Auto con esplosivo a Reggio Calabria, un arresto
Non ci sarebbero legami con visita Napolitano
22 gennaio, 23:20Correlati
(di Ezio De Domenico) REGGIO CALABRIA - Si rafforza la pista dell'intimidazione nelle indagini sull'automobile carica di esplosivo e di armi trovata ieri nei pressi dell'aeroporto di Reggio Calabria in coincidenza con la visita in città del Presidente della Repubblica. L'ipotesi che trova sempre più corpo è quella di un "messaggio" che la 'ndrangheta ha voluto lanciare alle istituzioni in un giorno di particolare significato in citta' sotto l'aspetto istituzionale. Una tesi di cui si è detto convinto anche il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, "L'auto con l'esplosivo - ha detto il procuratore - non sembrava pronta a esplodere, ma il messaggio delle cosche è stato chiaro: 'guardate cosa riusciamo a fare proprio sotto i vostri occhi'". Se quella dell'intimidazione e del "messaggio" lanciato dalle cosche è la pista giusta lo confermeranno le indagini dei carabinieri e della Dda di Reggio Calabria. Che stamattina, intanto, hanno segnato una novità importante con l'arresto da parte dei carabinieri di un carrozziere, Francesco Nocera, di 45 anni, accusato di favoreggiamento personale aggravato dalle modalità mafiose. Nocera, che ieri aveva denunciato il furto dell'automobile (una Marea) sulla quale sono stati trovati due bombe, due fucili e due pistole, oltre ad una tanica di benzina, viene indicato come persona vicina alla cosca Ficara-Latella, che ha il controllo del territorio a Saracinello-Ravagnese, il quartiere in cui è stata trovata l'automobile. E' stato Nocera a denunciare ieri mattina, un'ora e mezza prima del ritrovamento, il furto della Marea con l'esplosivo e le armi.
In realtà il carrozziere, secondo quanto è emerso dalle indagini, avrebbe prestato la vettura, che custodiva nella sua officina per conto del proprietario, risultato estraneo alla vicenda, per un'azione criminale. L'auto è stata poi abbandonata in tutta fretta perché la zona stava per essere sottoposta ai controlli per l'arrivo del Presidente della Repubblica. Secondo i carabinieri, le armi ed i due ordigni dovevano servire per un'azione delittuosa di tipica matrice 'ndranghetistica interrotta dalla consistente presenza di forze dell'ordine in quella zona. Oltre alla potenzialità delle armi rinvenute ed alle modalità del loro approntamento, a dare una chiara connotazione 'ndranghetista della vicenda, hanno riferito ancora i carabinieri, concorrono la personalita' di Nocera ed i suoi rapporti con esponenti della criminalità organizzata. S'infittisce, intanto, il mistero sulle modalità di ritrovamento dell'automobile. I carabinieri hanno riferito che la vettura, parcheggiata a circa cinquecento metri dal percorso seguito dal corteo del Presidente della Repubblica, è stata trovata nel corso dei controlli effettuati in relazione alla visita dal Capo dello Stato. Da fonti della Dda, invece, si è appreso che a mettere i militari sulla buona strada è stata una fonte confidenziale che, guarda caso, ha scelto proprio il giorno della visita del Capo dello Stato per fare la propria rivelazione ai carabinieri. Circostanza che mette a nudo la volontà chiara delle cosche di creare in città una condizione di tensione e di allarme. Una situazione che ha indotto il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a ribadire quanto aveva già affermato nelle settimane scorse dopo l'attentato alla Procura generale di Reggio. Episodio che, secondo gli investigatori, si collegherebbe allo stesso movente in cui s'inquadra l'episodio di ieri. "Lo Stato - ha detto Alfano - non si farà intimidire. Lo Stato c'é ed è forte, più di tutte le organizzazioni criminali messe insieme". Sulla vicenda è intervenuto anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, secondo il quale "quello che è accaduto a Reggio Calabria è inquietante perché fa seguito anche agli esplosivi che furono fatti esplodere davanti alla Procura giorni fa".
