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Pd e Pdl da Monti, premier sonda partiti

Il presidente del Consiglio apre a Pd su spending

26 luglio, 08:42
Angelino Alfano e Pierluigi Bersani in una foto di archivio
Angelino Alfano e Pierluigi Bersani in una foto di archivio
Pd e Pdl da Monti, premier sonda partiti

di Federico Garimberti

La situazione economica; la partita europea; i provvedimenti in discussione in Parlamento e quelli in arrivo. Sono stati questi i principali temi nei colloqui di Mario Monti con Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano condizionati dal tema della riforma elettorale su cui i partiti sono impegnati e che, ove andasse in porto, potrebbe portare al voto anticipato. Che, infatti, il leader del Pd non smentisce. E' stato il segretario dei democrat a salire per primo, di buon mattino, nelle stanze di palazzo Chigi. Seguito nel primo pomeriggio da quello del Pdl. Domani è previsto l'incontro con il centrista Pier Ferdinando Casini. Con il presidente del Consiglio, 'AB' parlano in primo luogo della situazione economica. Bersani, nel riferire del colloquio, offre una visione cupa: "Abbiamo riflettuto assieme su una situazione generale molto molto preoccupante", afferma, sottolineando che per uscire dall'impasse di uno spread che resta pericolosamente alto si deve dare "seguito alle decisioni del Vertice europeo" di fine giugno e "tutte le istituzioni", a cominciare dalla Bce, devono essere in "stato d'allerta". Dentro, secondo fonti parlamentari, il segretario è ancora più esplicito: bisogna battere il pugno sul tavolo Ue con la Germania. Concetto rimarcato anche dal segretario pidiellino, secondo il quale l'Italia ha fatto abbastanza sacrifici e visto che "Francia e Germania fanno i loro legittimi interessi", anche il governo italiano deve faro lo stesso. A palazzo Chigi, sulla crisi, si prova a gettare acqua sul fuoco. Come dimostra la smentita all'ipotesi di una riunione del Comitato di coordinamento economico. La situazione è seria, ma non c'é alcun allarme, ribadisce Monti. Ad Alfano e Bersani, il premier ripete che l'attuale livello del differenziale non dipende dall'Italia, ma dalla mancata attuazione dei principi decisi in Europa. Illustra quindi la sua agenda, densa di appuntamenti internazionali: la volontà di convincere i 'rigoristi' finlandesi e olandesi (a Helsinki oltre al premier e al presidente incontrerà i rappresentanti degli industriali) che l'Italia ha cambiato strada. Ma ripete anche che, fino alla sentenza della Corte tedesca sull'Esm, sarebbe inutile riaprire il negoziato in Europa. L'altro dossier sul tavolo è quello dei provvedimenti del governo. A cominciare dalla spending review. Bersani chiede al premier alcune modifiche nei tagli a sanità e regioni, esortandolo a riaprire il tavolo con gli enti locali. Monti non chiude. Anzi, convoca Grilli per valutare insieme come accogliere alcuni ritocchi senza però modificare i saldi. Sia al Pd che al Pdl il professore assicura inoltre che non ci saranno altre manovre, cosa confermata al termine dell'incontro sia da Bersani che da Alfano. Mentre fonti di palazzo Chigi smentiscono qualsiasi ipotesi di blocco delle tredicesime. Anche sui tagli alla politica e ai sindacati, oggetto dello studio di Amato, Monti è cauto: spiega che i tempi non saranno brevissimi e che il provvedimento probabilmente slitterà a dopo l'estate. Mentre il provvedimento sulla razionalizzazione degli incentivi alle imprese (proposti da Francesco Giavazzi) è più avanzato, ma difficilmente si concretizzerà prima di Ferragosto. Il tema più delicato dei due incontri, però, è quello della legge elettorale, perché strettamente legato alla possibilità di un voto anticipato. Ipotesi che lo stesso Bersani non smentisce: "Non sappiamo come passiamo agosto. Diamoci una legge elettorale e poi si vede". Mentre Alfano ribadisce il sostegno del Pdl al governo "fino alla scadenza della legislatura". Ma nei partiti non si parla d'altro. "Monti ha detto a Napolitano che il suo mandato è pressoché esaurito", confermano fonti parlamentari del Pd, che trovano eco anche nel Pdl. Ma la 'conditio sine qua non' posta dal Colle é un nuovo sistema elettorale, su cui i partiti continuano a trattare. Sia Bersani che Alfano hanno accennato al tema con Monti, che - secondo fonti di governo - si guarda bene però dall'entrare nel merito della questione. A palazzo Chigi, infatti, si ribadisce che l'orizzonte temporale è quello del 2013. Anche perché, spiega una fonte ministeriale, "per votare a novembre, il Colle vuole una soluzione pilotata che, al momento, non è affatto scontata".

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