Brenda, l'enigma del computer
Estrapolati solo in parte. La verita' di Natalì
25 novembre, 21:03Correlati
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ROMA - Sono 60 mila i file, tra visibili e cancellati, presenti nel computer di Brenda, la transessuale testimone nell'inchiesta sul caso Marrazzo trovata morta il 20 novembre scorso per asfissia da fumo nel suo monolocale di via Due Ponti, a Roma.
I consulenti tecnici nominati dalla procura stanno completando la scansione dell'hard-disk del pc: al momento è stato recuperato il 16 per cento del contenuto, e tra oggi pomeriggio e domani il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli saranno aggiornati su quanto trovato. Stamattina inquirenti ed investigatori hanno compiuto un nuovo sopralluogo nell'abitazione di Brenda alla ricerca di ulteriori elementi utili per la ricostruzione delle modalità culminate nella morte della trans.
Prossimamente sarà risentita in procura la trans China, che nel programma "Porta a Porta" di qualche giorno fa ha parlato di circa 30 mila euro consegnati a Brenda dall'ex presidente della Regione Lazio. Circostanza, quest'ultima, non riferita quando fu sentita la prima volta dopo la morte della collega, ed amica del cuore, brasiliana.
LA VERSIONE DELLA TRANS NATALI': MARRAZZO NON DROGATO E IGNARO RICATTO
La sua lunga e affettuosa amicizia con Piero Marrazzo ("lo conosco dal 2001, ci raccontavamo le nostre cose"), la morte di Brenda ("altri potevano volerla morta, perché quando si ubriacava rapinava i clienti e chiedeva soldi ai trans") ma soprattutto quel 3 luglio in cui fu sorpresa con l'ex presidente della Regione Lazio: la trans Natalì, uno dei personaggi principali dell'affaire Marrazzo ha raccontato ieri sera a Porta a Porta la sua versione della vicenda.
Con diversi punti fermi: "Marrazzo non sapeva del ricatto, e quella sera Cafasso non c'era: c'erano solo due carabinieri in borghese". "Marrazzo - ha raccontato Natalì al programma di Bruno Vespa - non ha mai portato né mi ha chiesto di portare droga. Non so cosa succedesse con gli altri, ma sapeva che io non mi drogo e che la droga non mi piace". Natalì ha poi ricostruito come nella vicenda siano entrati i trans Brenda e Michelle: li aveva conosciuti, secondo la brasiliana, nel marzo scorso.
Avevano fatto delle foto e Marrazzo aveva chiesto loro di cancellarle. Trentamila euro? Sono troppi: i trans tendono a esagerare e Piero non sapeva del ricatto perché riteneva che le foto fossero state cancellate. Ma non ne aveva la assoluta certezza". Poi, davanti alle telecamere, ha raccontato di quel 3 luglio: dopo il blitz, ha spiegato, nel corso del quale 2 volte è stata chiusa sul balcone senza la possibilità di veder nulla, Marrazzo l'ha richiamata a casa sua: non sapeva del filmato e mi ha chiesto di non dire a nessuno ciò che era successo". Natalì ha inoltre affermato di aver visto il filmato, anche se può rivelarne solo alcune parti: "all'inizio - ha raccontato - ci sono io che apro la porta e dico di essere impegnata, poi vengo buttata su un divano e portata sul balcone. La droga sul piatto con il tesserino? Secondo me era un montaggio: all'inizio si vede solo il tavolino con i soldi. Non ho messo io la cocaina lì, tanto è vero che Marrazzo se ne è reso conto solo quando i carabinieri se ne sono andati".
Alla puntata hanno partecipato anche l'avvocato di Marrazzo, Luca Petrucci, che ha ritenuto "verosimile" la storia di Natalì, l'ex parlamentare Vladimir Luxuria e, tra gli altri il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: "da questa vicenda - ha affermato - emerge uno spaccato clamoroso, che coinvolge persone clandestine. Bisogna aggredire la situazione coinvolgendo i conniventi. Perché - ha chiesto - nessuno interviene?".







