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Mills fu corrotto dopo testimonianza pro-premier

Depositate motivazioni della condanna

12 novembre, 06:25
Il momento della lettura della sentenza d'appello
Il momento della lettura della sentenza d'appello

MILANO - David Mills è stato condannato dai giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Milano per corruzione in atti giudiziari "susseguente" e non "antecedente" alle testimonianze, ritenute false e reticenti, che rese nell'intento di favorire Silvio Berlusconi. Lo spiegano le motivazioni della sentenza depositata oggi dal relatore Rosario Spina.

Secondo i consiglieri di Corte d'appello di Milano l'accordo illecito tra Mills e un emissario di Berlusconi si e' concluso alla fine del 1999: dunque, non prima (come era stato ritenuto con la condanna di primo grado), ma dopo le testimonianze rese da Mills nei processi All Iberian e Arces. Gli elementi certi sono ''un compenso di 600mila dollari e la promessa di tale compenso nell'autunno 1999. Elementi che - si legge nella sentenza - si collocano temporalmente in epoca successiva rispetto alle deposizioni testimoniali di Mills, e da essi non si puo' pertanto prescindere per valutare la qualificazione del tipo di corruzione''.

Nella sentenza si parla di una ''promessa di Carlo Bernasconi (amico di Mills e figura manageriale del gruppo Fininvest ndr) che sicuramente e' avvenuta nell'autunno 1999 e di un compenso che e' disponibile successivamente a tale data''. Il momento in cui si consuma il reato e' il 29 febbraio 2000, ''data in cui Mills si fa intestare le quote del Torrey Global Fund - rilevano i giudici - Di contro non vi e' alcun dato che indichi che l'accordo sia intervenuto in epoca precedente alle dichiarazioni rese da Mills come teste''. Il 29 febbraio del 2000 e' quindi la data in cui la promessa fatta a Mills nel 1999 si realizza.

''A ben vedere la data puo' non essere un caso - scrive il giudice Spina - La data del 29 febbraio 2000 e' immediatamente successiva al momento in cui si e' celebrata la fase di appello del processo, in cui Mills e' stato assunto come teste, e proprio successivamente a tale celebrazione, quando la Corte ha deciso di non rinnovare il dibattimento, si ha la certezza che lo stesso non dovrà essere piu'sentito come teste, e quindi la vicenda si puo' considerare conclusa''. I consiglieri d'Appello non hanno accolto neanche la tesi della difesa secondo cui Mills non potrebbe essere condannato, perche' la sua testimonianza non avrebbe prodotto alcun vantaggio a Silvio Berlusconi.

''E' necessario - conclude la sentenza - che la condotta sia stata semplicemente finalizzata a produrre un vantaggio indipendentemente dal fatto che questo si sia prodotto. Il fatto che Berlusconi non sia stato assolto non ha rilievo. Mills stesso ha ammesso apertis verbis di avere comunque evitato a Berlusconi un mare di guai con la sua deposizione''.

SENTENZA: SUA CONFESSIONE 'GENUINA E CREDIBILE' - ''Genuina e credibile'': cosi' i giudici della II sezione penale della Corte d'Appello di Milano hanno valutato la confessione fatta dall'avvocato David Mills, in cui spiegava di aver aiutato Silvio Berlusconi con le sue testimonianze rese nei processi che riguardavano l'attuale premier. Un 'servizio' per cui era stato poi compensato con il versamento di 600mila dollari. La confessione e' dunque uno dei principali motivi per cui il collegio d'Appello milanese, presieduto dal giudice Flavio Lapertosa, ha confermato la condanna di primo grado, come spiega la sentenza depositata oggi a Milano, scritta dal giudice Rosario Spina.
 
La confessione a cui si riferiscono i magistrati milanesi e' quella rilasciata dall'avvocato inglese in una lettera del 2 febbraio 2004, scritta in via confidenziale, a Robert Drennan per avere da lui una consulenza professionale in materia fiscale, non avendo denunciato al Fisco inglese i 600mila dollari. Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B [the B people in inglese] e loro conoscevano la mia situazione - scrive Mills nella lettera - Sapevano bene che la modalita' con la quale io avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito ma ho superato passaggi difficili, per usare un eufemismo), avesse tenuto Mr B fuori da un sacco di problemi che gli sarebbero ricaduti addosso se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All'incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei potuto considerare come un prestito a lungo termine o un regalo. 600.000 dollari furono messi in un hedge fund e mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione, se ne avessi avuto bisogno''.
 
Secondo la Corte di Appello tali dichiarazioni, che implicavano la confessione di un accordo corruttivo, sono state confermate da Mills in ben undici occasioni, tra cui l'interrogatorio reso davanti ai Pubblici Ministeri di Milano il 18 luglio 2004: ''Non credo che occorrano molte parole - disse Mills - io sono stato sentito piu' volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il Gruppo Fininvest e pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere laddove possibile una certa riservatezza sulle operazioni che ho compiuto per lui. | in questo quadro che nell'autunno del 1999, Carlo Bernasconi, che mi dispiace coinvolgere in questa storia,perché era veramente un mio amico, mi disse che Silvio Berlusconi a titolo di riconoscenza per il modo in cui io ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro. Cerco di ricordare le parole esatte che Carlo uso' per indicare chi aveva preso questa decisione all'interno della famiglia: ritengo che abbia usato l'espressione 'il dottore', che era il modo con cui abitualmente chiamava Silvio Berlusconi''.
 
Non vale dunque per i giudici d'Appello, la ritrattazione fatta dall'avvocato inglese della sua confessione, sempre ai Pm di Milano, in cui dichiarava che ''per ragioni che io ancora oggi faccio fatica a comprendere ho detto che i soldi erano di Fininvest, in sostanza, mentre erano di Attanasio'' (un armatore napoletano per il quale Mills aveva compiuto varie operazioni finanziarie). Ma le indagini contabili, condotte per accertare se effettivamente cio' fosse vero, hanno smentito Mills. La ricostruzione dei flussi finanziari sfociati nell'accredito della somma su un conto personale del legale inglese in data 29.2.2000 non consente di attribuirne la provenienza ad Attanasio che, sentito come testimone, lo ha a sua volta smentito.

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