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Stato-mafia, si indaga dopo Annozero

Mancino, nessuno mi parlò di trattative

09 ottobre, 22:13

Claudio Martelli e Nicola Mancino

Claudio Martelli e Nicola Mancino

 

PALERMO - Dopo la clamorosa rivelazione fatta, a distanza di 17 anni dalla strage di via D'Amelio, davanti alle telecamere di Annozero, l'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli sarà convocato dai magistrati di Palermo e Caltanissetta. A loro dovrà ripetere come e quando il giudice Paolo Borsellino seppe del dialogo avviato tra l'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino ed esponenti delle istituzioni. Una verità, che i pm inseguono da tempo, riferita all'ex guardasigilli da un magistrato: Liliana Ferraro, all'epoca capo degli Affari Penali di via Arenula e stretta collaboratrice di Giovanni Falcone.

Anche lei finita nella lista dei testimoni che dovranno comparire davanti ai pm. Né Martelli, che sostiene di avere già raccontato tutto almeno a due quotidiani, né Ferraro, però, in questi anni sono mai andati in Procura a riferire una notizia che aggiunge un nuovo fondamentale tassello alla verità su mandanti e movente dell'omicidio del giudice. Perché se è vero, come racconta Martelli, che Borsellino aveva saputo dalla Ferraro della decisione di Ciancimino di collaborare con lo Stato in cambio di una copertura politica, potrebbe essere vero anche che la sua eliminazione fu decisa perché il magistrato di trattative non voleva neppure sentir parlare. Ma perché Martelli e l'ex funzionaria del ministero finora non sono andati in Procura? Entrambi saranno costretti a spiegarlo ai magistrati. Quelli di Caltanissetta che indagano sulle stragi del '92.

E quelli di Palermo che cercano di far luce sulla trattativa. ''Non posso dare risposte per conto di altri", dice il procuratore nisseno Sergio Lari. "Chiederemo, però, ad entrambi risposte chiare". E dai magistrati potrebbe essere convocato anche l'ufficiale dei carabinieri, all'epoca nel Ros, Giuseppe De Donno. Secondo quanto dice l'ex guardasigilli, sarebbe stato lui a dire alla Ferraro che Ciancimino si era offerto per una collaborazione. Il giorno dopo le dichiarazioni di Martelli, torna a negare di avere mai avuto notizia della trattativa l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino. "Desidero far presente - dice - che intanto si può parlare di una trattativa intavolata con lo Stato in quanto ad autorizzarla abbia dato il suo consenso chi del Governo all'epoca aveva la legittima rappresentanza: il Capo del Governo, il Ministro dell'Interno o il Ministro della Difesa".

"L' incontro fra il capitano Giuseppe De Donno e la dottoressa Liliana Ferraro durante il quale De Donno rappresentava la disponibilità di Vito Ciancimino a collaborare a fronte di garanzie politiche - spiega - si concluse con l'invito rivolto dalla dott.ssa Ferraro all'ufficiale di parlarne al giudice Borsellino, incaricato delle indagini. E' questa una trattativa?". E tra ricordi che affiorano dopo anni e ombre difficili da dissipare, il figlio del magistrato ucciso, Manfredi Borsellino, raccoglie l'invito lanciato dalla madre "ai collaboratori di giustizia, complici e non della strage di Via D'Amelio, di far luce sui mandanti e su coloro che hanno voluto la strage annunziata". "Il termine collaboratori di giustizia utilizzato da mia madre - spiega - non era riferito solo ai pentiti, ma a tutti quelli che sanno e possono dare un contributo all'accertamento dei fatti: cittadini, ma anche ex ministri e attuali rappresentanti delle istituzioni". "Non è mai tardi per dire la verità", dice. Su queste vicende, intanto, la Procura di Palermo ha già ascoltato stamani due giornalisti: Sandro Ruotolo, che ha curato l'intervista a Martelli per Annozero, e l'inviato di Repubblica Franco Viviano.

 

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