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Mafia, assolto. Romano 'Finito un incubo'

Procuratore Palermo: rispettiamo qualunque decisione

18 luglio, 13:47
L'ex ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, con il figlio seduto accanto a lui, piange dopo la lettura della sentenza che lo ha assolto dall'accusa di concorso in associazione mafiosa
L'ex ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, con il figlio seduto accanto a lui, piange dopo la lettura della sentenza che lo ha assolto dall'accusa di concorso in associazione mafiosa
Mafia, assolto. Romano 'Finito un incubo'

di Lara Sirignano

PALERMO - Sono bastate meno di due ore al gup di Palermo per decidere le sorti di Saverio Romano, potente politico siciliano ed ex ministro dell'Agricoltura del Governo Berlusconi assolto oggi dall'accusa di concorso in associazione mafiosa. Una camera di consiglio breve che ha chiuso, almeno per ora, una vicenda giudiziaria lunga nove anni e fatta di due richieste di archiviazione della Procura, obbligata poi, la scorsa estate, da un altro giudice, a formulare l'imputazione. La formula assolutoria scelta e' quella della vecchia insufficienza di prove. ''E' sentenza che viene classificata di assoluzione'', commenta il procuratore di Palermo Francesco Messineo che, pur premettendo prudentemente di attendere le motivazioni, aggiunge: ''quando si parla di prova insufficiente si allude comunque alla sussistenza di elementi sia pure non idonei a raggiungere la soglia del convincimento al di la' di ogni ragionevole dubbio''. E comunque, assicura, ''rispettiamo qualunque decisione''.

Per l'ex ministro, ''protagonista'' prima della camera di consiglio di un'accorata dichiarazione spontanea interrotta spesso dalle lacrime ''e' la fine di un incubo''. ''Non ho mai tradito il Paese - ha detto - E ho sempre rispettato le leggi e le Costituzione''. ''La mia toga e' pulita - ha aggiunto facendo riferimento alla professione di avvocato sospesa dopo l'avviso di garanzia - E spero di poterla consegnare a mio figlio''. Ed e' stato il figlio, giovane studente di Legge, a stringerlo in un abbraccio dopo l'intervento in aula.

Un percorso politico condiviso per anni che ha inizio nella comune militanza nella Dc e nel passaggio all'Udc quello di Romano e Cuffaro. Poi l'uscita dell'ex ministro dal partito di Casini, la fondazione del Pid, il sostegno a Berlusconi e la nomina a ministro seguita da un inatteso comunicato del Quirinale che faceva trapelare tutto l'imbarazzo del Colle per una scelta inopportuna in presenza di un'inchiesta per mafia in corso. Ma l'amicizia tra i vecchi democristiani Romano e Cuffaro, nonostante le diverse strade politiche prese, non e' mai venuta meno. C'era Romano a dividere con l'ex governatore le ore di attesa della sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna dell'ex presidente della Regione.

''Romano e Cuffaro? Ebbero la stessa clientela mafiosa'', aveva detto il pm Nino Di Matteo che ha sostenuto l'accusa in giudizio e che ha chiesto la condanna del politico a 8 anni.

Per i pm, i due politici avrebbero stretto ''legami politico-elettorali'' con le cosche dal lontano '91 quando, prima delle Regionali, andarono insieme da Angelo Siino, l'uomo dei corleonesi negli appalti, a chiedere voti. ''Nella sua veste di esponente politico di spicco, prima della Dc e poi del Ccd e Cdu e, dopo il 13 maggio 2001, di parlamentare nazionale - scrissero i magistrati nella richiesta di rinvio a giudizio - Romano consapevolmente e fattivamente contribui' al sostegno ed al rafforzamento dell'associazione mafiosa, mettendo a disposizione di Cosa nostra il proprio ruolo, candidano personaggi a disposizione dei clan''. Come Mimmo Miceli, ex delfino di Cuffaro, eletto alle regionali del 2001 su input del boss Giuseppe Guttadauro. Lungo l'elenco dei pentiti citati dalla Procura: ultimi Stefano Lo Verso, uomo della cosca di Villabate, la stessa cosca di riferimento dell'ex ministro per i pm.

''Io e Francesco siamo della stessa famiglia'', disse durante un pranzo Romano riferendosi a Francesco Campanella, uomo vicino ai boss Mandala'. Una delle prove della colpevolezza, secondo il pm. Aria fritta senza riscontri per i legali. La famiglia comune, secondo loro, era quella democristiana.

Una pioggia di reazioni politiche ha accolto la notizia della sentenza: dagli ex ministri Maria Stella Gelmini e Angelino Alfano, a decine di deputati del centrodestra. ''Chi lo risarcira' di tante sofferenze?'', si chiedono in molti.

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