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Camere penali: 'Cucchi e Blefari, specchio del degrado'

Alfano: il governo vuole la verita'. Procura nomina altri tre periti

02 novembre, 15:58

Stefano Cucchi

Stefano Cucchi

ROMA - "La morte di Stefano Cucchi e il suicidio di Diana Blefari sono la cartina di tornasole del degrado del carcere e della giustizia". Lo ha rileva il vicepresidente dell'Unione delle camere penali, Renato Borzone, che sottolinea, in una nota, come entrambe le vicende mostrino "come il clima di emergenza che sembra diffondersi nella nostra giustizia possa provocare effetti perversi nella politica giudiziaria e carceraria". "La pubblica opinione e la stampa dovrebbero interrogarsi - aggiunge Borzone - sulle conseguenze di concezioni emergenziali" per le quali "il fine giustifica i mezzi". "Nessuna speculazione va fatta in questi momenti tragici, conclude, ma è urgente una riflessione su quello che sta avvenendo nelle carceri "per evitare una spirale che riporti i diritti civili alla situazione di violazione tipica di periodi storici che ritenevamo superati".

Del caso Cucchi ha parlato anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano che domani riferira' in Senato. Il governo - ha detto il Guardasigilli - vuole la verita' e chiede inchieste rapide sul fronte giudiziario come su quello amministrativo. Intanto il pm Vincenzo Barba della Procura di Roma ha affidato a tre periti Paolo Arbarello, Luigi Cipolloni e Ozrem Carella Prada, l'incarico di affiancare il collega Dino Tancredi per approfondire le cause e le circostanze della morte del giovane.

Il magistrato, che sarà coadiuvato nelle indagini dal pm Maria Francesca Loy, ha ascoltato questa mattina il giudice Maria Inzicari e il pm che erano presenti all'udienza di convalida del fermo di Cucchi. Entrambi, a quanto si apprende, non avrebbero notato nulla di particolare. Nel pomeriggio sono in programma le audizioni dei familiari di Stefano Cucchi e dell'avvocato Giorgio Rocca, quest'ultimo difensore d'ufficio di Stefano in occasione dell'udienza di convalida del suo fermo. La Procura ha inoltre avviato un rapporto di collaborazione con la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema sanitario, presieduta da Ignazio Marino.

"Credo che le maggiori responsabilità della morte di Stefano Cucchi siano proprio dell'ospedale Sandro Pertini", afferma l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia del detenuto di 31 anni morto il 22 ottobre scorso il quale non nasconde una certa rabbia per la ricostruzione degli accadimenti fatta in ambienti ospedalieri. Il legale si riferisce soprattutto all'attribuzione a Cucchi che le fratture di due vertebre se le sarebbe procurate il 30 settembre in seguito ad una caduta.

"A parte - dice Anselmo -che agli atti processuali viene attribuito che quelle fratture se le procurò il 15 ottobre, ma sarebbe comunque il caso di smetterla con queste attribuzioni a persone che non ci sono più. Per questo chiedo anche rispetto per la famiglia". Sull'ipotesi che le due fratture potessero risalire alla fine  di settembre l'avvocato Anselmo è categorico: "E' mai possibile che una persona possa sopravvivere 15 giorni con due vertebre rotte? Come si può far morire in un ospedale una persona in quel modo? Dicono che Stefano rifiutava il cibo e le bevande, mi chiedo come sia possibile che non sia stato intubato".

Il penalista ribadisce inoltre la convinzione che il contributo fondamentale per capire le cause della morte di Cucchi potrà venire dall'audizione dei genitori dell'uomo in programma domani pomeriggio nell'ufficio del pubblico ministeroVincenzo Barba. Sempre domani è previsto, in Procura, il conferimento dell'incarico ad altri tre medici legali di effettuare una consulenza tecnica finalizzata a stabilire le cause del decesso. I tre esperti affiancheranno il collega Dino Tancredi, già nominato nei giorni scorsi dal magistrato.

"Durante il ricovero al Pertini i medici hanno curato con attenzione e professionalità Stefano Cucchi evidenziandone nel contempo un atteggiamento scarsamente collaborativo alle cure", afferma in una nota il direttore sanitario della Asl Roma B, Antonio D'Urso. In ordine al quadro clinico del giovane, il dirigente afferma che "gli accertamenti radiografici hanno confermato la presenza delle fratture che erano già state accertate al pronto soccorso dell'ospedale Isola Tiberina".

