Lisippo: il mozzo che lo pesco', 'vado a riprenderlo'
Athos Rosato, ultimo superstite dell'equipaggio, vola al Getty Museum
20 marzo, 13:06
di Pasquale Faiella
MILANO - Nel 1964, quando in una rete del "Ferri Ferruccio" il peschereccio su cui era imbarcato, restò impigliata una gamba dell'Atleta Vittorioso attribuita a Lisippo, aveva soltanto 15 anni. Athos Rosato, oggi di anni ne ha 61, ma ha ben scolpite nella mente quelle immagini: "E' come se l'avessi davanti agli occhi quella statua, che non sembrava nemmeno tale, che emergeva dal mare, impigliata in una rete da pesca, tutta coperta di ostriche, incrostazioni". Athos era il "muré" di bordo, il mozzo del peschereccio del capitano Romei Pirani, il pescatore di Fano, morto nel 2004, che ripescò l'Atleta del Lisippo, poi finito, come tante opere d'arte, al Getty Museum di Malibù. Athos Rosato è l'unico superstite di quell'equipaggio, l'ex mozzo - diventato nel frattempo un imprenditore facoltoso - è saltato su un aereo e domani sarà a Malibù nel Museo Getty.
"Mi metterò sotto il Lisippo, vestito con uno smoking - dice - e urlerò a tutti che quella statua, come peraltro ha stabilito il tribunale di Pesaro, deve tornare in Italia. E' dell'Italia. Dirò agli americani, sotto la statua, indicandola, che quella meraviglia l'ho tirata io fuori dal mare 46 anni fa, l'ho ripescata io e che appartiene a noi, agli italiani. Ho pensato molto in questi anni al Lisippo e mi son detto che prima di morire, dovevo fare stà cosa. Dovevo andare lì, dagli americani al Getty, mettermi accanto alla statua e dire a tutti che appartiene all'Italia, deve tornare in Italia e in particolare deve essere ammirata e vista a Fano".
Athos non vuole rivelare il punto preciso del ritrovamento si limita a dire che era non a molte miglia dalla costa Croata, al largo del Conero. "Era una zona in cui si andava spesso a pescare - ricorda Athos - e proprio in un punto di quel tratto di mare, era una mattina di estate, tirammo su la rete che a quei tempi veniva issata dall'albero di prua, che apparve la statua. Qualcuno urlò "é d'oro, è d'orò, infatti si era spezzata una gamba evidentemente nel traino dal fondale e riluceva in quel punto dove non ècerano incrostazioni, ma era di bronzo. Ricordo che io stesso con un compagno l'adagiai a prua".
Il resto è storia: il Lisippo venne sepolto e nascosto in un campo di cavoli e poi fu venduto un anno dopo per poco più di tre milioni di lire ad un antiquario di Gubbio. Poi il processo a tre commercianti, che si è concluso con un assoluzione. E intanto l'Atleta Vittorioso ricompare e nel 1974 viene esposto al Getty Museum, e si viene a sapere che era stata acquistata per circa quattro milioni di dollari. Poi il mese scorso la pronuncia del gip del Tribunale di Pesaro che con una ordinanza ha disposto la confisca della statua "ovunque essa si trovi" e il ricorso del 'Getty' in Cassazione. Notizia di oggi é che è stata fissata per il 16 aprile a Pesaro l'udienza camerale davanti al gip Raffaele Cormio per decidere sulla richiesta di sospensione della confisca dell'Atleta di Fano da parte del Museo Getty.
Ed è stato nominato un giudice diverso da quello, Lorena Mussoni, che l'11 febbraio scorso aveva depositato l'ordinanza per far tornare il bronzo in Italia. Insomma l'eterna guerra Italia-Usa, sui reperti archeologici trafugati. "Sa quanto ci ricavai da quella storia? Da quella pesca? - dice con un sorriso amaro Athos - detti a mia madre ottantamila lire, ero il più giovane dell'equipaggio e mi toccarono quei soldi che allora mi sembravano un tesoro: erano davvero tempi duri. La fame era vera fame".
"Voglio andare lì in America, prima di morire e rivedere quella statua che ho tirato fuori dal mare: ero un ragazzino, non potevo capire. Ora sono un vecchio, e la vita mi ha insegnato tante cose, giuste e sbagliate. Una di queste è la dignità: andrò lì, accanto al Lisippo e con dignità dirò che l'Atleta è nostro, lo urlerò a quelli del Getty. Lo devo fare, per i miei compagni del peschereccio che non ci sono più, il loro "muré" non li ha dimenticati".







