Vallanzasca: primo giorno di lavoro, fuga dalla stampa
Condannato a 4 ergastoli, è in carcere da 40 anni
08 marzo, 19:43
di Stefano Rottigni
MILANO - La prima giornata di lavoro esterno di Renato Vallanzasca è cominciata molto presto. Quasi all'alba, nella speranza, vana, di sottrarsi all'attenzione di fotografi e cameramen. Dall'abitazione della moglie, Antonella D'Agostino, alla periferia di Milano, dove si trovava in permesso, il Bel René é uscito prestissimo per andare alla cooperativa Ecolab, una pelletteria gestita in cooperativa che dieci anni fa fu fondata dalla moglie stessa. Vi tornerà ogni giorno con l'obbligo di rientrare alle 19 nel carcere di Bollate.
L'ex capo della Mala milanese come è stato accolto da quelli che saranno i suoi compagni di lavoro quotidiano? "E' stato trattato come tutti gli altri", ha spiegato Massimo D'Angelo, responsabile di Ecolab: "E' una persona che sta cercando di capire se questa esperienza può essere utile per lui, per gli altri, per la società".
Vallanzasca oggi è stato inserito nel suo gruppo di lavoro. "Gli sono state fatte vedere le borse che facciamo - ha proseguito D'Angelo -. Gli sono stati spiegati i prodotti che confezioniamo. Per noi è normale che detenuti giungano da noi e spero che questo sia normale anche per una società civile". Il bandito che terrorizzò Milano a cavallo tra gli anni '60 e '70, quindi, si è munito di taglierino e altri arnesi e ha cominciato a lavorare sui modelli di borse, portafogli e altro che la pelletteria produce, anche per grandi marchi. Finito l'orario di lavoro, alle 17, per sfuggire all'assedio di troupe televisive, fotografi e cronisti, che hanno presidiato per tutto il giorno l'entrata della pelletteria, i responsabili li hanno distratti facendo ventilare qualche dichiarazione del Bel René da raccogliere nel laboratorio. Vallanzasca è 'evaso' da un'uscita secondaria, davanti alla quale lo attendeva una Panda di colore rosso che qualche tempo dopo l'ha riportato a Bollate.
All'inizio della giornata di lavoro, Vallanzasca è sembrato emozionato ai compagni, anche, probabilmente, per la rilevanza mediatica che ha avuto la concessione del lavoro esterno, dopo quasi 40 anni scontati. Un beneficio che spetta anche agli ergastolani che abbiano scontato almeno dieci anni di pena, che il detenuto chiede e il cui programma è redatto dagli operatori del carcere e che poi è approvato dal giudice di sorveglianza. Vallanzasca, che già nel carcere di Voghera (Pavia) aveva cominciato a lavorare come grafico ed è stato condannato a quatto ergastoli e 260 anni, oggi ha intrapreso questa nuova esperienza, tra tavoli da lavoro, cucitrici e, soprattutto, altre persone che vivono o hanno vissuto il carcere, oppure soffrono di problemi di adattamento. I suoi nuovi compagni di lavoro l'hanno trovato "tranquillo", anche "simpatico".
"Ha lavorato soprattutto con me - ha raccontato Antonella - l'ho messo sotto io a lavorare. Gli ho spiegato i vari modelli. Ha fatto il caffé per tutti tre volte". Vallanzasca, intanto, lasciava la cooperativa coprendosi con il cappuccio del giubbotto scuro, nella vana ricerca di un anonimato, almeno in quel momento.







