Era brava a rubare, bimba rom venduta per 200mila euro: 3 arresti a Trieste
13 marzo, 18:56TRIESTE - Talmente brava e lesta a rubare da meritarsi il soprannome di 'Kali'' e da 'valere', sul mercato criminale dei piccoli schiavi, ben 200 mila euro: e' la bambina rom di 13 anni, che sarebbe stata 'venduta' dalla madre e dal padre, due rom croati, ad una coppia di connazionali della stessa etnia, ospiti nel campo nomadi di Corezzola (Padova), per venir impiegata nei furti in appartamenti o villette.
La 'transazione' - secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Trieste con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia - sarebbe avvenuta nello scorso settembre nel capoluogo giuliano. A mettere in moto gli investigatori era stato, sei mesi fa, il fermo, a Trieste, di due minori rom, ridotti in schiavitu' insieme ad altri coetanei e scoperti mentre stavano mettendo a segno un furto in un appartamento. Le indagini hanno dimostrato che gli sfruttatori per diversi mesi avevano esercitato sui bambini uno stato di soggezione con minacce e violenze sistematiche, costringendoli a rubare in appartamenti nelle province di Trieste, Trento, Vicenza, Verona, Brescia e Reggio Emilia. Se i piccoli non portavano indietro soldi e oggetti d'oro, oppure ne portavano pochi, scattavano insulti e vessazioni di ogni genere. La banda di zingari e' finita in carcere nel dicembre scorso, in un altro filone di indagine su abusi commessi ai danni di minori, denominato ''Gipsy child'', mentre nel caso di 'Kali'', che e' stata recentemente segnalata in Francia con un'altra famiglia di rom, tre dei quattro adulti protagonisti della vicenda sono stati arrestati in questi giorni per acquisto e alienazione di schiavi e rischiano una condanna ad oltre venti anni di reclusione. Sono il padre Giovanni Duric, di 36 anni, e i presunti acquirenti, Luciana Braidic e Nebojisa Duric, entrambi di 46 anni. La mamma della bambina e' ricercata in campo internazionale, in esecuzione di un mandato di cattura europeo emesso dalla Procura della Repubblica di Trieste. Davanti agli inquirenti - a quanto si e' saputo - gli indagati si sarebbero difesi affermando che non si e' trattato di una 'vendita' della ragazzina per impiegarla in atti illeciti, ma di un normale versamento di denaro per dare in moglie la bambina, cosi' come e' tradizione dell'etnia rom. I funzionari della Squadra Mobile, pero', non credono a questa versione e, dopo l'esecuzione degli arresti, continuano, in particolare in Croazia, nelle ricerche della madre della tredicenne.






