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Venezia: nel 2011 film postumo di Ray

Alla Mostra la versione restaurata di 'We Can't Go Home Again'

20 novembre, 17:11
Il Leone di Venezia
Il Leone di Venezia
Venezia: nel 2011 film postumo di Ray

VENEZIA - Sarà presentata in anteprima mondiale alla 68. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel 2011, in coincidenza con l'apertura delle celebrazioni del Centenario della nascita di Nicholas Ray (1911-1979), la versione ricostruita e restaurata, definitiva e fedele all'idea originale, di 'We Can't Go Home Again', l'opera postuma del regista americano, film sperimentale e multi-narrativo al confine tra cinema e arti visive, girato assieme ai giovani cineasti dell'Harpur College (New York), dove Ray insegnava.

'We Can't Go Home Again' era stato concepito da Ray e sua moglie, Susan, affinché diventasse uno strumento per insegnare a fare cinema attraverso la pratica e non la teoria. Perché "l'unica maniera per imparare a fare un film, è attraverso un altro film", aveva dichiarato Ray. E' un film laboratorio, che mescola diversi linguaggi espressivi e diverse tecniche, perfettamente nello spirito di una Biennale di Venezia laboratorio delle arti del futuro.

Per oltre trent'anni i materiali di 'We Can't Go Home Again' sono rimasti sugli scaffali di un deposito di pellicola. Susan Ray, in collaborazione con la mostra diretta da Marco Muller e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, e assieme al partner della Mostra Jaeger-LeCoultre, si appresta a completare il montaggio del film secondo le intenzioni del regista e a restaurarlo così che possa essere proiettato alla Mostra 2011. Susan Ray è la presidente e fondatrice della Nicholas Ray Foundation.

Il progetto comprende, accanto il restauro di 'We Can't Go Home Again', la creazione di un serie di Dvd, un'istallazione museale, un film intitolato 'Nicholas Ray Master Class', e la nascita di un sito interattivo. Considerato "il lavoro di un pazzo" da qualcuno, un'opera d'avanguardia da altri, 'We Can't Go Home Again' rimane una prova cinematografica straordinariamente forte e innovativa, celebrata dai più grandi cineasti contemporanei, come Wim Wenders. Muller aveva proiettato le due versioni (1972 e 1976) incomplete del film quando era direttore del Film Festival Rotterdam, nell'ambito della prima integrale dell'opera "in contesto" del regista, nel gennaio 1991.

"Al primo incontro all'Harpur College nello Stato di New York - ricorda la moglie Susan - Nick si è presentato in classe con cinque pagine di sceneggiatura e un calendario che stabiliva un lavoro per ciascun studente nel team per due settimane, a rotazione: cameraman, sceneggiatore, truccatore, tecnico del suono, fattorino, tecnico delle luci. Così alla fine dell'anno scolastico ogni studente avrebbe fatto un esperienza funzionale per ogni ingranaggio del set. Presto, comunque, per l'intensità degli scambi fra studenti e docente nell'improvvisare le scene, quello che era iniziato come un semplice esercizio ebbe vita propria. Da quelle immagini, emotivamente genuine e dagli incontri estremamente personali, nasce la storia di due generazioni incapaci di parlarsi l'una con l'altra, e di una società che ha dimenticato da dove viene".

Il film fa uso di una tecnica innovativa, chiamata da Ray 'mimage' o 'multiple image': ossia tre, quattro, o cinque immagini in movimento fissate simultaneamente su una pellicola 35 mm. L'obiettivo di Ray era di cercare i confini di queste immagini in dissolvenza, più che mantenere la spigolosità dei fotogrammi, per dare un'immagine più accurata di come veramente la mente pensasse: "non in linea retta", insisteva Ray.

 

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