Mamma non paga buoni pasto asilo, bimbo resta senza cibo
Donna ha debito 460 euro. Comune, non risulta domanda rateizzazione
27 novembre, 19:40PADOVA - Il cibo va pagato, anche se la mensa è quella dell'asilo comunale, e il beneficiario dei pasti ha solo 5 anni. E' una storia di ordinaria difficoltà sociale, in tempi di crisi, quella che vede protagonista una mamma di Padova, separata dal marito, e il suo bambino di 5 anni, al quale l'asilo comunale non darà più il pasto sino a quando la donna non salderà un debito di 460 euro di buoni pasto mai pagati.
La donna, esasperata, ha deciso di raccontare la sua storia ad un quotidiano locale, "Il Mattino di Padova". La donna, mamma di tre figli, si è vista consegnare un foglietto scritto a mano con il quale la scuola materna chiedeva ai genitori di venire a prendere il piccolo prima del pranzo, in mancanza del buono pasto. Per tutta risposta, la donna ha deciso ieri di tenere a casa il figlio dall'asilo per non fargli subire un trattamento diverso dai compagni e di chiedere spiegazioni all'amministrazione scolastica sull'accaduto.
Ammette il debito, dovuto al fatto - ha spiegato al giornale - che da quando è separata dal marito riesce a malapena a sbarcare il lunario. Ma sostiene di aver chiesto, senza risultato, di poterlo rateizzare, tenendo conto della sua difficile situazione economica e familiare. Una circostanza smentita però oggi dall'assessore comunale alle politiche scolastiche, Claudio Piron, che ha avviato una indagine complessiva sulle richieste di esenzione dal costo della mensa degli asili, dopo che queste ultime erano lievitate negli ultimi due anni da 440 a 1500.
"Nessuna domanda di raiteizzazione del debito è mai arrivata - precisa Piron - così come nessun documento ci è mai stato consegnato per attestare, come dovuto, che quello del bambino fosse un caso fosse anomalo". Per Piron, chiedere alla madre di venire a prendere il figlioletto prima dell'ora dei pasti, in mancanza del pagamento del debito, "é stato l'unico modo per farle capire che non stava rispettando un patto preso con la stessa scuola materna". "Mi sembra impossibile che un ente pubblico come il Comune - si è sfogata la mamma del piccolo - non possa aiutare una famiglia in difficoltà come la mia".







