Ucciso a 17 anni perche' rifiuto' il clan, 3 arresti
Era questo il movente dell'omicidio di Ciro Fontanarosa, avvenuto nel 2009 a Napoli
08 marzo, 18:29
NAPOLI - Fu ucciso come un boss, a soli 17 anni, per il rifiuto di affiliarsi a un clan della camorra. Era questo il movente dell'omicidio di Ciro Fontanarosa, avvenuto il 25 aprile del 2009 a Napoli: per quel delitto i carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno arrestato tre uomini, due dei quali accusati di essere il mandante e l'esecutore del crimine. In manette sono finiti Ettore Bosti, 30 anni, figlio di Patrizio, il capo dell'omonimo clan camorristico operante nel centro storico di Napoli, e Vincenzo Capozzoli, 34 anni: il primo avrebbe ordinato l'omicidio per punire il giovanissimo Fontanarosa del suo no all'ingresso nella cosca, il secondo avrebbe eseguito il delitto con particolare ferocia, esplodendo sette colpi di pistola contro la vittima. Per favoreggiamento aggravato è stato invece arrestato Cristian Barbato, 22 anni, cugino della vittima e testimone dell'agguato, che avvenne nel quartiere Arenaccia. Le indagini dell'Arma sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Secondo la ricostruzione fatta dai magistrati della Dda, il 17enne Ciro Fontanarosa fu eliminato per dare un segnale ai piccoli delinquenti della zona che rifiutavano di sottostare alle direttive del clan. Insofferente agli avvertimenti ricevuti dalla cosca, Fontanarosa era figlio di Antonio, malvivente morto al termine di un tentativo di rapina in un ufficio postale di Secondigliano, alla periferia di Napoli. Il 5 gennaio del 1999, quando aveva 31 anni, l'uomo sbucò da un foto praticato nel pavimento dopo aver scavato un cunicolo nelle fogne per arrivare dentro l'ufficio. Qui, però, si trovò di fronte un carabiniere che doveva compiere alcune operazioni postali. Il militare intimò l'alt; Fontanarosa, che era armato, non si fermò, e il carabiniere sparò, uccidendolo. Ciro Fontanarosa, cresciuto in un contesto difficile e segnato da questo episodio, era diventato a sua volta una "testa calda". Nel momento in cui fu deciso il suo omicidio, a capo del clan Contini, cosca storica del centro di Napoli, c'era Ettore Bosti, figlio dell'indiscusso padrino Patrizio (arrestato dai carabinieri in Spagna nel 2008 e detenuto da allora in regime di 41 bis). Ettore Bosti ordinò l'eliminazione di Fontanarosa per ribadire la volontà di assoluto controllo del territorio da parte della cosca, ed evitare che proliferassero attività criminali estranee agli ordini del clan. Le indagini, sottolineano gli inquirenti, si sono svolte in un ambiente caratterizzato da assoluta omertà: da qui l'arresto del cugino della vittima, che malgrado fosse stato testimone oculare dell'omicidio si era sottratto ad ogni forma di collaborazione con gli investigatori temendo ritorsioni violente. Per ricostruire le responsabilità sono state decisive, ricorda la Dda, le intercettazioni telefoniche e ambientali; altrettanto importanti le dichiarazioni di un pentito, anche lui di giovanissima età, che da sempre gravita nell'orbita del clan Contini.







