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Ucciso da rom nel teramano: due arresti, caccia a latitante

Tensione dopo la fiaccolata in ricordo della vittima

12 novembre, 18:53
Uno striscione di protesta dopo l'aggressione ad Alba Adriatica. Tutte le foto sono di MASSIMILIANO SCHIAZZA
Uno striscione di protesta dopo l'aggressione ad Alba Adriatica. Tutte le foto sono di MASSIMILIANO SCHIAZZA
Ucciso da rom nel teramano: due arresti, caccia a latitante

ALBA ADRIATICA (TERAMO) - Hanno trascorso la prima notte in carcere i due rom di Alba Adriatica arrestati con l'accusa dell'omicidio del commerciante 37enne Emanuele Fadani, ucciso nel corso di una rissa nella cittadina della costa teramana. Sono in isolamento, in attesa del confronto con il gip del tribunale di Teramo, Marina Tommolini, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare chieste dal sostituto procuratore Roberta D'Avolio.

Nel corso dell'interrogatorio davanti al pm, i due hanno negato responsabilità e addirittura il contatto fisico con la vittima, riferendo che a colpire il commerciante sarebbe stato il terzo giovane accusato e tuttora latitante.

Ieri quella che doveva essere la fiaccolata in memoria si è trasformata in una spedizione punitiva. Per gli oltre 200 residenti l'obiettivo sono diventati due dei tre indagati e le abitazioni dei rispettivi parenti. Respinto il tentativo di linciare all'uscita dalla caserma due dei tre giovani zingari accusati dell'omicidio - arrestati in serata con l'accusa di omicidio volontario - la sommossa si è trasferita nella zona nord della cittadina: auto rovesciate e danneggiate, pietre e altri oggetti lanciati contro le abitazioni dei rom.

NOMADI CHIEDONO RISARCIMENTO DANNI - Una ventina di persone, tutte appartenenti a nuclei familiari di etnia Rom, hanno sostato e protestato davanti al Municipio di Alba Adriatica. I nomadi, che volevano incontrare il sindaco, hanno chiesto l'intervento economico del Comune a risarcimento dei danni subiti dopo la sommossa, animata da oltre 200 cittadini, all'indomani della morte dell'imprenditore vittima di pestaggio da parte di tre giovani zingari. Sostenendo di non essere coinvolti nell'accaduto, alcuni manifestanti hanno rivolto un appello alle forze dell'ordine che, a loro parere, hanno il dovere di proteggere la comunità rom da eventuali aggressioni. Intanto un appello "alla pacificazione" è stato lanciato dal comandante provinciale dei Carabinieri di Teramo, tenente colonnello Antonio Salemme, in una conferenza stampa. "I due omicidi fotocopia commessi da giovanissimi rom, se da un lato devono costringere la comunità nomade a una forte riflessione - ha detto il comandante -, dall'altro deve indurre chi ieri sera ha reagito sotto un impulso comprensibile, ma non giustificabile, a chiedersi quale messaggio può passare verso i minori che vivono in quelle abitazioni attaccate nella protesta. La violenza non può essere la risposta alla violenza: la risposta la dà lo Stato e vi assicuro che l'attività di prevenzione è di grande efficacia in questo territorio". Due episodi in tre mesi non devono far sorgere il dubbio di un'assenza dell'Arma sul territorio: è questo il monito del comandante della Compagnia di Alba Adriatica, quotidianamente impegnata nel controllo della comunità Rom che, insieme a quella di Martinsicuro, è una delle più numerose in provincia. "Lo dimostra il nostro tempestivo intervento e il fatto che abbiamo subito assicurato i responsabili alla giustizia, nel delitto De Meo come in questo - ha commentato il capitano Pompeo Quagliozzi -. La comunità Rom, che possiamo dire è abbastanza integrata nel tessuto cittadino, perché si tratta di zingari stanziali da decenni, è sotto il controllo dell'Arma, e questa conoscenza delle persone e dei gruppi ci permette di far predominare la giustizia sulla violenza".

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