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Mills, condanna confermata in appello

Corruzione, quattro anni e sei mesi

28 ottobre, 15:32

I giudici della corte d'appello di Milano

I giudici della corte d'appello di Milano

di Stefano Rottigni

Nessuno sconto in appello per l'avvocato David Mills che per i giudici di primo grado fu corrotto per assicurare "l'impunita" a Silvio Berlusconi in due processi milanesi della fine degli anni '90: All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza. Quattro anni e sei mesi gli erano stati inflitti nel febbraio scorso per corruzione in atti giudiziari e quattro anni e sei mesi sono rimasti anche per i giudici della Seconda Corte d'Appello di Milano che hanno accolto 'in toto' le richieste del sostituto procuratore generale di Milano Laura Bertolé Viale, secondo la quale il comportamento processualmente "callido"di Mills, con le sue confessioni iniziali e le successive ritrattazioni. non meritava alcuna attenuante. E Mills, dall'Inghilterra, si dice 'disappointed', contrariato, deluso, per la decisione ma "fiducioso che a Roma ci sarà giustizia".

Il verdetto dei giudici d'appello, letto dopo quattro ore di camera di consiglio, accoglie anche l'impostazione dell'accusa per quanto riguarda la prescrizione: questa scatta nell'aprile del 2010, perché nel 2000 l'avvocato inglese ebbe la, disponibilità di quei 600mila dollari ritenuti prezzo della corruzione; non decorre da prima che deponesse nei due processi 'incriminati', nel '97 e nel '98, cosa questa che renderebbe il reato "abbondantemente prescritto", come sostenuto dalla difesa. La prescrizione comunque incombe, in vista del preannunciato (dai difensori) processo in Cassazione, tant'é vero che la Corte non ha disposto un termine per il deposito delle motivazioni il che significa che per scriverle e depositarle i magistrati avranno tempo 15 giorni. I giudici milanesi hanno evidentemente ritenuta valida l'originaria confessione di Mills, poi ritrattata, secondo la quale Mills aveva "fatto tricky corners'" (curve pericolose ndr.) per "tenere Mr. B. fuori da un sacco di guai", come aveva scritto nel 2004 in una lettera al suo fiscalista Bob Drennan. E quel versamento di 600mila dollari per i giudici c'é stato.

In questo processo non compariva Silvio Berlusconi, coimputato di Mills. La sua posizione era stata stralciata a causa del Lodo Alfano che sospendeva i processi per le più altre cariche dello Stato. Dopo la dichiarazione d'incostituzionalità del Lodo, però, il processo a carico del premier dovrà ricominciare. Davanti a un altro collegio, però, rispetto a quello presieduto da Nicoletta Gandus che ha condannato in primo grado Mills perché incompatibile. Sarà necessaria la formazione di un nuovo collegio e che le parti prestino il consenso per l'utilizzaziione degli atti formatisi fino allo stralcio della posizione del premier. Sulla sentenza Mills interviene anche uno dei legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini, per definirla "del tutto illogica" e negatrice "in radice ogni risultanza in fatto e in diritto". Ghedini ha parlato di un "processo svolto in tempi record negando qualsiasi prova e rifiutando qualsiasi possibilità di difesa. Tale decisione non potrà che essere annullata dalla Corte di Cassazione". "Comunque, ancora una volta - ha aggiunto l'avvocato-parlamentare - si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorché indirettamente, vi sia un collegamento con il Presidente Berlusconi". Dichiarazioni in linea con quelle dei legali di Mills: "Con questa sentenza viene messa a dura prova la fede nello stato di diritto", hanno detto Cecconi e Lanzi.

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