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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Paolo Petroni
Una vita segnata da drammi privati assoluti, estremi, che si concentra nello spazio di una finale atletica estrema come può essere la corsa dei cento metri è quella che ci racconta Emiliano Gucci, segnata da questo correre che è in fondo uno scappare, un tentativo di lasciarsi alle spalle il dolore, che é allo stesso spinta al volo verso il traguardo, rincorsa della propria vita. "Questo è l'attimo, penso, ma i nostri sguardi coincidono tanto da farsi inestricabili, i pensieri fusi come in un essere solamente. Cerco un alito di vento, una traccia invisibile, Dio, qualcosa cui aggrapparmi per galleggiare ancora. La cerco, mi perdo, la trovo". E' in quest'alternarsi di sicurezza e di vuoto, di emergere e finire nell'abisso che si prede, o meglio si concentra, il pensiero del protagonista, fermo ai blocchi di partenza in attesa del via, ed è anche l'andamento del racconto, che alterna capitoli brevi a più lunghi, che inanella ricordi e pensieri, lui che non è mai riuscito a arrivare primo, in una sorta di colloquio ideale col proprio fratello. Il problema è che il fratello è stato ucciso nel 1992 a bastonate nella neve dal loro padre ("dolcissimo e terribile" che riuscì pure a evitarsi l'ergastolo), come ci viene annunciato sin dalla prima riga del romanzo, anche se il perché lo scopriremo solo verso la fine.
E poi c'é anche il fatto che nel 2007 ha preso l'amata Caterina, scappata per sempre dalla loro casa in campagna dopo un rapporto meraviglioso e tempestoso assieme: "Io per questi motivi corro", per questo vorrebbe almeno questa volta, per una volta, vincere, come a riscattare il proprio passato. Ma anche il mondo delle corse è tutt'altro che limpido. La tensione per la gara cresce, aumentata da due false partenze, dall'illusione, a un certo punto, che la corsa sarebbe stata annullata e poi il ritorno ai blocchi, dopo alcune squalifiche. La voglia di guadagno a tutti i costi, condizionata dalle scommesse clandestine, l'imperversare del doping, con le sue conseguenze, i trucchi e le manovre studiate per far andare via chi non accetta le regole malate del sistema, sono presenti attorno al protagonista, si materializzano nei sette concorrenti della sua batteria. Il tempo passa, nell'attesa dei pochi secondi, sì e no una decina, della corsa e scorre tutta una vita in un drammatico gioco esistenziale di confronti col passato in cerca di una razionalizzazione, di una soluzione, tra momenti di tenerezza e altri aspri, che finiscono per coinvolgerci, grazie anche a una scrittura incisiva, secca e tesa, senza pause, e un racconto ben ideato e realizzato appunto a togliere, a stringere i tempi come nella gara del protagonista, di cui non riveleremo il finale.
A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto
Venduto in quattro Paesi e diritti film
182mila copie in 9 mesi per noir di Carrisi








