Busta esplosiva a Lega. Digos, non legata a voto
Il ministro Maroni ha convocato il comitato di sicurezza. La Digos, episodi non legati al voto
28 marzo, 09:23
ROMA - "Veri e propri atti di terrorismo politico che intendiamo stroncare senza alcuna esitazione per evitare il rischio di un ritorno agli anni di piombo e garantire la tutela delle libere istituzioni democratiche": così il Ministro dell'Interno Roberto Maroni definisce i "gravissimi episodi di intimidazione avvenuti in questi giorni ai danni di partiti ed esponenti politici, da ultimi quelli di questa notte a Milano, il pacco bomba indirizzato alla Lega Nord e la lettera minatoria contro il Presidente del Consiglio".
La riunione straordinaria del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica si svolgerà a Roma giovedì primo aprile alle ore 10.30.
BUSTA CON MINACCE E PROIETTILE A PREMIER E ESPONENTI PDL - Una busta contenente minacce al premier, Silvio Berlusconi, e ad altri esponenti del Pdl è stata recapitata a Linate (Milano). Ne hanno dato notizia stamani i carabinieri precisando che la busta, di quelle imbottite, e che conteneva anche un proiettile, è stata scoperta ieri nel centro meccanizzato postale, i cui dipendenti hanno subito avvisato il 112. "Farai la fine del topo", c'era scritto sotto il nome del Presidente del Consiglio, che era anche il destinatario della lettera, indirizzata a Villa S.Martino, ad Arcore (Milano).
BUSTA ESPLODE A MILANO, FRASE CONTRO MARONI - Una busta esplosiva è stata invece recapitata, questa mattina prima dell'alba, in un centro postale di Milano, dove ha provocato una fiammata che ha ferito un dipendente. La busta contiene un foglio di rivedicazione con contenuto politico che attacca la Lega Nord. Lo scritto è a firma della Fai, la Federazione anarchica informale. La busta era indirizzata alla sede della Lega Nord in via Bellerio. Nella rivendicazione trovata all'interno della busta esplosa stamani in un centro postale di Milano c'era una frase contro il ministro Maroni. Il particolare, emerso nel corso degli accertamenti, è stato confermato ufficialmente dalla Questura, che conduce le indagini. "Nei Cie si stupra - si legge tra l'altro nel foglio - Maroni complice di questi fatti".
E' accaduto alle 5.40, quando Pietro De Simone, 56 anni, stava smistando della corrispondenza, e ha trovato la busta sospetta. Non ha fatto in tempo a darle una maggiore occhiata che è esplosa, ferendolo, pare in modo non grave, a mani e volto. L'uomo è stato trasportato dal 118 al Policlinico in codice giallo. Sul posto si trovano polizia e vigili del fuoco.
La rivendicazione è dello stesso gruppo della galassia degli anarchici Fai che ha colpito l'Università Bocconi il 15 dicembre scorso. Si tratta del gruppo che si sigla "Sorelle in armi", e che in quell'occasione aveva piazzato in un tunnel dell'ateneo un tubo esplosivo, detonato solo in parte e in un orario notturno, forse per errore.
Sul luogo dell'esplosione, le Poste di piazzale Lugano, nella zona nord della città, si trovano anche gli artificieri, che stanno effettuando ulteriori verifiche ad altri pacchi e buste, e la Digos.
DIGOS, NESSUN COLLEGAMENTO CON ELEZIONI - "Allo stato delle indagini non risulta che la busta esplosiva giunta stamani in un centro postale a Milano per mano della Federazione anarchica informale abbia qualche collegamento con le imminenti elezioni". Lo ha precisato la Digos della questura del capoluogo lombardo durante un incontro con la stampa. "La busta si inquadra in una campagna degli anarchici contro i centri di identificazione ed espulsione - ha spiegato la polizia - e l'unico collegamento plausibile con l'appuntamento elettorale è la ricerca della grande visibilità che offrono questi giorni". Al momento alla polizia non risultano altre buste o altri ordigni inviati a Milano o altrove con la stessa matrice (in occasione dell'attentato alla Bocconi c'era stato un collegamento con un altro fatto analogo avvenuto al Cie di Gradisca di Isonzo). La Digos comunque non esclude del tutto che nelle prossime ore possano verificarsi ulteriori episodi simili.
