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E Conte disse, 'l'accordo c'e''. Bufera Mezzaroma

30 maggio, 14:26
Il presidente dalla Juventus, Andrea Agnelli (s), con l'allenatore Antonio Conte durante l'inaugurazione del Juventus Museum, il museo del club bianconero, inaugurato il 16 maggio 2012 accanto al nuovo stadio a Torino
Il presidente dalla Juventus, Andrea Agnelli (s), con l'allenatore Antonio Conte durante l'inaugurazione del Juventus Museum, il museo del club bianconero, inaugurato il 16 maggio 2012 accanto al nuovo stadio a Torino
E Conte disse, 'l'accordo c'e''. Bufera Mezzaroma

Sarà pur vero, come dice il suo avvocato, che Antonio Conte è un "patrimonio del calcio e va tutelato". Ma quel che al momento va tutelata, ragionano gli inquirenti, è la verità e dunque l'allenatore della Juventus prima o poi dovrà spiegare come mai, stando alle parole del suo ex giocatore Filippo Carobbio, fu lui stesso a comunicare ai calciatori del Siena che l'accordo per la combine sulla partita con il Novara era stato fatto dalle società. E dovrà spiegare perché, se è vero che ne era al corrente, non ha denunciato il tutto alla giustizia sportiva come prevedono i regolamenti. Il giorno dopo le lacrime in conferenza stampa, Antonio Conte incassa nuovamente la solidarietà degli Agnelli, con John Elkann pronto a ribadire che "la Juventus ha già detto ieri in maniera molto chiara la sua posizione sulla vicenda". E rinnova, tramite il suo legale, la richiesta di essere sentito dalla procura di Cremona, che lo ha iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva, per dimostrare la sua "totale estraneità ai fatti". Ma le carte della procura lo mettono nei guai. Fino ad oggi, infatti, era noto il verbale reso alla giustizia sportiva da Carobbio. Quello nel quale il giocatore raccontava che lo "stesso allenatore Antonio Conte ci rappresentò che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l'accordo con il Novara per il pareggio". Ora però é stato desecretato anche il verbale davanti ai pm di Cremona: e in quelle carte Carobbio conferma tutte le accuse. "Con riferimento a Novara-Siena - si legge negli atti - al contrario di quanto accaduto in occasione di Albinoleffe-Siena, i giocatori hanno appreso dell'accordo in occasione della riunione tecnica che ha preceduto la partita. In sostanza Conte si limitò a dire che avremmo pareggiato la partita e che era stato raggiunto un accordo per il pareggio". Alla riunione tecnica, precisa Carobbio, "erano presenti gli stessi tecnici che ho indicato con riferimento alla partita Albinoleffe-Siena oltre che, naturalmente, anche i giocatori". E cioé "l'allenatore Antonio Conte, il vice allenatore Angelo Alessio, il collaboratore tecnico Stellini, il preparatore dei portieri Savorani nonché tutta la squadra". "Tutti - conclude Carobbio - furono d'accordo e avendone parlato con Faggiano (dirigente del Siena, ndr) desumo che anche la dirigenza ne fosse al corrente". Dunque tutti sapevano. Ed infatti, scrivono gli inquirenti nell'informativa in cui è stata approfondita la posizione del Siena, "in più occasioni" le combine sulle partite dei toscani non erano "solo frutto dell'infedeltà" dei giocatori, ma sarebbero state organizzate in seguito a "vere e proprie direttive espresse da organi dirigenziali o tecnici che avrebbero direttamente concordato 'a tavolino' il risultato finale dell'incontro, mirando al conseguimento di un vantaggio sportivo in classifica". I sospetti degli inquirenti si soffermano su otto partite, alcune nuove e altre già emerse nelle prime due fasi dell'inchiesta cremonese: Novara-Siena 2-2 (1/5/11); Siena-Torino 2-2 (7/5/11); Siena-Varese 5-0 (21/5/11); Albinoleffe-Siena 0-1 (29/5/11); Siena-Ascoli 3-0 (11/12/10); Siena-Piacenza 2-3 (19/2/11); Modena-Siena 0-1 (26/2/11) e Siena-Sassuolo 4-0 (29/3/11). Su almeno quattro di queste (Novara-Siena, Siena-Torino; Siena-Varese e Albinoleffe-Siena), dicono gli investigatori, "il risultato finale sarebbe stato condizionato da precedenti accordi intrapresi tra rappresentanti (dirigenti e tecnici) delle società contrapposte, per conseguire reciproci vantaggi di classifica, sostenuti dalla convenienza di alcuni calciatori". Dirigenti e tecnici. Dunque anche Conte.

