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Tarantino alla prova dello spaghetti western

Il regista presenta 'Django Unchained' - Il film italiano che lo ha ispirato

29 dicembre, 16:34
Una foto combo dei registi Sergio Corbucci e Quentin Tarantino
Una foto combo dei registi Sergio Corbucci e Quentin Tarantino
Tarantino alla prova dello spaghetti western

di Francesca Scorcucchi

"Ci penso da almeno dieci anni a fare un western su uno schiavo liberato, e anche a fare uno spaghetti western. Avevo anche già il titolo Django Unchained, ma non avevo una storia". Quentin Tarantino racconta così la nascita del suo ultimo film, che vede nel cast Leonardo Di Caprio, Jamie Foxx, Kerry Washington e Christoph Waltz e che uscirà a Natale. "Pensavo al racconto di una vendetta, ma niente di più. L'ispirazione mi è arrivata quando ero in Giappone, durante il tour promozionale di Bastardi senza gloria. I giapponesi adorano gli spaghetti western, che, per altro, chiamano 'macaroni western'. Così laggiù sono riuscito a trovare dvd e cd di colonne sonore di film che in America non avevo mai trovato. Nella mia camera d'albergo mi sono messo ad ascoltarle, e l'ispirazione è arrivata, almeno per la prima scena. Visto poi che la prima scena era buona è diventato un obbligo, per me, andare avanti". Questioni di pasta insomma, spaghetti o maccheroni che siano, il cinema italiano si conferma fonte d'ispirazione importante per il regista di Pulp Fiction, e Django, non è solo il nome del protagonista, interpretato da Jamie Foxx, è anche lo spirito guida del film.

Il primo Django, ovvero Franco Nero é presente nella storia con un cameo. I due Django si incontreranno in un bar. "Come ti chiami?" chiederà Franco Nero. "Django - risponderà Foxx - la D è muta".

I sei minuti che sono stati mostrati alla stampa internazionale a Cancun, sono, nella consuetudine di Tarantino un concentrato di ironia e spargimenti di sangue. C'é l'arrivo del dottor Schultz, un dentista reinventatosi cacciatore di teste, c'é la ricerca di uno schiavo, Django appunto, in grado di aiutarlo a portare avanti il suo progetto, c'é la liberazione di Django e la visita alla tenuta dello schiavista Calvin Candie interpretato da Leonardo Di Caprio, così entusiasta di interpretare per la prima volta un cattivo da firmare il contratto dopo solo una settimana di trattative.

"C'é Non predicare spara!, nel mio film, c'é Boss Nigger, ci sono gli spaghetti western, ma anche gli western americani, i black western. Sono i personaggi a dirmi chi sono e dove stanno andando, io scrivo di loro, poi succedono cose, ed io rispondo a quelle situazioni. Quando inizio a scrivere un copione non so mai dove andrà a parare la storia. Anche la musica è importante, quando sono a corto di idee ascolto la colonna sonora che avevo pensato per il film ed allora vedo la mia mente, vedo le scene e mi ritorna l'entusiasmo".

Per Jamie Foxx non si tratta di un film di vendetta ma di una storia d'amore. "Il mio Django è sposato. Allora gli schiavi non si potevano sposare. E la sua missione non è eliminare la schiavitù, ma cercare e liberare la moglie, Broomhilda". Tarantino non aveva in mente Foxx mentre scriveva del suo Django: "Django non era nessun attore in particolare, all'inizio, poi ho fatto sei provini (fra gli attori scrutinati anche Will Smith nd.r.) e l'ultimo è stato quello a Jamie. Dopo di che ho chiamato gli altri cinque e ho detto loro di non aversela a male, ma che avevo trovato il mio Django. Lui era il cowboy, gli altri erano attori meravigliosi, ma non cowboy".

Essere nato in Texas, è stata questa la marcia in più dell'attore di Ray. "Quando ho incontrato Tarantino per la prima volta gli ho raccontato la mia esperienza, perché è vero che questo è un western ma è anche un film sulla schiavitù, sulla condizione degli schiavi neri nell'Ottocento e la mia condizione di bambino nero cresciuto nel Texas ha fatto la differenza. - dice Foxx - Mia nonna mi insegnò a suonare il piano perché così avrei avuto un lavoro sicuro e piacevole nelle case dei ricchi e non sarei stato costretto a fare l'operaio". Foxx racconta anche dell'esperienza di lavoro sul set con un regista come Tarantino "Non mi sono mai divertito tanto. Fra una ripresa e l'altra Quentin ascolta musica e non mancano mai gli alcolici. Più che un set sembra una festa. E poi è una persona estremamente gentile. Ricordo la scena delle catene, faceva caldo, eravamo incatenati e Quentin è andato da ognuno di noi, da chi aveva una battuta, come da ogni comparsa di sfondo, per chiedere se era tutto a posto".

 

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