Sulla morte di Cucchi la direzione dell'Azienda sanitaria esprime "il proprio cordoglio, con rispetto della giovane vita spezzata e per la famiglia" attendendo "l'esito delle indagini avviate dalla Procura che chiariranno le cause e le circostanze del decesso ed eventuali responsabilità".

ALFANO RIFERISCE MARTEDI' IN SENATO - Il ministro della Giustizia Angelino Alfano riferira' martedi' in Senato sulla morte di Stefano Cucchi, il giovane di 31 anni, fermato dai carabinieri per droga il 15 ottobre scorso al Parco degli Acquedotti, a Roma, morto il 22 mattina nell'ospedale Pertini dopo alcuni giorni di detenzione nel carcere di Regina Coeli.. Ad annunciarlo e' Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd che aveva sollecitato l'intervento del Governo in Parlamento. ''Mi sembra un gesto doveroso da parte del governo - ha detto - c'e' necessita' di fare chiarezza su una vicenda che suscita molti dubbi e interrogativi. L'opinione pubblica deve sapere se il sistema della giustizia italiano ha funzionato a dovere. Sono soddisfatta a nome del Pd che il governo abbia accettato la nostra richiesta''. 

'C'e' un'indagine in corso, aspettiamo', la posizione del ministro dell'Interno Roberto Maroni mentre il presidente della Commissione nazionale d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, il senatore del Pd Ignazio Marino, ha inviato i Nas all'ospedale Pertini per raccogliere tutta la documentazione disponibile. Alla richiesta di un accertamento veloce della verita' si sono uniti oggi il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e il segretario dell'Udc Cesa che ha parlato di caso 'sconvolgente'. E anche l'Osap, il sindacato di polizia penitenziaria, sollecita l'accertamento rapido dei fatti.

''Nessuno ha mai detto che la responsabilita' della morte di Stefano Cucchi sia dei Carabinieri, ma di certo non e' della polizia penitenziaria'', afferma il sindacato che attraverso il suo segretario generale, Leo Beneduci, rende noti alcuni particolari sino ad ora non emersi e su cui potrebbero incentrarsi l'attenzione della procura di Roma per far luce sulle cause della morte del detenuto 31enne. Dopo essere stato consegnato dai Carabinieri alla Polizia Penitenziaria, attorno alle 13.30 del 16 ottobre, Cucchi fu visitato dal medico del Tribunale di piazzale Clodio, dove era stato accompagnato in mattinata dai Carabinieri per il processo per direttissima.

''A chiamare il medico della citta' giudiziaria sono stati gli agenti di polizia penitenziaria perche' Cucchi si sentiva male'', riferisce Beneduci. Il certificato del medico (che pur dichiarando Cucchi idoneo alla detenzione aveva riscontrato ''lesioni ecchimodiche in regione palpebrale inferiori bilateralmente'' e aveva prescritto un analgesico al giovane che aveva riferito di dolori alla schiena e alle gambe) risale alle ore 14.00. Una volta terminata la visita sanitaria, Cucchi non venne immediatamente trasferito al carcere di Regina Coeli: ''fu di nuovo accompagnato in una delle camere di sicurezza del Tribunale, questa volta non sotto il controllo dei carabinieri ma della polizia penitenziaria, e li' rimase per un'ora e mezza. Non era solo - riferisce Beneduci - ma assieme ad altri arrestati. A Regina Coeli risulta che sia stato trasferito attorno alle 15.30.
 
Il pm ha ascoltato l'equipaggio di un'ambulanza chiamata la sera del 15 ottobre scorso dai carabinieri della stazione Tor Sapienza in seguito ad un malore accusato da Stefano Cucchi, dove il geometra di 31 anni aveva passato la prima notte dopo il fermo per droga.
 
A piazzale Clodio, davanti al pubblico ministero Vincenzo Barba sono comparsi l'autista del mezzo, un infermiere ed un barelliere. Secondo quanto si è appreso, i tre avrebbero riferito al magistrato di aver visto Cucchi e di averci anche parlato, ma di non averlo potuto né visitare né tanto meno trasportare in ospedale a seguito del suo rifiuto. L'audizione dei tre testimoni fa seguito a quelle dei carabinieri che hanno avuto in gestione Cucchi subito dopo il suo fermo per detenzione di sostanze stupefacenti e degli agenti di polizia penitenziaria ai quali il detenuto era stato consegnato dopo la convalida del suo fermo fatta in tribunale.
 
