Gelmini: "A febbraio o marzo la riforma sarà legge"
I soldi ci sono: le risorse saranno recuperate dallo scudo fiscale
29 ottobre, 13:25
ROMA - Nei primi mesi del prossimo anno, a febbraio, marzo al massimo, la riforma dell'università sarà legge. Lo ha assicurato il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, intervenendo a Radio anch'io. "Credo - ha detto - che l'approvazione della riforma possa essere abbastanza rapida, tenendo conto di un dibattito che dura ormai da circa un anno e che ha visto il coinvolgimento di tutto il mondo universitario, della Crui, del Consiglio universitario nazionale, di molti esperti e anche delle forze politiche, di maggioranza e opposizione".
Il ministro assicura che i soldi per la riforma "ci sono". "Il Tesoro - precisa - vigila su questo. Se Tremonti ha fatto la conferenza stampa con me e ha detto che va bene vuole dire che i soldi ci sono. Mi sembra abbastanza vigile sul tema delle risorse". La Gelmini sottolinea di voler "recuperare le risorse per l'università dallo scudo fiscale". "Non facciamo lo stesso errore commesso nella scuola - ammonisce il ministro - pensando che i problemi si risolvano solo aumentando le risorse. L'università ha ben altri problemi legati a una difficoltà di cambio generazionale, a una penalizzazione di chi fa ricerca, a una proliferazione dei corsi di laurea, a un'assenza di meritocrazia e di valutazione". Non ci sarà nessun aumento delle tasse universitarie, assicura. "Ci può essere una maggiore equità - spiega - grazie a una vera politica di diritto allo studio: non buttare via i soldi in corsi di laurea, in insegnamenti, in facoltà, in sedi distaccate totalmente inutili, ma risparmiare risorse per borse di studio, prestiti d'onore, fondi per i ragazzi più meritevoli e, coinvolgendo anche gli enti locali, nella costruzione delle residenze universitarie".
Poi Mariastella Gelmini ha affrontato il tema dei ricercatori. Quelli attuali, ha detto, "non verranno penalizzati. Chi è entrato con un determinato modulo procede sullo stesso percorso". "Oggi si diventa ricercatori a 37 anni, associati in media a 44 anni e ordinari a 53 anni. Con la riforma vogliamo consentire ai ricercatori di diventare tali a 30 anni e non a 37 e questo si fa attraverso un reclutamento che cambia riducendo fortemente i tempi". Inoltre - ha proseguito - stiamo allineando lo stipendio agli standard internazionali: oggi lo stipendio medio in ingresso di un ricercatore è di 1200-1260 euro vogliamo portarlo a 1860 euro. I soldi ci sono". "I ricercatori - ha spiegato ancora il ministro - avranno due contratti triennali. Al termine del primo contratto ci sarà una valutazione. Se la valutazione sarà positiva ci sarà un secondo contratto triennale e poi il precariato si ferma e i ricercatori avranno la possibilità di diventare associati, se conseguiranno l'abilitazione. Chi non diventa associato avrà, invece, la possibilità di vedere considerato il proprio titolo all'interno della pubblica amministrazione (lo status di ricercatore peserà nei concorsi) o ci sarà uno sbocco nel settore privato. Pensare che tutti i ricercatori rimangano all'interno delle università - ha concluso il ministro - è una follia".
Le università "vanno gestite non nell'ottica della privatizzazione. Questa è una grande sciocchezza, una grande bugia e invito tutti a leggere il provvedimento e a non ragionare con i criteri del secolo passato", ha concluso il ministro.