ALFANO,STATO NON SI FARA' INTIMIDIRE - "Lo Stato è forte e non si farà intimidire". Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, 24 ore dopo il ritrovamento a Reggio Calabria della Fiat Marea carica di armi ed esplosivo a poca distanza dal percorso seguito dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel corso della sua visita in città, ribadisce che l'azione del governo non si fermerà anche se la 'Ndrangheta sembra chiaramente voler alzare il livello di scontro. Ma, al di la' dello scontato impegno delle istituzioni, i dubbi sulla 'matrice' del gesto e sulle modalità del ritrovamento restano in piedi. In sostanza, se si sia trattato di un'intimidazione della 'Ndrangheta, ''nervosa" per i colpi inferti alle cosche, come sostiene il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso, o di un' "azione delittuosa" da inquadrare nella lotta tra le famiglie criminali che si spartiscono Reggio, ipotesi su cui sembrano indirizzarsi gli investigatori, nessuno oggi può dirlo con certezza. Che c'entri la 'Ndrangheta, nessuno lo esclude sia tra gli investigatori sia tra i magistrati. Ma in una terra dove le 'ndrine controllano ogni centimetro, non è certo questo il problema: piuttosto, è fondamentale trovare elementi concreti che consentano di inquadrare qual è la realtà che sta dietro il ritrovamento. Uno c'é già: la telefonata ai carabinieri per segnalare la presenza dell'auto, arrivata prima che il carrozziere poi arrestato facesse la denuncia di furto, non è stata fatta da un anonimo ma da una fonte confidenziale ritenuta attendibile. Ciò starebbe a significare che - se non si vuole ipotizzare il doppio gioco da parte delle fonte - non sarebbe stata la 'Ndrangheta a far arrivare il 'messaggiò bensì qualcuno che voleva fermare l'azione delle cosche. Fonti investigative qualificate e d'intelligence fanno inoltre notare che a pochissima distanza dal punto in cui è stata trovata l'auto, abita un boss: l'arsenale lasciato sotto casa, dunque, potrebbe essere un 'messaggio' rivolto proprio a lui. Oppure, come ritengono le stesse fonti, era lì pronto per essere utilizzato per un'azione delittuosa: una rapina o un atto estorsivo. Una tesi confermata dalla presenza dei passamontagna nella Marea. Saranno comunque le indagini a chiarire meglio il contesto. Che per il procuratore Piero Grasso resta quello di un'intimidazione verso lo Stato, così come la bomba piazzata davanti alla procura generale di Reggio la notte del 3 gennaio.
"L'auto con l'esplosivo non sembrava pronta a esplodere ma, piuttosto a intimidire - dice infatti - anche perché è stata piazzata durante un grande spiegamento di forze dell'ordine per la visita a Reggio Calabria del capo dello Stato. Come a dire 'guardate cosa riusciamo a fare proprio sotto i vostri occhi'". Un'intimidazione che è una "fibrillazione della 'Ndrangheta, una reazione nervosa alla cattura di latitanti e all'aggressione dei beni mafiosi come il sequestro del Café de Paris a Roma". Dunque non una "reazione dettata dalla paura, ma una sofferenza per la lotta che lo Stato sta conducendo contro i clan". Tesi che trovano conferme nelle parole del procuratore aggiunto della Dda Enzo Macrì. Il ritrovamento dell'auto, afferma, "non può non essere collegato alla presenza" di Napolitano. "Secondo me tutti gli episodi avvenuti dal 3 gennaio in poi hanno una logica comune e bisogna capire qual è questa logica". Intimidazione o guerra tra cosche, la risposta dello Stato sarà comunque sempre la stessa. "Non ci faremo intimidire - assicura il ministro della Giustizia Angelino Alfano - lo Stato c'é ed è forte, più di tutte le organizzazioni criminali messe insieme. Hanno provato a spaventare la procura generale di Reggio e noi abbiamo inviato sei magistrati in più. E' la risposta dello Stato che intende espiantare il cancro della 'Ndrangheta in Calabria con metodi risoluti e forti''. Il ministro ha anche ricordato che giovedì prossimo si terrà un Consiglio dei ministri proprio a Reggio e in quell'occasione verrà approvato il Piano straordinario Antimafia messo a punto con il collega degli Interni Roberto Maroni. Un piano che prevede, tra l'altro, la creazione - proprio a Reggio Calabria, in un immobile sottratto alla 'Ndrangheta - dell'Agenzia nazionale per la gestione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. E ancora: l'istituzione del Codice Antimafia, una raccolta di tutte le leggi sulla criminalità organizzata approvate fino ad oggi e il potenziamento della Procura nazionale antimafia.