POSTINO FERITO, IL MITTENTE E' UN VIGLIACCO - "La storia non gli ha insegnato nulla, né con la violenza né con le bombe si può ragionare e conquistare la libertà: io sono orgoglioso di essere un italiano e un lavoratore, mentre lui è un vigliacco". Questo é il messaggio che Pietro De Simone vuol mandare a chi ha confezionato il pacco bomba che gli è esploso fra le mani. Dipendente delle Poste da 30 anni, De Simone stava smistando come ogni mattina la corrispondenza in arrivo. "Erano le 5,50 e stavo finendo il turno: in fondo al carrello ho raccolto un pacchetto bianco di circa 30 centimetri, con l'indirizzo della Lega in Via Bellerio 41 - racconta l'uomo, 57 anni, ricoverato con ustioni di secondo grado a braccia, avambraccia e mani, e contusioni al collo e al bacino - quando l'ho lanciato verso il carrello corrispondente si è accesa una fiammata, il pacco mi è scoppiato in faccia e sono stato scaraventato a terra. Poi non ricordo più nulla".
E' stato dimesso dal Policlinico alle 14.45 Pietro De Simone. Accompagnato dalla moglie e da uno dei suoi tre figli, De Simone è salito su un taxi camminando senza problemi con il collare ortopedico e un cappotto sulle spalle a coprire le braccia e le mani ferite.
"Ho sentito un boato, un rumore sordo e gente che accorreva verso Pietro. Poi ci hanno evacuati. So che lui si è ferito alle mani e si è bruciato i capelli. Era stordito". E' il racconto di uno dei colleghi del postino ferito. "Era poco prima delle 6 e stavamo smistando la corrispondenza quando c'é stata l'esplosione -, riferisce un altro collega. Gli agenti della polizia scientifica sono appena andati via dopo aver messo nel baule dell'auto una busta con del materiale, probabilmente i residui dell'esplosione. Molti sono preoccupati per il futuro: "A volte non ci pensiamo, ma quando accade un fatto così vicino a noi è difficile poi lavorare pensando che ogni lettera può essere un pericolo".
INCHIESTA A POOL ANTITERRORISMO MILANO - Sarà il pm Massimo Meroni, del pool antiterrorismo della Procura di Milano, a occuparsi dell'inchiesta sul pacco bomba indirizzato alla Lega Nord e che é scoppiato in mano a un dipendente delle Poste, ferendolo. Meroni, a cui l'inchiesta è stata affidata dal procuratore aggiunto Armando Spataro, è lo stesso magistrato che si occupa dell'ordigno esploso all'università Bocconi di Milano nel dicembre scorso. Allora esplose in parte un ordigno, confezionato con un cilindro metallico e circa un chilo di dinamite in gelatina, in un tunnel interno dell' ateneo che collega due edifici dell'università. A rivendicare l'attentato, anche in quel caso, era stata la Fai, Federazione anarchica informale. Quel fascicolo di indagine era stato aperto con l'ipotesi di reato di atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi, previsto dall'articolo 280 bis del codice penale. E' probabile che sia lo stesso titolo di reato con cui è stata aperta anche l'inchiesta sul pacco-bomba scoppiato nell'ufficio postale di piazzale Lugano a Milano.
ALFANO, PROFONDA INQUIETUDINE PER QUESTO CLIMA - Le lettere esplosive a esponenti del Pdl e Lega Nord creano una "profonda inquietudine" nel ministro della Giustizia Angelino Alfano. "Si susseguono - ha detto Alfano a margine del Forum di Confragi a Taormina - questi tentativi di intimidazione e di attentati alla vita che sono figli di un clima che non si svelenisce e che tiene tutti i responsabili delle Istituzioni in una condizione di profonda inquietudine". "Speriamo - ha auspicato Alfano - che si possa accertare da dove provengono queste minacce in modo da sconsigliare episodi analoghi".
CALDEROLI, GIOVE TONANTE NON FERMA IL POPOLO - "La Lega è una forza di popolo, una forza tranquilla e decisissima, e non sarà certo un pacco esplosivo a turbare la nostra serenità o la nostra determinazione ad attuare il cambiamento per via democratica": lo ha detto all'ANSA il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, commentando l'episodio di Milano.







