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Berlusconi da Napolitano, 'parlato delle cose da fare'

Avrebbe illustrato al presidente della Repubblica il piano delle riforme

11 gennaio, 20:46
Berlusconi
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Berlusconi da Napolitano, 'parlato delle cose da fare'

L'offensiva diplomatica di Silvio Berlusconi, alla ripresa dei lavori, non poteva che partire dal presidente della Repubblica. Berlusconi ha illustrato a Napolitano le direttrici sulle quali intende muoversi: riforme istituzionali, riforme economiche e sociali (e tra di esse quella del fisco), riforma della giustizia. Superfluo sottolineare come quest'ultima resti lo scoglio sul quale rischia di naufragare il timido tentativo di confronto avviato con l'opposizione.

Pier Luigi Bersani, dopo aver ripetuto per giorni che il Pd non appoggerà mai le leggi ad personam, ha avvertito che il pericolo è di non iniziare nemmeno il dialogo se, come sembra, il centrodestra procederà "a testa bassa" su processo breve e legittimo impedimento. Il Pdl, per bocca di Paolo Boniauti, ritiene che si tratti di un atteggiamento dettato dall'impossibilità di prendere le distanze dall'area Franceschini e da Antonio Di Pietro. Ma tutti si rendono comunque conto che il segretario democratico non può certo sedere al tavolo della trattativa senza contropartite: e la decisione del Pdl di presentare in Senato un nuovo testo del processo breve senza una discussione preliminare (sebbene esso accolga in parte le richieste dell'opposizione) non sembra fatta per agevolarne il compito.

Berlusconi dice che con Napolitano è andato tutto bene ma non è chiara la "road map" sul quale capo dello Stato e capo del governo possano aver convenuto. L'impressione è che il premier punti comunque a far digerire la sua "blindatura" contro i "processi ad personam" per poi compiere una serie di aperture sui numerosi tavoli di negoziato in programma: riforme costituzionali (si dovrebbe partire dalla bozza Violante), riforme economiche (le due aliquote fiscali costituiscono solo un punto d'arrivo, ci potrebbero essere aperture sul quoziente familiare e sugli studi di settore) e una complessiva riforma della giustizia sulla quale - se inquadrata in una trattativa più generale - il Pd si è detto disponibile a confrontarsi.

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