AUTOGOL MEZZAROMA,'PERDETE PARTITA' degli inviati Matteo Guidelli e Stefano Rottigni - Il capitano del Bari Andrea Masiello che si vende il derby Bari-Lecce era il punto forse più basso toccato dal calcio investito dallo scandalo delle scommesse. Ma il presidente del Siena che invita i suoi giocatori a perdere l'ultima partita in casa, quella in cui si festeggia la promozione in serie A, perché voleva scommettere sulla sconfitta della sua squadra, è probabilmente peggio. L'autogol di Massimo Mezzaroma, indagato dalla procura di Cremona, è l'ennesima conferma che il calcio è nelle mani di personaggi che, stando almeno a quanto emerge dalle inchieste giudiziarie, non hanno il benché minimo rispetto della passione di milioni di tifosi. Le carte agli atti dell'inchiesta di Cremona rivelano infatti scenari che nulla hanno a che fare con lo sport e che invece assomigliano sempre più a vicende di corruzione e malaffare. A raccontarlo, questo scenario, è ancora una volta Filippo Carobbio (l'ex giocatore del Siena che accusa Antonio Conte), finito in carcere e poi decisosi a parlare con i magistrati. Ma stavolta il suo è un racconto che chiama in causa altre persone che possono confermarlo o smentirlo - primo tra tutti l'ex portiere dei bianconeri, ora al Torino, Coppola - e che nei prossimi giorni saranno chiamate dai magistrati di Cremona per raccontare la loro versione dei fatti. Per ora, dunque, ci sono le parole di Carobbio e, anche, di Carlo Gervasoni, l'altro calciatore 'pentito'. In occasione di Siena-Varese del 21 maggio del 2011, racconta quest'ultimo, "contattai Carobbio per verificare" la possibilità di combinare l'incontro "ma lui mi disse subito che non potevamo fare nulla in quanto si trattava dell'ultima partita casalinga del Siena con Conte come allenatore ed inoltre venivano da una brutta sconfitta ad Ascoli dove avevano perso per 3-0 e pertanto non si concluse né l'una né l'altra combine". Parole confermate da Carobbio, che però aggiunge qualcosa di molto più pesante e che forniscono quelli che gli inquirenti e gli investigatori definiscono "gravi elementi di responsabilità" a carico del presidente del Siena. Nell'interrogatorio desecretato pochi giorni fa, infatti, Carobbio racconta quanto gli riferì l'allora portiere del Siena Ferdinando Coppola. "Qualche giorno prima della partita Siena-Varese - si legge nel verbale - Ferdinando Coppola entrò negli spogliatoi sbiancato in volto rappresentandoci che poco prima, all'esterno degli spogliatoi, era stato avvicinato da una persona vicina al presidente che gli aveva chiesto se c'era la possibilità di perdere la partita". Questa persona, "di cui Coppola mi fece anche il nome ma che in questo momento non ricordo, probabilmente in quanto si trattava di qualcuno che non avevo occasione di vedere molto spesso - prosegue Carobbio - gli aveva detto che il presidente intendeva scommettere o aveva scommesso sulla nostra sconfitta. Intendo riferirmi al presidente Mezzaroma". Ma a tutto c'é un limite, sembra voler dire Carobbio. "A quella richiesta - sostiene infatti davanti ai magistrati - la squadra oppose un netto rifiuto suggerendo al Coppola di rappresentare a chi lo aveva contattato di non aver voluto riferire la proposta ai giocatori in quanto lui stesso non era d'accordo. Ribadisco che il Coppola era quasi sconvolto". Nell'interrogatorio Carobbio racconta inoltre un'altra cosa: che della richiesta del presidente era al corrente anche lo staff tecnico. "In seguito ho appreso da Stellini (all'epoca vice di Antonio Conte, ndr) che la proposta era stata fatta da Mezzaroma anche allo staff tecnico e anche loro si erano rifiutati". "Era la prima volta - conclude - che ci proveniva una richiesta del genere dal presidente". L'Ac Siena, dal canto suo, con una nota sul proprio sito esprime fiducia nei magistrati, in attesa di "difendersi da eventuali rilievi nelle sedi opportune". Un atteggiamento che "non rappresenta acquiescenza", dice la società, ribadendo si essere pronta a dimostrare le sue ragioni "se e quando" gli inquirenti decideranno.

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