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Alfano: "Così è morto Stefano Cucchi, vietando di dare notizie"

Il Guardasigilli: "Firmò per non informare la famiglia". La sorella: "Impossibile"

04 novembre, 09:12

Stefano Cucchi con la mamma

Stefano Cucchi con la mamma

ROMA - Nessuna autorizzazione, con tanto di volontà scritta, a rilasciare notizie sul suo stato di salute ai familiari; un atteggiamento poco collaborativo con i medici. Stefano Cucchi, il detenuto 31enne morto in circostanze oscure, se ne è andato all'alba del 22 ottobre scorso, da solo, in un letto del reparto penitenziario dell'Ospedale romano Sandro Pertini. Il perché avesse il volto coperto da lividi e sul suo esile corpo ci fossero fratture vertebrali resta da chiare. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano, oggi in aula in Senato, ha ripercorso, giorno per giorno, il calvario del giovane, dal momento del suo arresto, alle 23.30 del 15 ottobre per detenzione e traffico di stupefacenti, fino alla sua morte, il 22 ottobre, tra le 6.15 e le 6.45. Ma, secondo la sorella di Cucchi, Ilaria, che dalla tribuna del Senato ha seguito l'intervento di Alfano, ci sarebbero punti poco chiari, come ad esempio la presunta volontà di Stefano di non far sapere nulla di sé ai familiari. Il Guardasigilli, che Ilaria ha ringraziato di persona, ha assicurato che il Governo è 'in prima linea nell'accertamento della verita".

Alfano racconta in Aula, nel dettaglio, la settimana di calvario del giovane. L'arresto di Cucchi, alle 23.30, da parte dei Carabinieri, e la successiva perquisizione domiciliare, sono avvenute "senza concitazione e senza particolari contatti fisici". Durante la sua permanenza presso i locali della Stazione carabinieri Appia ("più precisamente alle ore 23,40 del 15 ottobre, alle ore 3,30 circa del 16 ottobre"), Cucchi è stato "custodito e guardato a vista" dai carabinieri per poi essere accompagnato, alle 3.55, presso le camere di sicurezza della Stazione dei carabinieri di Tor Sapienza. Fino a quel momento Cucchi è stato descritto come "lucido, cosciente ed in condizioni di salute compatibili con lo stato di detenzione, senza ferite o ecchimosi diverse da quelle tipiche della tossicodipendenza in fase avanzata". Intorno alle ore 5 il giovane contatta con il campanello il piantone della camera di sicurezza "dichiarando di soffrire di epilessia e manifestando un generale stato di malessere".

A questo punto, anche contro la volontà di Cucchi, viene chiamato il '118': i sanitari arrivano ma il giovane rifiuta la visita e il ricovero ospedaliero. Alle 9,20 circa del 16 ottobre è portato in tribunale per la convalida dell'arresto. In attesa della celebrazione del processo direttissimo, è affidato alla Polizia penitenziaria per la detenzione nelle camere di sicurezza del Palazzo di giustizia. Alle 12,30 è accompagnato dai Carabinieri in aula. Prima dell'inizio del giudizio, Cucchi incontra il padre, con il quale - riferisce Alfano - "si è intrattenuto a parlare". Nessuna "anomalia" viene rilevata durante l'udienza. Alle 13,30 passa in consegna alla Polizia penitenziaria, e anche in quel caso nessuna "anomalia" è segnalata. Alle 14,05, il referto del medico della città giudiziaria riscontra "lesioni ecchimotiche in regione palpebrale inferiore bilateralmente".

Al medico il giovane riferisce di lesioni alla regione sacrale ed agli arti inferiori rifiutando però un controllo sanitario. Condotto al carcere di Regina Coeli, viene visitato dal medico di guardia dell' ambulatorio che evidenzia "ecchimosi sacrale coccigea; tumefazione del volto bilaterale orbitaria; algia della deambulazione degli arti inferiori". Il giovane detenuto riferisce "un senso di nausea e di astenia" e dice di essere accidentalmente caduto dalle scale". Il medico del carcere disponde accertamenti radiografici e visita urgente. Alle ore 19,50 il trasferimento in autoambulanza all'ospedale Fatebenefratelli, dove arriva alle 20,01. Gli vengono riscontrate "la frattura corpovertebrale L3 sull'emisoma sinistro e la frattura della vertebra coccigea". Invitato al ricovero, Cucchi lo rifiuta, e viene dimesso alle 22.31 "con 25 giorni di prognosi e contro il parere dei sanitari". Trasferito nuovamente a Regina Coeli, è ricoverato per osservazione presso il locale centro clinico. Il 17 ottobre lamenta "nausea e dolenzie diffuse", viene nuovamente visitato dal medico del carcere al quale riferisce sempre di una caduta. Trasferito al Fatebenefratelli, vi arriva alle 13,25 e questa volta accetta il ricovero.

Alle 19,45, passa al reparto di medicina protetta dell'ospedale Sandro Pertini, dove muore il 22 ottobre per "presunta morte naturale". Anche ai sanitari del Pertini Cucchi disse che le ecchimosi sul volto erano conseguenza di una "caduta avvenuta accidentalmente il giorno prima del suo compleanno". "Giova evidenziare - riferisce Alfano - che proprio nel corso della visita medica Cucchi ha ribadito verbalmente quanto già sottoscritto all'atto dell'ingresso in reparto, e cioé il non consenso alla diffusione di notizie sanitarie a chiunque, inclusi i suoi familiari". A detta dei medici, avrebbe "mantenuto un atteggiamento scarsamente collaborativo, rifiutando la visita oculistica ed alcuni accertamenti radiografici ulteriori".

Che la sua fosse una "magrezza estrema" non ci sono dubbi ma durante il ricovero avrebbe continuato a mangiare e a bere, spontaneamente , "anche se in quantità ridotte", rifiutando somministrazione via endovena di liquidi e sostanze nutrienti. I familiari di Stefano nutrono forti dubbi e intendono denunciare i sanitari del Pertini rifiutando quanto riferito da Alfano, e cioé che si sarebbero presentati in ospedale solo due volte ("alle ore 22,30 di sabato 17 ottobre e ale ore 12,30 di lunedì 19 ottobre") anziché tutti i giorni. Sta di fatto che non hanno potuto far visita al giovane o avere sue notizie perché sprovvisti di autorizzazione del magistrato e perché Stefano avrebbe messo per iscritto il suo diniego.

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