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Cucchi: famiglia valuta esposto omicidio

La relazione della commissione parlamentare d'inchiesta: lesioni non causa diretta della morte

18 marzo, 18:20
Stefano Cucchi con il padre
Stefano Cucchi con il padre
Cucchi: famiglia valuta esposto omicidio

ROMA - La famiglia di Stefano Cucchi, il ragazzo romano arrestato per droga e morto il 22 ottobre all'ospedale Pertini di Roma dopo una settimana di agonia, sta valutando di presentare un esposto alla Procura, nei confronti di chi ha avuto in custodia Stefano al Pertini, per omicidio volontario. Lo annuncia la sorella del ragazzo, Ilaria Cucchi.

"Alla luce di quanto si evince dalla relazione della Commissione Parlamentare, dall'inchiesta condotta dal Dap e da quanto emerso nel corso delle indagini dal momento della morte ad oggi - spiega Ilaria Cucchi - i nostri legali stanno valutando l'ipotesi di presentare un esposto alla Procura nei confronti di tutti coloro che hanno avuto in custodia Stefano al Pertini e che, pur accorgendosi della gravità delle sue condizioni, non sono intervenuti per salvargli la vita". "Emerge un quadro di omicidio volontario con dolo eventuale, dove la continua mancata assistenza e il contestuale isolamento hanno reso possibile, concretamente probabile e prevedibile il verificarsi della morte, di cui si è accettato il rischio, continuando a mantenere comportamenti omissivi e illeciti, come nel caso della Tyssenkrupp. In questo quadro - conclude la sorella di Stefano Cucchi - assumerebbe rilievo la pratica pantomimica della rianimazione di Stefano già morto da ore".

MARINO, CI SONO STATE RESPONSABILITA' DEI MEDICI - "Sulla vicenda di Stefano Cucchi, ci sono state responsabilità dei medici, nostro compito è quello di individuarle e di invocare una piena, puntuale e completa attuazione del decreto del presidente del Consiglio dei Ministri del 2008 che indica con chiarezza che chi si trova in stato di detenzione ha gli stessi diritti alla salute di chi non si trova in quelle condizioni".

Lo afferma il presidente della commissione Parlamentare d'inchiesta sull'efficienza del Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino, al termine della votazione finale della relazione sul caso del ragazzo romano morto all'Ospedale Sandro Pertini. Per Marino, inoltre, "qui c'é la sensazione forte della commissione che abbia prevalso la questione degli aspetti cautelativi rispetto a quelli sanitari".

"Ci sono evidenze che il decesso di Stefano Cucchi sia avvenuto qualche ora prima del tentativo di rianimazione, ma non credo che l'intento dei medici sia stato quello di falsificare le cartelle", afferma ancora Marino. "Siamo riusciti a fare un lavoro condiviso, con un voto unanime e questo è importantissimo", spiega aggiungendo che a Stefano Cucchi "sono state probabilmente inferte lesioni traumatiche che però non sono la causa diretta della morte, che invece è avvenuta per disidratazione".

MANCATO MONITORAGGIO SULLE SUE CONDIZIONI - Stefano Cucchi, "dopo aver subito le lesioni ed essere stato ricoverato nel reparto protetto dell'ospedale Sandro Pertini con una procedura del tutto anomala, chiede di parlare con i soggetti sopra citati ma tale colloquio non avrà mai luogo". E' quanto si legge nella relazione finale della commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale che questo pomeriggio è stata votata all'unanimità.

"Cucchi - si legge nella relazione - inizia allora per protesta a rifiutare, almeno in parte, le cure mediche e l'assunzione di cibo e liquidi, rifiuto che lo porterà nel volgere di pochi giorni ai gravi squilibri idroelettrolitici responsabili della morte". In proposito la relazione sottolinea anche che "nessun medico, nella giornata antecedente al decesso, si è probabilmente reso conto che la situazione del paziente aveva ormai raggiunto un punto di non ritorno: così si spiega la mancanza di monitoraggio costante delle sue condizioni e l'omissione di informazioni esaustive circa la possibilità di un imminente evento avverso in assenza di efficace terapia endovenosa".

