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A sei anni dalla morte Roberto Bolano diventa scrittore di culto

di Mauretta Capuano
Il diario inedito di Amelie Mazoyer, chiamata Aelis, la governante e amante francese di Gabriele D'Annunzio per 27 anni, dal 1911 alla morte del poeta nel 1938, ha ispirato il nuovo libro 'La mia vita carnale - Amori e passioni di Gabriele D'Annunziò che Giordano Bruno Guerri ha dedicato al Vate, a 150 anni dalla sua nascita, il 12 marzo del 1863. Non è difficile capire, solo fermandosi al titolo del libro, pubblicato da Mondadori, che si tratta di un diario intimo da cui emergono le abitudini sessuali di D'Annunzio, le invidie e gelosie delle sue donne. "E' come guardare - spiega Giordano Bruno Guerri all'ANSA - dal buco della serratura quello che accadeva al Vittoriale. Come poteva essere la convivenza tra l'amante ufficiale Luisa Baccara e la cameriera Aelis, richiestissima quasi tutte le notti. E poi c'era la legittima consorte Maria d'Hardouin, costretta ad abitare in un'altra villa e altre donne di passaggio per un uomo davvero insaziabile". D'Annunzio si compiaceva che Aelis, "la donna che più di tutte e più a lungo assistette alle sue imprese erotiche, tenesse un diario" spiega Bruno Guerri. Lei non teneva "conto del fatto - sottolinea - che D'Annunzio era un grande poeta. Lo vedeva come un uomo che pensava solo al sesso e sopportava situazioni complicate". La fedele governante "aveva capito che, per continuare a stargli vicina, doveva superare tutte le altre nella capacità di dargli piacere, anche procacciandogli amanti". La Baccara, invece, "faceva la signora ma la vera signora D'Annunzio era da un'altra parte" sottolinea Giordano Bruno Guerri che è presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, ha avuto accesso all'intero archivio dannunziano e al Vate ha dedicato anche 'D'Annunzio. L'amante guerrierò, pubblicato sempre da Mondadori. Questo nuovo libro svela, sottolinea l'autore, il D'Annunzio segreto e il suo rapporto con il corpo. "La straordinaria arma di Aelis, aggiunta alla devozione, è una caratteristica che d'Annunzio apprezza moltissimo, e tanto più - viene raccontato nel libro - con il passare degli anni: un'abilità non comune nella fellatio, che le merita anche il nome Aelis. Un richiamo al francese helice, elica. Ha 'una bocca meravigliosa' dice Gabriele, oltre ad una mano donatrice d'oblio". Nel ritratto di Bruno Guerri emergono i vizi del Vate e più del poeta decadente "l'immagine del rivoluzionario di Fiume, anticipatore, libertario e anarchico". Come dice lo storico nella prefazione: "Che si raccontino anche le sue cadute - le manie, la droga - può sembrare irrispettoso, ma non credo lo sia, e certo non è mia intenzione. Perché lui, che non aveva il concetto di vizio né tanto meno quello di peccato, anche dei suoi 'vizi' e dei suoi 'peccati' volle fare, come di tutta la sua vita, 'un'opera d'arté. Raccontarlo, al di fuori della leggenda, è un modo per rendergli omaggio.
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