Mafia, smantellata rete boss Messina Denaro
Operazione Golem 2, 19 fermi nel trapanese
16 marzo, 18:28TRAPANI - Un'operazione finalizzata a smantellare la rete di favoreggiatori del superboss latitante Matteo Messina Denaro, indicato come il nuovo capo di Cosa Nostra, è in corso dalle prime ore di oggi in provincia di Trapani. Gli investigatori della Polizia di Stato appartenenti al Servizio Centrale Operativo ed alle Squadre Mobili di Trapani e Palermo, stanno eseguendo 19 fermi emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo.
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, danneggiamenti e trasferimento fraudolento di società e valori. Secondo l'accusa farebbero parte della struttura trapanese di Cosa Nostra; alcuni di loro sono legati anche da vincoli di parentela con il boss latitante attorno al quale gli investigatori hanno fatto ormai "terra bruciata". In questo momento sono impiegati oltre 200 agenti della Polizia che stanno operando, con l'ausilio di unità elitrasportate, nella zona di Castelvetrano, il paese natale di Matteo Messina Denaro. Contestualmente all'esecuzione dei provvedimenti di fermo, gli investigatori della Polizia, con il supporto dei Reparti Prevenzione Crimine, stanno eseguendo 40 perquisizioni, in diverse regioni italiane nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta, Torino, Como, Milano, Imperia, Lucca e Siena.
L'operazione è stato denominata in codice Golem 2. Gli arresti costituiscono infatti il seguito dell'operazione Golem 1 del giugno scorso, condotta da uno speciale team investigativo, con l'obiettivo di disarticolare la rete di complicità che avrebbe favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano infatti alcuni fedelissimi del padrino trapanese che avrebbero svolto il ruolo di "postini" per recapitare la corrispondenza del boss contenente ordini e disposizioni. Gli investigatori sono riusciti a "intercettare" alcuni pizzini attribuiti a Messina Denaro, che in passato aveva avuto un fitto scambio epistolare con Bernardo Provenzano e i boss Lo Piccolo. In cella sono finiti anche alcuni elementi di spicco di Cosa Nostra trapanese, tra cui i reggenti delle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna e Marsala che avrebbero svolto un ruolo di raccordo tra Messina Denaro e i suoi affiliati nonché con i vertici delle cosche palermitane.
IN CELLA ANCHE FRATELLO BOSS MESSINA DENARO - Dall'inchiesta Golem 2 che ha portato Al fermo di 19 presunti fiancheggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro emerge che il capomafia si serviva di fiancheggiatori insospettabili incaricati di gestirne la latitanza e di occuparsi degli affari della famiglia. Tra i fermati anche il fratello del padrino, Salvatore Messina Denaro.
SMANTELLATO 'SERVIZIO POSTALE' DI COSA NOSTRA - "E' stato scoperto e disarticolato quello che era un verso e proprio 'servizio postale' utilizzato negli ultimi 14 anni dal superlatitante Matteo Messina Denaro per comunicare, attraverso i pizzini, gli ordini del boss divenuto ormai il capo di Cosa Nostra". Lo ha detto in un'intervista a Sky Tg24 il funzionario del Servizio Centrale Operativo della Polizia, Vincenzo Nicolì, commentando i risultati dell'operazione Golem 2 che ha portato al fermo di 19 presunti fiancheggiatori del capomafia trapanese. Il funzionario di polizia ha sottolineato che Messina Denaro si serviva di una rete capillare, formata da alcuni familiari e dai suoi fedelissimi, per comunicare le disposizioni da impartire all'organizzazione attraverso il sistema ormai rodato dei famigerati "pizzini", la forma di comunicazione imposta da Bernardo Provenzano per sottrarsi alle intercettazioni.
MARONI, PRENDEREMO ANCHE MESSINA DENARO - "Si sta stringendo il cerchio attorno al latitante numero uno, Matteo Messina Denaro. L'operazione dello Sco della Polizia a Trapani è un passo decisivo perché si è fatta terra bruciata attorno al boss dei boss: sono ottimista che al più presto sapremo catturare anche lui". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, parlando dell'operazione antimafia conclusa a Palermo in cui, ha aggiunto, "é stata smantellata la rete postale del latitante più pericoloso". Maroni ne ha parlato nel corso dell'inaugurazione del body scanner all'aeroporto di Malpensa.
SCHIFANI, CONGRATULAZIONI A FORZE ORDINE - Appresa la notizia dell'importante operazione antimafia messa a segno dalla Polizia di stato di Trapani e Palermo, che ha portato al fermo di diciannove persone, tra cui Salvatore Messina Denaro, fratello del boss Matteo ancora latitante, il presidente del Senato, Renato Schifani, esprime le sue più sincere congratulazioni alle Forze dell'ordine e alla Magistratura. "Questo risultato fondamentale nella lotta alla mafia - ha precisato il Presidente Schifani - costituisce un ulteriore conferma della capacità, professionalità e competenza di quanti, Forze dell'ordine e Magistratura, continuano senza sosta a contrastare la criminalità organizzata nella difficile terra di Sicilia, che ha però voglia di riscatto".
ALFANO, COLPO DURISSIMO A COSA NOSTRA - "Quello inferto oggi alla mafia siciliana è un colpo durissimo, non tanto e non solo per i numerosi arresti e perquisizioni in diverse città italiane; ma, soprattutto, perché è stata smantellata buona parte della rete di complici e favoreggiatori messa in piedi dal boss Matteo Messina Denaro per favorire la propria latitanza e, al contempo, per comunicare ordini e disposizioni agli affiliati all'organizzazione criminale". Lo afferma, in una nota, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, commentando la notizia dell'operazione Golem 2. "Ai magistrati della procura distrettuale antimafia palermitana, agli uomini del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e delle Squadre Mobili di Trapani e Palermo - aggiunge il guardasigilli - esprimo la mia gratitudine per questo straordinario successo, frutto di un impegno investigativo incessante, importante tappa per assicurare al più presto alla giustizia il boss Matteo Messina Denaro, attuale capo di cosa nostra".







