'Prima linea' in sala, critica discute
'Innocuo' per il Secolo, 'pudico' per l'Unita'
20 novembre, 20:27
ROMA - "Innocuo" per Il Secolo d'Italia, "apprezzabile per misura morale e civile, ma cinematograficamente morto" per Goffredo Fofi sull'Unità, "un piccolo miracolo di scelte rigorose" per Liberazione. Continua a far discutere sulla stampa, il film sugli ex terroristi Sergio Segio e Susanna Ronconi, 'La prima linea' da oggi nelle sale, accompagnato da polemiche sull'opportunità dei finanziamenti pubblici cui si è sottratto definitivamente il produttore e distributore Andrea Occhipinti della Lucky Red rinunciandovi. L'Unità con Fofi, che chiama Segio-Scamarcio e Ronconi-Mezzogiorno "due Bonnie e Clyde catto-comunisti" ha scritto che il film, pur apprezzabile, conferma l'incapacità del nostro cinema di rivedere gli anni '70 se non in chiave di terrorismo come se questa fosse l'essenza del movimento, un ricatto di terroristi e amici di terroristi che ancora ci perseguita".
Sulle stesse pagine, più tenero il critico Alberto Crespi che afferma La prima linea essere "una lettura romanzata talmente pudica e ideologicamente distaccata che Segio si è sentito tradito. Un film sul come eravamo depurato da qualunque nostalgia". In sostanza è la stessa critica che fa al film di Renato De Maria il quotidiano di destra Il secolo d'Italia, dove Walter Vescovi scrive che il vero eroe è Andrea Occhipinti che rinuncia ai soldi dello stato, mentre "il film è innocuo - solo cronaca, niente politica - nel senso che non usa mai i '70 per raccontare il presente. E' una storia che sta lì e non aggiunge e non toglie. In sostanza, un buon film che semmai ha il difetto morale di mettersi al riparo sotto posizioni sicure, quelle cioé di inevitabile condanna di quei terroristi". Su Libero Giampiero Mughini lo ha esaltato: "un film da far vedere nelle scuole", mentre sulle stesse pagine Giorgio Carbone ha sottolineato che "il film assolvendo i compagni che 'non sbagliano' in questo senso pur essendo un bel film fa una cattiva azione. Per i giovani non sarà un ottimo insegnamento perché saranno catturati dal fascino di protagonisti troppo fighi".
Giudizio in bilico anche per Gianni Pennacchi su Il Giornale: "é la solita retorica sui compagni che sbagliano, un film mattone senza eroi che sono tristi e desolanti, non c'é simpatia per loro ma il compagno buono guarda caso è personaggio inventato". Infine, Liberazione: "il film fa scelte rigorose, mette in scena l'assurdo del terrorismo e su quello fa riflettere. Un piccolo miracolo: molto di quegli anni é rimasto fuori ma regista e sceneggiatori non si caricano dell'impossibile peso di raccontare tutta la complessità di quella storia ma solo un pezzettino. Sul Corriere della Sera, Pierluigi Battista gli ha concesso "attenuanti perché il film non sta dalla parte degli eroi e non insulta le vittime", ma ha deplorato che gli attori Giovanna Mezzogiorno e Riccardo Scamarcio "siano troppo belli con il rischio di dare un'aura romantica: c'é il fascino del male in quei volti seducenti".







