Usate forbici da sarto per uccidere Chiara
I consulenti del delitto di Garlasco in aula per ricostruire dinamica e ora della morte
04 novembre, 22:02
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di Francesca Brunati
VIGEVANO (PAVIA) - Ritorna il mistero dell'arma del delitto, di quell'oggetto contundente, mai trovato, usato la mattina del 13 agosto di due anni fa per massacrare Chiara Poggi. Così, nell'aula dove si svolge il processo in cui Alberto Stasi è imputato per l'omicidio della fidanzata, nel tentativo di definire cosa abbia impugnato l'assassino della giovane donna di Garlasco, sono spuntate un paio di forbici da sarto. Inoltre è stato stabilito che il materiale biologico rintracciato sui pedali della bicicletta sequestrata a Stasi potrebbe essere tessuto cerebrale di Chiara.
A fare l'ipotesi, finora mai ventilata, delle forbici sono stati i consulenti della Procura, il prof. Giovanni Pierucci, ex direttore dell'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Pavia e Marco Ballardini medico legale, in una relazione depositata lo scorso settembre come replica alla perizia del giudice: in base all'esame delle ferite riportate da Chiara e alle loro analisi tecniche, sono arrivati a dare un nome nuovo, con tanto di motivazione circostanziata, alla possibile arma usata dall'assassino per uccidere. Ma i periti medico legali del giudice - il dott. Lorenzo Varetto, con i suoi colleghi Fabrizio Bison e Carlo Robino - questa mattina, dopo aver illustrato parte della loro perizia e mentre rispondevano alla raffica di domande poste da accusa, difesa e parte civile, hanno escluso che Chiara possa essere stata colpita con un paio di forbici da sarto. Hanno spiegato invece che è più probabile che sia stato usato un martelletto.
Da quando Chiara è stata uccisa sono state fatte una serie di ipotesi su cosa abbia impugnato l'assassino per ucciderla fino a sfondarle il cranio. Due anni fa, Marco Ballardini nella relazione relativa all'autopsia consegnata al pm Rosa Muscio aveva scritto di un oggetto contundente, con stretta superficie battente, uno spigolo molto netto e una punta. Descrizione che ha portato a pensare o a una piccola piccozza o ad un utensile da giardinaggio. Oppure ancora a un martello con la coda a rondine e ancora a uno sciogli-nodi usato in campo nautico.
Di recente, poi, l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale di parte civile, ha indicato come possibile arma il portavasi di ferro battuto trovato per terra vicino all'ingresso della villetta dell'omicidio. E proprio per questo ha annunciato di aver intenzione di chiedere accertamenti sull'oggetto che arredava casa Poggi. E' stata anche la giornata dedicata alla perizia medico legale commissionata dal gup ai tre esperti lo scorso 30 aprile. Varetto ha illustrato il punto relativo all'ora della morte che é avventa durante la mattinata del 13 agosto ma che "non è stata determinata con precisione". In più ha ricostruito la dinamica del massacro: l'aggressione è avvenuta in due fasi e sarebbe durata in tutto 20 di minuti e non come era scritto nella relazione "alcune decine di minuti".
Con ciò è stata ridotta la tempistica dell'omicidio. Robino ha invece spiegato i motivi per cui il materiale biologico riconducibile a Chiara e rintracciato sui pedali della bici sequestrata ad Alberto, non é databile, e non è detto che sia sangue: a parer suo va ricondotto a "qualunque tipo di tessuto riccamente cellulato". Su questo capitolo durante la discussione tra i periti e i consulenti della parte civile e della difesa, alla fine si è convenuto che quel materiale è più probabile che sia "tessuto molle" e nello specifico tessuto cerebrale o pelle di Chiara. Infine è stata depositata la relazione relativa all'approfondimento dei periti informatici sul perché delle sette telefonate partite dal cellulare del giovane imputato tra le 10.46 e le 10.47 del 13 agosto 2007, il telefono di Chiara ne aveva ricevuta una sola: in quel momento non c'era campo.
I due ingegneri fuori dall'aula, tra le varie cose, hanno ricordato come sia stato impossibile rintracciare i contatti via e mail e attraverso i messaggi in chat di Chiara e Alberto: inquirenti e investigatori a suo tempo non chiesero i dati ai provider. Il processo riprenderà ancora con la discussione nel contraddittorio della perizia medico legale martedì prossimo.







