Oscar: vince l'America di oggi, indipendente e obamiana
Dall'Iraq all'ambiente, l'anti-Hollywood trionfa/ FOTO E VIDEO
09 marzo, 21:13
di Alessandra Magliaro
ROMA - Un film indipendente scomodo e a basso costo sulla follia della guerra in Iraq (the Hurt Locker), una regista tosta che ama i film d'azione, ha diretto 8 film in 30 anni ed è lontana da ogni possibile cliché femminile caramelloso e per di più ex moglie dello 'sconfitto' James Cameron (Kathryn Bigelow), un'afroamericana sovrappeso che ha stregato tutti per l'interpretazione di una madre violenta nella Harlem degli anni '80 nel drammatico Precious prodotto dalla powerwoman Oprah Winfrey (Mo'nique), un attore sessantenne amato dalla critica ma fuori dal business (Jeff Bridges per Crazy Heart) e poi ancora un documentario ambientalista sull'insostenibile massacro dei delfini in Giappone (The Cove). E c'é anche un corto, Music by Prudence, di Rose Ross Williams, sulla cantautrice disabile Prudence Mabhena, messaggio di speranza dal profondo Zimbabwe, attraverso la sua musica. Non è il palmares di Cannes né quello della Mostra di Venezia né quello del Sundance di Robert Redford anche se gli somiglia molto.
Sono i vincenti della notte degli Oscar, il premio dei premi del cinema mondiale ormai anno dopo anno sempre più distante da Hollywood, o meglio da quel che etichettiamo cinema di Hollywood. Nell'82/ma edizione allo star business di Hollywood 'appartengono' solo la vittoria di Sandra Bullock come migliore attrice - una star popolare, onnipresente sui magazine, eterna fidanzata d'America - e l'Oscar al film d'animazione Up prodotto dalla Disney con i creativi della Pixar Studios. 'Sconfitto' dopo il carico di nomination il blockbuster Avatar, film di alto budget e alta tecnologia in 3D, che ha già vinto però ai box office di tutto il mondo, polverizzando record dopo record. Come già negli anni scorsi (un anno fa dominarono The Millionaire di Danny Boyle favola dolceamara negli slum di Mumbai e Milk con Sean Penn, ritratto del primo paladino dei diritti gay, e prima ancora vinsero i Coen di Non è un paese per vecchi e Crash di Paul Haggis) l'Academy sembra in sintonia con i temi 'caldi' dell'America contemporanea più che con il sogno e il glamour hollywoodiano, anche se i riflettori sul red carpet sono sempre accesissimi. C'é l'America del disagio sociale, degli afro americani, c'é l'America anti bellica che vede il lavoro dei marines nello sminamento delle mine in Iraq più che con eroismo come schizzata follia, c'é il tema green con il documentario ecologista e ambientalista per un futuro marino sostenibile e c'é il segnale della prima donna, dopo 82 edizioni di Oscar, a conquistare il podio.
L'Academy, che aveva allargato a 10 da 5 le nomination per il miglior film per una più ampia scelta che potesse includere anche film apprezzabili che solitamente riescono a concorrere in categorie tecniche, si é ritrovata a votare per film indipendenti, che respirano l'aria del tempo, che rispecchiano l'America di Obama e questi tempi di crisi.









