Berlino: Bollywood parla dell'11/9
Fuori concorso 'My name is Khan', si piange e si balla con Karan Johar
12 febbraio, 12:45
di Francesco Gallo
BERLINO - Bollywood si mondializza e dimostra che sa anche raccontare le tragedie contemporanee, ma sempre tra musica, semplicità e, ovviamente, tanti buoni sentimenti. E così ieri sera sono piovute nella giornata inaugurale del Festival di Berlino le quasi tre ore del film fuori concorso 'My name is Khan' di Karan Johar, ma sono passate in fretta nonostante il tema che si annunciava non facile. Ovvero lo stato del mondo dopo l'11 settembre e i rapporti di sospetto tra islamici e occidentali dopo quella data che ha cambiato la storia.
Sospetti che, anche nella realtà, hanno travolto lo stesso protagonista fermato a Los Angeles durante le riprese del film. E' Rizwan Khan bambino musulmano con la sindrome di Asperger, cresciuto con la madre (Zarina Wahab) nella sezione Borivali di Mumbai. Da adulto Rizwan (interpretato dalla megastar indiana Shahrukh Khan), si innamora di una madre single indù, Mandira (Kajol) che vive a San Francisco. Ma la storia dell'11 settembre cambierà le cose anche per questa sorta di Forrest Gump indiano che si muove tra la gente pieno dei suoi tic, dei suoi momenti di genialità e la sua faccia da buono.
Intanto per lui che ha avuto come unico insegnamento etico dalla madre il fatto che il mondo è diviso sostanzialmente in due, buoni e cattivi al di là ovviamente di razza e religione, viene a un certo punto arrestato in quanto sospettato dalla polizia per la sua fisionomia e anche per lo strano modo di fare dovuto alla sua malattia. Ma tutto il film ruota alla fine intorno al suo singolare titolo.
Infatti My name is Khan con l'aggiunta and I'm not terrorist e proprio la frase che il bravo e sfortunato hindu vuol dire al presidente degli Stati Uniti per rassicurare una volta per tutte il mondo che si sbaglia a identificare buoni e cattivi per il colore della pelle o per la religione che professano.
Ma in My name is Khan raccontato come una favola arriva anche nel segno del melò familiare la tragedia della morte del figlio di Mandira, proprio per i pregiudizi nati dopo l'11 settembre. Come in tutte le favole però alla fine tutto si aggiusta. Khan che, nonostante il bellicoso nome, è l'uomo più buono della terra, alla fine incontrerà davvero il neo presidente degli Stati Uniti Barack Obama (Christopher B. Duncan)). Siamo infatti a Bollywood e le cose, alla fine tra lacrime, musica e risate finiscono bene e sempre nel segno della speranza.