Per la morte di Cucchi, avvenuta la mattina del 22 ottobre nel reparto penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini, il magistrato procede, per il momento contro ignoti, per omicidio preterintenzionale. Nei prossimi giorni proseguirà la raccolta di testimonianze necessarie al pm per ricostruire la dinamica dei fatti. Lunedì, tra l'altro, sono in programma anche quelle dei genitori di Cucchi e della sorella. Il magistrato dovrebbe sentire anche Giorgio Rocca, l'avvocato d'ufficio che ha assistito Cucchi nell'udienza di convalida del suo fermo il 16 ottobre.
 
Tra i testimoni potrebbero finire anche altri detenuti comparsi, sempre il 16 ottobre, davanti al giudice per la convalida dei loro fermi e che si sarebbero intrattenuti con Cucchi nelle celle di sicurezza del tribunale di Roma in attesa del trasferimento di tutti a Regina Coeli una volta terminate le udienze
 

Ed ha parlato di nuovo anche la sorella del giovane morto, Ilaria. ''Ritengo vergognose e diffamanti le recenti affermazioni, peraltro a quanto ne so infondate, sullo stato di salute di mio fratello e le percepisco come un vero e proprio atto di sciacallaggio'', ha detto la donna che ha ggiunto: ''Apprezzo le parole del Presidente della Camera e del Ministro Alfano. Mi meraviglio chi diffama mio fratello non si uniformi alle loro parole e ricordo che, in occasione della conferenza stampa, i nostri legali Fabio Anselmo e Luigi Manconi avevano chiesto rispetto sulla vicenda'' ''Considerata la situazione che si sta creando nutro perplessita' sulle modalita' di attribuzione dell'incarico da parte della Procura al medico legale per l'autopsia e - continua Ilaria - su quanto si sta verificando dopo l'esecuzione della stessa''. ''Ritengo ignobile e scorretto - conclude - il fatto che vengano esibiti ai telegiornali i certificati medici che possono essere stati forniti solo da Pubblici Ufficiali e che gli stessi non vengano invece forniti ai nostri medici legali, quando sarebbero indispensabili ai fini della perizia''.

La sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, e' intanto tornata ad accusare i medici. "Stanno dichiarando - ha detto Ilaria Cucchi intervistata a Mattino 5 - che Stefano rifiutava di curarsi e di alimentarsi, ma lui comunque si trovava in una struttura medica e non è possibile che sia morto disidratato". "In questa vicenda sono stati violati tutti i diritti fondamentali dell'essere umano, a partire dal diritto a difendersi, perché mio fratello aveva chiesto il nostro legale di famiglia e invece si è trovato in tribunale l'avvocato di ufficio, fino al diritto del malato di essere assistito dai propri cari in punto di morte", ha aggiunto Ilaria Cucchi.

Il padre, Giovanni, ha ripercorso nel corso dell'intervista le ultime occasioni in cui ha avuto modo di vedere Stefano: all'udienza in tribunale "é entrato in aula con il viso gonfio e con dei segni neri sotto gli occhi. Era circondato dai carabinieri - ha ricordato - e io ho avuto modo di salutarlo solo al'inizio e alla fine ed era evidente che aveva già qualcosa, ma niente a che vedere con quello che abbiamo visto al momento della morte in obitorio". Giovanni Cucchi ha anche ribadito che quando ha chiesto di poter parlare con i medici per sapere delle condizioni di Stefano "il piantone ci ha detto di tornare lunedì dalle 12-00 alle 14.00 perché prima non avremmo trovato nessun medico".

Dopo aver passato la domenica in angoscia, "il lunedì - ha aggiunto - ci siamo presentati e una sovrintendente ci ha detto che per parlare con i medici serviva un permesso da Regina Coeli e che quindi saremmo dovuti tornare il giorno dopo, ma che le condizioni di Stefano erano 'tranquille '". Ma, ha concluso, "a mezzogiorno del giorno successivo ci hanno chiamato i carabinieri per dirci che nostro figlio era morto".

 

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