Polemica su suicidio Blefari. Penalisti, sciopero il 27 novembre
I difensori attaccano, la sorella: fare luce su responsabilita'
03 novembre, 12:11
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ROMA - E' polemica sulla morte in cella di Diana Blefari Melazzi. I legali e le associazioni che si battono per i diritti nelle carceri parlano di "morte annunciata". A stabilire che "fosse non incompatibile con la detenzione carceraria, tenuto conto del suo stato psicofisico, è stata la magistratura", ribatte il ministro della Giustizia Angelino Alfano in un'intervista a Mattino 5.
"Là dove si trovava detenuta - afferma Alfano - le condizioni ambientali non erano denotate da sovraffollamento o da situazioni poco dignitose". In ogni caso - conclude Alfano - come per la vicenda della morte di Stefano Cucchi "nessuna ombra deve rimanere su casi così delicati", motivo per cui il ministro "ha raccomandato la massima celerità possibile" per la conclusione dell'inchiesta interna all'amministrazione penitenziaria.
I difensori di Diana Blefari, intanto, attaccano: le valutazioni sul suo stato di salute sono state condizionate dal fatto che era una Br e non dal suo reale stato di salute, dice l'avvocato Valerio Spigarelli, facendosi portavoce della richiesta della sorella della neobrigatista suicida in carcere che ha sollecitato "lo sforzo di tutte le istituzioni del Paese affinché facciano quanto in loro potere per fare luce sulle responsabilità che hanno reso possibile questa tragedia".
"Diana Blefari Melazzi poteva essere curata e poi riportata in carcere. Non c'é stata prevenzione, ma ha prevalso l'aspetto punitivo", ha ribadito Caterina Calia, altro difensore dell'ex br. "Non ci siamo limitati a delle richieste di perizie, ma abbiamo chiesto anche dei ricoveri in strutture in cui potesse essere seguita momento per momento", ha detto l'avvocato.
Diana Blefari sembra fosse pronta a collaborare con la giustizia e si e' suicidata poche ore dopo aver aver avuto nel carcere romano di Rebibbia un colloquio con gli investigatori, che non sarebbe stato il primo, e una successiva notifica della sentenza di Cassazione che la condannava definitivamente all'ergastolo per l'omicidio del giuslavorista Marco Biagi.
Si è uccisa impiccandosi con lenzuola tagliate e annodate attorno al collo nella sua cella singola. A scoprire il cadavere un'agente della polizia penitenziaria in servizio nel reparto, che aveva sentito un rumore sordo provenire dalla cella della Blefari. Inutile il tentativo di rianimarla.
"Una morte annunciata", ha detto subito il presidente dell'associazione Antigone, Patrizio Gonnella, che si batte per i diritti nelle carceri. "Aveva senso tenere in carcere una persona che stava così male?". Perché da tempo Blefari "schizofrenica e inabile psichicamente", passava le sue giornate, come ricorda il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, "in completo isolamento, in una cella singola, per la maggior parte del tempo a letto e al buio rifiutando spesso cibo e medicine", senza rapporti con altre detenute e operatrici volontarie.
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha avviato un'inchiesta amministrativa, sottolineando che Blefari era "in una situazione carceraria compatibile con le sue condizioni psicofisiche". Anche il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Franco Ionta, che si è recato a Rebibbia, ha detto che la "sistemazione" della terrorista "era corretta".
SCIOPERO PENALISTI IL 27, SITUAZIONE E' INTOLLERABILE
La situazione delle carceri è "intollerabile". Per questo l'Unione delle Camere penali ha proclamato uno sciopero per il 27 novembre prossimo. La decisione è stata presa dalla giunta alla fine di ottobre, prima cioé della morte di Stefano Cucchi e della brigatista Diana Blefari, ma la notizia è stata appresa oggi. Il giorno dopo l'astensione dalle udienze, si terrà a Napoli una manifestazione pubblica "per la legalità della pena".
Nella delibera che proclama la protesta e che è stata inviata al capo dello Stato, al premier, al Guardasigilli e ai presidenti di Camera e Senato, i penalisti denunciano "l'inumanità delle condizioni di vita in cui versano attualmente i detenuti" e le "palesi violazioni" dei loro "diritti primari", per effetto di "scelte di politica criminale, che mosse da mere esigenze di propaganda, hanno inasprito il regime sanzionatorio e detentivo". Un' "emergenza", quella delle carceri, resa "evidente" "dai continui episodi di protesta e persino di condotte di autolesionismo" da parte dei detenuti. Gli avvocati puntano l'indice contro "la completa assenza di un'adeguata proposta politica a parte del governo così come da parte delle forze politiche di opposizione": "se infatti il piano per l'edilizia carceraria, al di là dei lunghissimi tempi previsti per la sua attuazione, non vale comunque di per sé a garantire la finalità ultima della pena rappresentata dalla piena rieducazione del condannato, non si intravede peraltro alcuna volontà di mettere mano alle necessarie modifiche normative per far fronte adeguatamente alla situazione di emergenza", la più "critica dal dopoguerra". Nel mirino dell'Unione delle Camere penali c'é anche l'inasprimento del 41 bis, lo speciale regime detentivo a cui sono sottoposti mafiosi e terroristi: sono stati introdotti dal Parlamento "ulteriori profili di illegittimità costituzionale in un trattamento che già viola profondamente i diritti fondamentali della persona", con nuove norme che "violano palesemente il diritto di difesa , limitando nel numero e nella durata i collogui con il difensore e che 'criminalizzano' l'avvocato".







