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Brenda, dopo aggressione sparito mazzo di chiavi

Summit inquirenti per fare il punto su indagini

26 novembre, 19:58
La casa dove è stata ritrovata morta Brenda
La casa dove è stata ritrovata morta Brenda
Brenda, dopo aggressione sparito mazzo di chiavi

ROMA - Uno dei tre mazzi di chiavi in possesso di Brenda sparì subito dopo l'aggressione e la rapina subita l'otto novembre scorso dalla stessa trans a Roma dopo una rissa con alcuni romeni. Le chiavi potrebbero essere state usate da qualcuno per introdursi venerdì scorso nell'appartamento di via Due Ponti 180 dove Brenda venne trovata morta.

Ma agli investigatori risulta sparito un secondo dei tre mazzi di chiavi dell'appartamento della trans. Intanto gli inquirenti attendono l'esito delle consulenze tecniche e biologiche disposte dopo la morte del trans. In primo luogo l'accertamento della esistenza o meno di sostanze chimiche sul trolley o nella valigia, che abbiano innescato l'incendio.

Al lavoro anche i tecnici sul personal computer trovato nel lavandino sotto un getto di acqua corrente nel monolocale. Tra stasera e domani potrebbero giungere i primi risultati sul lavoro fatto sull'hard disk del pc. Oggi in procura si sono recati i legali della famiglia del trans: gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile hanno annunciato che nei prossimi giorni verrà in Italia la madre di Brenda che risiede in una cittadina del Nord del Brasile per poter riportare a casa le spoglie del trans.

Alcuni vigili del fuoco, che all'alba di venerdì scorso sono intervenuti nell'appartamento del transessuale Brenda, saranno ascoltati nel tardo pomeriggio in questura a Roma. Gli inquirenti vogliono ricostruire in modo dettagliato quanto avvenuto intorno alle 4.30 del mattino in via dei Due Ponti a cominciare dalle operazioni svolte dai vigili del fuoco per domare l'incendio scoppiato all'interno del piccolo monolocale del civico 180. Secondo quanto ricostruito finora dagli investigatori un incendio a 'bassa intensita'' sarebbe nato intorno ad una delle due valigie che Brenda aveva già pronte, in particolare il trolley più vicino alla porta d'ingresso. Secondo i primi risultati dell'autopsia il transessuale sarebbe morto per asfissia da ossido di carbonio.

MORTE CAFASSO, SI VA VERSO IPOTESI OMICIDIO - Potrebbe essere rubricato a breve con l'ipotesi di omicidio volontario, il fascicolo sulla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher del caso Marrazzo, indicato dai carabinieri infedeli come colui che girò loro il video che ritraeva l'ex presidente della Regione Lazio in compagnia del trans Natalie. La procura della Repubblica di Roma aveva per ora rubricato il fascicolo sulla morte del trentaseienne di origine salernitana, avvenuta per arresto cardiaco dopo una presunta overdose di cocaina, come "atti relativi". Il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, in relazione anche alle indagini sulla morte del trans Brenda, e dei legami tra Cafasso e la stessa trans, ha ordinato un approfondimento degli esami tossicologici eseguiti dopo l'autopsia svolta dopo il 12 settembre scorso data del decesso di Cafasso che nell'inchiesta Marrazzo contattò una giornalista del quotidiano "Libero" per commercializzare il video di Marrazzo. Un primo esito della consulenza tossicologica, e soprattutto, riferiscono fonti giudiziarie sulle "modalità" dell'assunzione della dose che fu fatale al pusher e 'protettore' di molti trans a Roma, è già in possesso degli inquirenti. Nei prossimi giorni la fine misteriosa di Cafasso sarà più chiara a chi indaga dopo la consegna della consulenza. La procura ha risentito ancora una volta Jennifer, il trans che aveva un legame con Cafasso e che fu testimone della sua morte avvenuta in un albergo ad ore sulla Salaria.

CHINA: MARRAZZO DIEDE 28MILA EURO A BRENDA - Un compenso importante, da 28 mila euro, è quanto Piero Marrazzo avrebbe dato a Brenda. A dirlo il transessuale China amico di Brenda durante la puntata di Porta a Porta che andrà in onda questa sera. "Una sera Brenda mi ha chiamato e mi ha detto di andare a casa sua. Era ubriaca. Quando sono arrivata mi ha fatto vedere i soldi - ha aggiunto China - e li ho contati: erano 28 mila euro. Brenda mi ha detto che duemila li aveva già spesi". Il legale dell'ex presidente della Regione, Luca Petrucci, ha replicato: "Per le rare volte che Marrazzo è andato da questi trans, la cifra pagata è stata di mille euro. Questi 30 mila euro mi sembrano una cifra sproporzionata per qualsiasi prestazione".

"Brenda era una grande esperta di computer. Nessuno sa cosa avesse nel suo pc", ha aggiunto China. Alla domanda di Bruno Vespa su quanti cellulari avesse Brenda, l'amica ha risposto che nell'ultimo periodo ne aveva avuti diversi, di cui uno regalatole da lei.

NATALIE: MARRAZZO ERA PREOCCUPATO PER VIDEO - "Quindici giorni dopo che ero tornata dal Brasile incontrai Marrazzo. In quella occasione mi disse: guarda due trans mi hanno fatto un video e delle foto ma subito dopo l'hanno cancellato". Lo ha detto il transessuale Natalie in un'intervista che andrà in onda questa sera nella puntata di Porta a Porta. "Tutti sanno che nel telefono resta la memoria e lui era preoccupato che non l'avessero cancellato. Brenda - ha aggiunto Natalie - non voleva andare in Brasile. Io penso che se la sua morte fosse collegata a questa faccenda, la prima persona che doveva morire ero io".

DA ASSOCIAZIONE APPELLO AI TRANS: "CHI SA, PARLI" - "Lanciamo un appello ai trans, chi sa e parla deve stare tranquillo, non deve temere. Devono collaborare con la giustizia perché su questa vicenda sono state dette troppe bugie". Lo ha affermato Leila Daianis, presidentessa dell'associazione dei trans Libellula al termine dell'incontro avuto questa mattina in Questura con i dirigenti della Squadra Mobile sulla vicenda della morte del transessuale Brenda. La Daianis ha proseguito affermando che "parlare così senza conoscere le cose è più pericoloso e crea confusione. La legge prevede che quando denunci lo sfruttamento si può ottenere il permesso di soggiorno per ragioni di giustizia. Dico - ha insistito - alla comunità dei trans brasiliani di non avere paura. Bisogna essere sinceri non contraddicendosi l'una con l'altra, non parlare per ottenere un momento di celebrità". Per la presidentessa dell'associazione questa vicenda "é una cosa seria, una persona è morta e non sappiamo per quale motivo".

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