In tal senso la commissione auspica che l'indagine penale in corso possa chiarire "chi ha inferto le lesioni a Stefano Cucchi, le ragioni di una procedura così anomala per il trasferimento presso la struttura dell'ospedale Sandro Pertini, la responsabilità di chi non ha dato corso alle richieste di colloquio formulate dal detenuto, lasciando così quest'ultimo in una condizione psicologica che ha certamente influito sul rifiuto delle cure, e infine la responsabilità della mancata identificazione prima dell'exitus di una condizione clinica così grave da mettere a rischio la vita".

SORELLA, RELAZIONE DICE CHE STEFANO E' STATO VITTIMA DI PESTAGGIO  - "Sono molto soddisfatta perché la relazione parla chiaro: Stefano è stato vittima di un vero pestaggio. Ora spero che sia riconosciuta la preterintenzionalità delle guardie carcerarie e che la Procura tenga conto di questa relazione". Così Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, commenta la relazione finale della Commissione.

"Sono molto soddisfatta - ribadisce la sorella - perché la relazione conferma quanto noi abbiamo sostenuto sin dall'inizio, ovvero che le fratture ci sono e che sono recenti e compatibili con un pestaggio. Ora mi auguro - conclude - che la smettano con tutte le varie insinuazioni e che non ricomincino a parlare di altro come ad esempio di una caduta accidentale".

RELAZIONE, TENTATIVO RIANIMAZIONE QUANDO ERA MORTO - Per i consulenti tecnici della commissione parlamentare d'Inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, che questo pomeriggio ha votato all'unanimità la relazione finale sul caso di Stefano Cucchi, la morte del ragazzo all'ospedale Sandro Pertini è avvenuta probabilmente due o tre ore prima che il paziente fosse rianimato. "Pertanto - si legge nella relazione - anche il medico che ha praticato le manovre rianimatorie, notando una rigidità dei muscoli del collo e dell'articolazione temporo-mandibolare, sapeva che il paziente era morto da tempo". La relazione, inoltre, sottolinea "la mancanza di qualsiasi supporto in loco descritto per la rianimazione. L'equipe di rianimatori non viene chiamata, ma si riferisce che sarebbe potuta giungere in 5 o 6 minuti".

LEGALE FAMIGLIA, RISULTANZE COERENTI CON NOSTRE TESI - "Le risultanze dell'inchiesta della Commissione Marino sono perfettamente coerenti con quanto sempre sostenuto dalla famiglia Cucchi attraverso i suoi legali e i suoi consulenti". Così l'avvocato Fabio Anselmo, legale dei familiari di Stefano Cucchi, commenta la relazione della commissione parlamentare d'inchiesta. "E' incontestabile - afferma - che il corpo di Stefano denunci in maniera drammatica un politraumatismo diffuso e grave che i testimoni sentiti dai pm riconducono ad un vero e proprio feroce pestaggio. Le due fratture alla colonna vertebrale, numerose infiltrazioni emorragiche allo stomaco e all'apparato vescicale, e gli ematomi ed edemi presenti sul viso, sulla testa e sulla schiena di Stefano costituiscono un drammatico ma formidabile atto di accusa nei confronti di coloro che ne avevano la custodia". "E' vero - conclude Anselmo - e l'abbiamo sempre riconosciuto, che dette lesioni non possono considerarsi direttamente di per sé sole causative della morte, ma è altrettanto vero che se quello non fosse stato il quadro generale di Stefano all'ingresso del Pertini, questi non sarebbe morto il 22 ottobre 2009. Per il nostro sistema giudiziario si tratta di una classica ipotesi di omicidio colposo per colpa medica che si innesta su una condotta violenta altrui sanzionabile come omicidio preterintenzionale".

DIFENSORE FIERRO, NULLA E' STATO ANCORA APPURATO - "Allo stato niente è stato ancora appurato. Peraltro, del tutto inverosimili appaiono le valutazioni sulla perdita di peso che il paziente avrebbe accusato durante il periodo di ricovero". Lo afferma l'avvocato Gaetano Scalise, difensore di Aldo Fierro, responsabile del reparto penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini, uno dei medici indagati per il caso Cucchi. "Appare davvero sorprendente - prosegue - che la Commissione Parlamentare, e non i consulenti di questa, in corso di indagini cosi' delicate e nell'attesa del deposito da parte dei consulenti tecnici del pm, abbia fornito alla stampa, prima ancora di depositare la relazione in Procura, degli elementi cosi' sensibili circa le cause della morte del giovane Cucchi''.

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