrale sotto la quale era posto un secchio per raccogliere urina e escrementi. Se le condizioni in cui versa questo ospedale preoccupano in modo particolare il Cpt, e' perche' - ha detto Neve all'ANSA - qui e' reclusa ''la categoria di detenuti piu' vulnerabili, quella di cui nessuno parla''. Nella relazione il Comitato pone l'accento anche sui casi di maltrattamento denunciati da detenuti ed esprime ''grande preoccupazione'' per la mancanza di adeguate tutele rispetto all'operato delle forze dell'ordine. ''La sensazione e' che in Italia stia crescendo il livello di impunita' per questo tipo di reato'' ha aggiunto Neve. Oltre ai letti di contenimento, ad Aversa il Comitato ha trovato molti altri elementi che rendono questa struttura poco idonea al ruolo che dovrebbe svolgere. A cominciare dal sovraffollamento riscontrato in occasione della visita. Nel rapporto si sottolinea che la capacita' massima era stata superata sia nel 2007 che nel 2008. Il trasferimento del Centro sotto la supervisione del ministero della Salute avvenuto in concomitanza con la visita del Cpt, si legge nel rapporto, appare ''mal programmato'' e orientato al rafforzamento dell'aspetto carcerario piuttosto che sanitario. In generale, si sottolinea nel documento, la struttura non offre praticamente nessun trattamento terapeutico ai detenuti-pazienti e questo rischia di peggiorarne le condizioni di salute. Ma nel rapporto non si parla solo di Aversa. Il Cpt denuncia in particolare alcuni casi, per cui ha anche trovato prove oggettive, di maltrattamenti avvenuti a opera di poliziotti e carabinieri, soprattutto nell'area di Brescia, mentre effettuavano un arresto o subito dopo. Nel rapporto viene anche evidenziato che il Comitato ha ricevuto un certo numero di denuncie di maltrattamenti, anche queste avvalorate da prove, avvenuti soprattutto nel carcere del Buoncammino di Cagliari. Per evitare il ripetersi di casi simili, o comunque limitarne il numero, il Cpt invita le autorita' italiane a mettere in atto una serie di misure. Prima tra tutte quella di garantire l'accesso immediato a un avvocato subito dopo il fermo, anziche' dopo la convalida dell'arresto. Inoltre nel rapporto si sottolinea il ruolo che devono svolgere i medici presenti nei luoghi di detenzione nel riportare con accuratezza qualsiasi dettaglio che possa costituire prova di un maltrattamento.

 
I DIRETTORI DELLA STRUTTURA:  NON E' UN LAGER
(dell'inviato Alfonso Pirozzi)
 
AVERSA (CASERTA) - Non e' un lager, dal primo gennaio 2009 e' stato dismesso il letto di contenzione, ma il sovraffollamento rende difficili le condizioni di vita dei ricoverati. I responsabili dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa - il direttore sanitario, Adolfo Ferraro, noto psichiatra, e Carlotta Giaquinto, dirigente dell'amministrazione penitenziaria - respingono le accuse contenute nel dossier del Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa. Per Strasburgo, quella dell'Opg di Aversa e' una situazione ''incredibile''.
Ferraro difende il lavoro compiuto nella struttura, ma ammette i problemi: ''Le persone vivono ammassate l'una all'altra, in condizioni di sovraffollamento con presenze che sono il doppio di quelle che sarebbero consentite''. E poi la carenza di personale medico, ''la prevalenza di un modello penitenziario rispetto a quello sanitario''. Ieri alla matricola c'erano 306 internati, con un'eta' media che va dai 45 ai 50 anni, di cui una ottantina gia' dichiarati non pericolosi che potrebbero essere accolti in strutture esterne e che invece continuano a vivere dietro le sbarre, con i ritmi e le restrizioni di un penitenziario. A tutto cio' bisogna aggiungere che l'ospedale psichiatrico giudiziario e' ospitato in un antico convento dell'800. Vecchi padiglioni, nel centro storico di Aversa, protetti da mura altissime vigilate giorno e notte da 94 agenti di custodia,che sono in sottorganico. Quello di Aversa e' stato il primo manicomio giudiziario di Italia. Porta il nome di un noto frenologo, Filippo Saporito. Negli anni '70 divenne famoso perche' si registro' una fuga clamorosa: Raffaele Cutolo, capo della Nco, fece saltare, con una potente carica di esplosivo, il muro di cinta ed evase. Accanto sorgeva il manicomio civile di Santa Maria Maddalena, chiuso alcuni anni fa. Insomma, una vasta isola di sofferenza. Di recente e' stata ristrutturata l'ala che era ospitata nell'antico castello di Ruggiero II, diventato sede della scuola di formazione e di aggiornamento dell'amministrazione penitenziaria. Per l'associazione Antigone l'Opg di Aversa andrebbe subito chiuso perche' il problema evidenziato dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa non ''deriva solo dalle condizioni di sovraffollamento, che certo sono un' aggravante, ma dal meccanismo manicomiale in se' e dalle dinamiche di annullamento sociale''. Ma Carlotta Giaquinto, alla guida della struttura da due anni, assicura che per il trattamento degli internati si seguono ''i protocolli previsti'' e si organizzano varie attivita' per la socializzazione: ''Da tempo e' stata attrezzata un'area verde, alcuni internati seguono un corso di ceramica mentre altri nelle aree esterne si prendono cura di animali domestici''. Intanto pero' i parenti degli internati lanciano un ulteriore allarme: terminata la misura mancano strutture territoriali in grado di seguire chi esce.

 

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