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E' morto a Roma Alberto Ronchey, giornalista e scrittore

E' stato direttore della Stampa e ministro con Ciampi e Amato

08 marzo, 17:00
Morto Alberto Ronchey
Morto Alberto Ronchey
E' morto a Roma Alberto Ronchey, giornalista e scrittore

ROMA - Alberto Ronchey, 83 anni - morto venerdì scorso, ma la notizia è stata diffusa solo oggi ad esequie avvenute - era nato a Roma il 27 settembre 1926. Dopo la laurea in giurisprudenza, cominciò l'attività di scrittore e soprattutto quella di giornalista: durante l'occupazione tedesca fu collaboratore della 'Voce Repubblicana' e divenne segretario della Federazione giovanile repubblicano fino al 1946. Per molti anni fu inviato speciale de 'La Stampa' di cui divenne in seguito direttore. Nel 1973 lasciò il giornale tornando a Roma, pur conservando con il quotidiano un rapporto di collaborazione per la politica estera. Passò in seguito al 'Corriere della Sera' come editorialista e inviato speciale per dimettersi dal giornale nel 1981 e approdare a 'Repubblica' diventando editorialista del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Nel giugno del 1992 assunse la carica di ministro dei beni culturali nel governo di Giuliano Amato e fu confermato nel dicastero nell'aprile dell'anno dopo da Carlo Azeglio Ciampi. Nel suo mandato come ministro Ronchey si contraddistinse per una serie di provvedimenti tesi a migliorare il sistema-cultura in Italia, come la legge varata per dare efficienza a musei statali, biblioteche e archivi, con servizi di vendita di pubblicazioni e di ristoro (legge n.4 del 14 gennaio 1993). Fu più di uno il caso in cui assunse decisioni difficili come il ricorso alla mobilità del personale per tenere i musei aperti nei giorni festivi o gli 'sfratti' dati alla musica rock dall'Arena di Verona, alla lirica da Caracalla ed alle bancarelle dagli Uffizi. Autore prolifico, ha coniato due neologismi entrati oramai nel linguaggio comune: 'lottizzare' per descrivere la spartizione degli incarichi in un ente, in specie nella Rai, in base all'appartenenza politica dei candidati piuttosto che alle loro capacità professionali; il secondo è invece 'Il fattore K' (dal russo Kommunizm, Comunismo), per spiegare la mancata alternanza al governo dell'Italia legata alla presenza di un grande partito comunista che, per ragioni di alleanze ed equilibri internazionali, non poteva giungere al potere.

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