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Con 'Boris' La Casta diventa cinepanettone

Dal primo aprile nelle sale il film con Pannofino dall'omonima serie cult

28 marzo, 20:36
Carolina Crescentini in una scena di 'Boris, Il film'
Carolina Crescentini in una scena di 'Boris, Il film'
Con 'Boris' La Casta diventa cinepanettone

di Francesco Gallo

ROMA - Di fronte a una scena in cui un giovane ed entusiasta Papa Ratzinger corre felice su un prato per aver saputo della scoperta del vaccino antipolio, anche il cinico regista di fiction di serie B René Ferretti (Francesco Pannofino) non ce la fa e molla tutto. Parte così 'Boris. Il film', tratto dall'omonima serie cult passata in tre distinte edizioni (dal 2007 al 2009) su Fox e che ora arriva al cinema dal 1 aprile distribuito da 01. Una vera sfida quella dei tre registi-sceneggiatori Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo che non mancano, nei 108 minuti del film, di dissacrare tutto, Vaticano, politica, attori, Medusa, Rai Cinema, tv e cinema di serie A e B (i più colpiti sono i Cinepanettoni).

Nel segno, come si legge nelle note di regia, che nel nostro Paese "vige una specie di darwinismo all'incontrario che premia i peggiori e dove l'unica libertà è l'indecenza". Così anche se René a un certo punto ci prova davvero a fare un film di serie A, alla Matteo Garrone, tratto addirittura da 'La casta', il bestseller di Stella e Rizzo (che si sono prestati volentieri a questa operazione), scoprirà che anche nell'ambiente cinematografico 'colto' non è poi così diverso. E così anche il serioso 'La casta', in un paese che non esce mai dalla commedia, diventa un cinepanettone ('Natale con La castà).

In 'Boris, Il film', insomma, tante parodie nuove e vecchie. C'é Rosanna Gentili, nei panni dell'attrice drammatica Marilita Loy, che più che parlare sospira, sussurra (un'evidente parodia di Margherita Buy); c'é un macaco presentato come il numero 5 di Medusa; c'é Nicola Piovani, in persona, che si gioca l'Oscar al poker; c'é la scaletta dei valori dei funzionari di rete (fiction al primo posto, secondo il cinema anche se già sfigato e poi, alla fine, l'inferno della radio). Andando invece a pescare nei classici personaggi della serie, troviamo Duccio Patanò (Ninni Bruschetta), direttore della fotografia cocainomane con zio mafioso; il suo fedele capo elettricista Biascica; Lorenzo (Carlo De Ruggieri), stagista schiavo; Lopez, delegato di rete (Antonio Catania) che si barcamena tra i suoi raccomandati; Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), attore trombone che vuole imporre la sua presenza nel film La Casta interpretando Gianfranco Fini e, infine, Carolina Crescentini nei panni di Corinna (anche detta 'la cagna') pronta a riciclarsi nel cinema d'autore.

Spiegano con ironia i registi, in una conferenza stampa strapiena di fan e giornalisti, che Aurelio De Laurentiis "non ha visto ancora il loro film" e che comunque questa versione cinematografica di Boris si può considerare a tutti gli effetti un "road movie da fermo". "Un Paese in cui l'eccellenza è un equivoco - dicono ancora - un film come il nostro ci sta tutto". Dentro la presa in giro, sottolineano, Ciarrapico, Torre e Vendruscolo ci sono andati a finire tutti, "cine-panettoni e film d'autore". A fine incontro stampa un blitz dei giovani precari del Comitato 'Il nostro tempo e' adessò. I ragazzi hanno preso la parola a sorpresa nel corso della conferenza e hanno invitato tutti i presenti a partecipare alla manifestazione nazionale del 9 aprile. "Siamo qui - hanno spiegato - perché Boris rappresenta perfettamente la difficile condizione di milioni di giovani precari, stagisti e ricercatori in Italia. Sostenete la nostra battaglia". Frase cult del film quella che dice il produttore de La casta di fronte al progetto di un lavoro alla Garrone: "Nun c'ho i soldi per tutte queste sensibilità".

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